Françoise Gilot, née le 26novembre1921 à Neuilly-sur-Seine (Hauts-de-Seine), est une artiste peintre et écrivaine française. Elle est régente du Collège de ‘Pataphysique.
Françoise Gilot commence des études de droit mais, plus attirée par sa passion pour l’art, suit les traces de sa mère, une aquarelliste, et s’oriente vers le dessin et la peinture. En mai 19431, elle rencontre Pablo Picasso, alors amant de Dora Maar. Elle devient sa compagne de 1944 à 1953, et la mère de deux de ses enfants, Claude (1947) et Paloma (1949). Picasso, durant leur période de vie commune, la représentera sous l’apparence de la Femme fleur, radieuse et solaire.
Dans le sillage de Picasso, elle continue à mener sa propre carrière d’artiste peintre. En 1964, elle publie Vivre avec Picasso, un livre relativement intime sur leur vie commune, qui rencontrera un énorme succès2 et quelques critiques, pour l’époque, d’opportunisme. Ce livre mettra Picasso dans une grande colère, qui ira jusqu’à ne plus vouloir recevoir ses enfants.
Après sa séparation d’avec Picasso, Françoise Gilot épouse le peintre Luc Simon, dont elle a une fille, Aurélia. En 1970, elle se marie avec le docteur Jonas Salk, pionnier de la vaccination de la poliomyélite, qu’elle a rencontré l’année précédente par l’intermédiaire d’amis communs à La Jolla en Californie, et avec qui elle vivra jusqu’à la mort de celui-ci en 1995.
Peignant douze heures par jour, elle a exposé ses œuvres à New York, en Californie et à Paris. https://fr.wikipedia.org/wiki/Fran%C3%A7oise_Gilot
Françoise Gilot, Carlton Lake. La mia vita con Picasso
«Pablo mi disse che la nostra relazione avrebbe portato la luce nella vita di entrambi. La mia comparsa nella sua vita era come una finestra che si apriva e che voleva restare aperta».
Una donna bellissima procede spedita sulla spiaggia, il volto ha un’espressione decisa e divertita. Un passo dietro di lei, un uomo più anziano la segue facendole ombra. La foto ritrae Pablo Picasso insieme a Françoise Gilot, la pittrice che per quasi dieci anni condivise il mondo e la vita del grande artista, diventando la sua musa, la sua più stretta collaboratrice e la madre dei suoi figli. Quando, nel 1964, anni dopo la fine della loro relazione, Françoise Gilot decise di raccontare la loro storia, Picasso fece di tutto per impedirlo: le fece causa tre volte, perdendo ogni volta perché lei riuscì a dimostrare che tutto ciò che aveva scritto non era altro che la verità. Dopo l’ultima sconfitta in tribunale – racconta oggi la pittrice – lui la chiamò per complimentarsi: «Congratulazioni, hai vinto. Sai che a me piacciono i vincitori». Era il suo lato più bello, commenta Françoise, «combatteva contro di te fino alla morte, ma quando era tutto finito sapeva accettare il risultato». Il libro diventò subito un best-seller, vendendo oltre un milione di copie in tutto il mondo. Pagina dopo pagina, il lettore ripercorre le vicende della coppia dal primo incontro in un ristorante a Parigi nel 1943, quando lei aveva solo 21 anni e lui 61, fino a quando, una decina di anni dopo, Françoise lo lasciò. In mezzo, il comune amore per l’arte, gli amici – Miró, Matisse, Braque e Giacometti, per citarne solo alcuni –, ma anche la gelosia e i tanti giorni neri in cui Picasso dava il peggio di sé, come uno dei minotaurimostri dei suoi quadri. La voce di Françoise ci accompagna attraverso la loro storia, restituendo un ritratto unico di quel genio burbero e dispotico, facendo intravedere l’uomo dietro la leggenda. Insieme a lui, i lettori scopriranno in queste pagine un altro personaggio straordinario: la stessa Françoise, artista poliedrica, grande pittrice, donna forte e determinata, tanto da non accettare mai che quell’uomo, che pure aveva amato profondamente, le facesse ombra. La traduzione, voluta da Françoise Gilot nel luglio del 1964, è di Garibaldo Marussi, scrittore, poeta, letterato, critico e storico d’arte, fondatore e direttore del mensile “Le Arti“, e della moglie Liana Marussi.
Il libro è soprattutto una straordinaria lettura di come Picasso concepiva la sua opera. Parlando di colori dice a Françoise: “Ciò che vedi ora è la prima impostazione: la macchia verde, l’affondo del violetto, e quella linea nera che le congiunge. Questi elementi lottano tra loro. E l’intrigo è ovunque”.
Parlando di cubismo ricorda: “Si esprimeva un vago desiderio … di ritornare a una specie di ordine. Cercavamo di andare in una direzione opposta a quella dell’impressionismo. Abbiamo abbandonato colore, emozione, sensazione e gli altri apporti della scuola impressionistica per cercare una base architettonica nella composizione, un’austerità che potesse reinstaurare l’ordine”.
Parlando di luce dice: “L’oscurità deve essere completa dovunque, eccetto che sulla tela, perché il pittore sia ipnotizzato dal suo lavoro e dipinga quasi come se fosse in trance. Deve restare il più possibile chiuso nel suo mondo interiore , se vuole trascendere i limiti che la sua ragione tenta costantemente di imporgli”.