Cuori ribelli (Far and Away) film del 1992 diretto da Ron Howard tratto da uno scritto di Howard e Bob Dolman.

Cuori ribelli (Far and Away) è un film del 1992 diretto da Ron Howard, e tratto da uno scritto di Howard e Bob Dolman. Il film ha come interpreti principali Tom Cruise e Nicole Kidman. È stato fotografato nel Super Panavision System 65 da Mikael Salomon, con una colonna sonora di John Williams.

Cruise e Kidman interpretano alcuni immigranti irlandesi alla ricerca della loro fortuna nell’America del 1890, prendendo alla fine parte alla Corsa alla terra del 1893. È stato presentato fuori concorso al 45º Festival di Cannes. Alcuni spezzoni del film sono stati impiegati nel video musicale del brano Book of Days di Enya.

In Irlanda, la casa della famiglia di Joseph Donnelly viene bruciata dagli uomini del suo padrone di casa per non aver pagato gli affitti. Giurando vendetta, Joseph tenta di uccidere il padrone di casa, ma conosce la figlia, Shannon, intenta a ribellarsi alle tradizioni di famiglia e fuggire in America. I due decidono di fuggire insieme. Su unUna sera, Joseph va al club di Kelly e scopre Shannon sul palco come una ballerina di burlesque. Mentre cerca di interrompere il ballo, Joseph viene circondato da alcuni ammiratori che lo invitano ad un incontro di boxe con una somma di 200 dollari. Joseph, convinto da Shannon, accetta l’incontro ma durante la lotta viene distratto da uomini che tentano di abusare di Shannon e per questo viene sconfitto e cacciato dal club insieme a Shannon ed anche dall’alloggio.a nave, Shannon e Joseph conoscono il signor McGuire, che cerca di aiutarli a rivendere i cucchiai d’argento che Shannon aveva portato con sé. Arrivati a Boston, McGuire viene ucciso e i cucchiai rubati. Joseph e Shannon fuggono ed incontrano un operaio, Kelly, leader della comunità di immigrati irlandesi, che trova loro un alloggio e dei posti di lavoro, ma purtroppo i due sono costretti a condividere l’unica stanza rimasta; per evitare uno scandalo, Joseph dice che Shannon è sua sorella.

Nei giorni passati, Joseph e Shannon iniziano ad essere attratti l’un l’altro ma entrambi respingono i propri sentimenti. Joseph viene introdotto in un club di boxe diventandone un idolo. Intanto in Irlanda, la casa dei Christie viene bruciata e la famiglia decide di emigrare in America per ritrovare la loro figlia Shannon. Finiti per la strada e senza un soldo, Joseph e Shannon entrano infreddoliti in un casa che sembra abbandonata; lì mangiano e si scaldano e si dichiarano i sentimenti, ma arriva il proprietario della casa; Shannon e Joseph riescono a fuggire, ma Shannon rimane ferita per un colpo di fucile alla spalla. Joseph porta Shannon in una casa, per cercare aiuto, e arriva presso la casa della famiglia dei Christie, giunti in America e si allontana senza riuscire a dichiararle i suoi sentimenti. Joseph trova lavoro presso una ferrovia abbandonando il suo sogno di possedere la terra. Un giorno fugge e va in Oklahoma per rivendicare il suo diritto sulla terra. Qui ritrova Shannon e il suo promesso sposo Stephen, geloso delle sue attenzioni per Shannon e disposto ad ucciderlo. La notte precedente alla corsa per la conquista della terra, il cavallo di Joseph muore e lui ne prende un altro che riesce a prevalere sugli altri, dopo aver scoperto che Stephen aveva imbrogliato controllando illegalmente il territorio prima della gara. it.wikipedia.org

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Riconoscimenti
Recensione Cuori ribelli - Everyeye Cinema

EDIPO A COLONO di SOFOCLE.

Edipo a Colono (in greco antico: Oἰδίπoυς ἐπὶ Κολωνῷ, Oidìpus epì Kolōnō) è una tragedia scritta da Sofocle e rappresentata postuma nel 401 a.C. L’opera viene a volte indicata anche come Edipo coloneo o Edipo secondo, in quanto costituisce la prosecuzione della vicenda raccontata dallo stesso Sofocle nell’Edipo re. La storia collettiva della famiglia di Edipo viene chiamata saga dei Labdacidi.

Edipo, ormai mendico e cieco, nel suo vagabondare insieme alla figlia Antigone, arriva a Colono, un sobborgo nei pressi di Atene, in obbedienza ad un’antica profezia che diceva che lì sarebbero terminati i suoi giorni. Gli abitanti del luogo, conosciuta la sua identità, vorrebbero allontanarlo, ma il re di Atene, Teseo, gli accorda ospitalità e protezione. A questo punto Edipo rivela a Teseo che quando i Tebani diverranno nemici degli Ateniesi la sua tomba preserverà i confini dell’Attica.

