Il giardino dell’Eden (o di Eden) è un luogo citato nel libro biblico Genesi.
È descritto come il luogo paradisiaco in cui il dio Yahweh (corrispondente al Dio cristiano e musulmano) pose a vivere Adamo ed Eva, la prima coppia umana (dopo averli creati da un’altra parte), perché se ne prendessero cura. La regione di Eden, in cui Yahweh piantò il giardino, è detta trovarsi a oriente; dal giardino usciva un corso d’acqua che si divideva in quattro rami fluviali: il Tigri, l’Eufrate, il Pison (che circondava la terra di Avila) e il Gihon (che circondava la terra di Kush).
“Eden” è un sostantivo ebraico che significa “piacere, delizie”, perciò nella Vulgata di Girolamo la locuzione Gan ‘Eden (גן עדן) fu tradotta come “paradisus voluptatis”, ovvero “giardino/paradiso di delizie” (“paradisus” indicava un tipo di giardino comune nel mondo persiano, il pairidaeza); secondo questa versione “Eden” non indica dunque una regione geografica, trattandosi semplicemente di un attributo del giardino stesso, oppure la regione potrebbe chiamarsi “Delizia”, così come il paese in cui Caino fuggirà si chiamerà Nod, “Fuga”. Gli studi dell’ultimo secolo hanno invece proposto di far derivare “Eden” dal termine sumerico (adottato anche nelle lingue semitiche) edenu, che significa “steppa, deserto”; con ciò Gan ‘Eden (גן עדן) verrebbe ad assumere il significato di “giardino/paradiso nel deserto, oasi”; secondo questa versione “Eden” non indica una regione geografica specifica, ma soltanto una steppa orientale qualsiasi.


Secondo il racconto biblico tra tutti gli alberi piantati nel giardino due erano particolari: l’albero della conoscenza del bene e del male e l’albero della vita. Dio proibì all’uomo di mangiare i frutti del primo e la disobbedienza portò alla cacciata dal giardino dell’Eden, negando all’uomo anche i frutti del secondo, come in Genesi 3,22: Poi Dio YHWH disse: «Ecco, l’uomo è diventato come uno di noi, quanto alla conoscenza del bene e del male. Guardiamo che egli non stenda la mano e prenda anche del frutto dell’albero della vita, ne mangi e viva per sempre».
Nella Divina Commedia di Dante Alighieri il paradiso terrestre è posto sulla sommità del monte del purgatorio (situato agli antipodi del mondo allora conosciuto) e rappresenta l’ultima tappa del percorso di purificazione che compiono le anime per poter accedere al paradiso. È rappresentato come una foresta lussureggiante percorsa dal fiume Letè che toglie la memoria del male commesso e il fiume Eunoè che rinnova la memoria del bene compiuto. Il giardino dell’Eden compare in tutti i canti dal ventottesimo al trentatreesimo del Purgatorio. Il poeta fa qui il suo primo incontro con Beatrice e conosce Matelda, una donna che funge da allegoria dello stato d’innocenza dell’uomo prima del peccato originale. Inoltre assiste a una processione che rappresenta la storia dell’uomo e del suo rapporto con la fede, dal peccato originale al tempo di Alighieri.
L’Eden si collocherebbe nell’odierna regione della Mesopotamia meridionale, più precisamente nella pianura attraversata dal fiume Shatt al-‘Arab, sepolto sotto decine di metri di sedimenti. Nello Shatt al-‘Arab oggi confluiscono due dei fiumi citati nella Genesi: il Tigri e l’Eufrate. Se poi si considera che il golfo Persico era completamente all’asciutto durante l’ultima glaciazione ed è stato allagato dalla trasgressione marina fra i 5000 o 6000 anni prima di Cristo, è possibile che l’Eden si trovi ora in fondo al mare. Questa teoria e l’identificazione degli altri due fiumi (Pison e Ghicon) è stata proposta dall’archeologo Juris Zarins.
Un’altra ipotesi sulla localizzazione dell’Eden si trova nel saggio Omero nel Baltico di Felice Vinci, dove l’autore, nell’ambito della totale localizzazione geografica dei poemi omerici in Scandinavia, teorizza diversi collegamenti con le mitologie di molti altri popoli, tra cui quello ebraico; e una volta identificata l’Etiopia con la penisola di Nordkynn, anche in Norvegia: «Esaminiamo […] uno dei fiumi che la bagnano, il Tana (che pertanto potrebbe corrispondere al Gihon biblico): esso nasce in una zona della Lapponia finlandese […] da cui effettivamente si dipartono altri corsi d’acqua. Uno è l’Ivalo, che i Lapponi chiamano Avvil. L’assonanza con Avila […] da sola potrebbe essere casuale, ma proprio questo territorio è ricco d’oro». Il passo citato prosegue con l’identificazione di Tigri ed Eufrate con i loro corrispettivi scandinavi; il complesso di questi fiumi delinea, secondo Vinci, “una sorta di Mesopotamia finnica, straordinariamente assomigliante a quella asiatica”. Giardino dell’Eden