L’altra figlia, Ismene, li raggiunge portando la notizia dello scontro fra i fratelli Eteocle e Polinice, anch’essi figli di Edipo. Secondo un oracolo la vittoria sarebbe arrisa a quello dei fratelli che fosse riuscito ad assicurarsi l’appoggio paterno. Arriva anche Creonte, re di Tebe, per convincere Edipo a tornare in patria ma, visto il rifiuto di quest’ultimo, Creonte prende in ostaggio le figlie, che vengono però messe in salvo da Teseo. Giunge poi Polinice nel tentativo di ingraziarsi le simpatie del padre, ma viene scacciato da Edipo. Infine si manifestano una serie di prodigi divini che fanno capire ad Edipo che la sua fine è vicina.

Egli viene accompagnato da Teseo in un boschetto sacro alle Eumenidi e lì sparisce per volontà degli dei, dopo aver predetto al re di Atene lunga prosperità per la sua città. Antigone e Ismene vorrebbero correre a vedere il luogo in cui il loro padre ora riposa ma Teseo le ferma: a nessuno è lecito accostarsi a quel luogo. Le due sorelle si preparano allora a fare rientro a Tebe.

Giunge a conclusione la vicenda umana di Edipo, un re che aveva conosciuto grandi glorie e ancor più grandi sventure. Aveva ottenuto il trono grazie ad un’impresa mai riuscita ad altre persone: aveva risposto correttamente all’enigma posto dalla Sfinge. Edipo era dunque un re carismatico, illuminato e rispettato, ma senza sua colpa perse tutto quanto aveva ottenuto, perché si seppe che, sia pure senza saperlo, aveva ucciso il proprio padre Laio, per poi procreare figli con Giocasta, la propria madre. Edipo diventò dunque in breve tempo un mendicante in esilio, cieco e disprezzato da tutti.[1] Con l’Edipo a Colono quel cieco, che aveva subito le peggiori sventure senza averne colpa, viene alla fine riabilitato, poiché la sua sparizione nel boschetto di Colono significa in primis la sua trasformazione in un prescelto, un eroe protettore della città.

«Non nascere, ecco la cosa migliore, e se si nasce, tornare presto là da dove si è giunti. Quando passa la giovinezza con le sue lievi follie, quale pena mai manca? Invidie, lotte, battaglie, contese, sangue, e infine, spregiata e odiosa a tutti, la vecchiaia»
(Sofocle, Edipo a Colono, vv. 1224-1237)
EDIPO
Figlia, sono spento, grigio. Antigone, in che spazi siamo? C'è vita, case, di che gente? 
Chi s'aprirà a Edipo perso nello spazio, gli regalerà qualcosa, oggi, una miseria? 
Pretende molto poco, e trova sempre meno. Ma mi sfamo, e vivo. La pazienza! 
Mi fa scuola il mio soffrire, questo impasto d'anni interminabili. Poi, il mio spirito. 
Figlia, se vedi da fermarci, vicino a passi d'uomo, o a cerchio magico di dèi, fammi riposare, quieto. 
Voglio domandare dove siamo. Dobbiamo avere certezze, qui, noi pellegrini da gente della terra. 
Ci risponderanno, credo, e noi eseguiremo.
ANTIGONE
Sei sfinito, padre. Laggiù: torri, diadema d'una rocca. M'appaiono, molto in lontananza. 
Questo spazio è santo. È una sensazione, viva. Bosco acceso d'alloro, d'ulivi, di grappoli. 
Racchiude fascio d'ali, note musicali d'usignoli. Chì nati, seduto, guarda: qui, sul sasso scabro. 
Ti sei spinto troppo avanti, per un vecchio.
EDIPO
Sì , fammi stare fermo. Custodisci questo cieco.
ANTIGONE
Ho anni d'esperienza. Non sono scolaretta, in questo.
EDIPO
Bene. Fammi da maestra. Dov'è la nostra tappa?
ANTIGONE
So ch'è Atene, questo sì . Ma il punto, no.
EDIPO
Ce l'hanno ripetuto, per la strada, a ogni incontro.
ANTIGONE
La località precisa? Vuoi che mi muova, e chieda?
EDIPO
Sì , Antigone, se c'è vita, qualche casa.
ANTIGONE
C'è gente, non ho dubbi. Anzi, non devo più cercare. 
Arriva una persona. Eccolo, lo vedo.
ANTIGONE
Davanti a te. Hai le domande sulle labbra. Esprimile: la persona è qui.
EDIPO
Uomo, amico, lei mi sta dicendo, lei che fa da vivo occhio anche per me, ch'è una fortuna questo tuo apparire, 
faro nostro, a illuminare con parole il nostro buio...
UOMO
Prima di scrutarmi, interrogarmi, staccati dal sasso. Occupi spazio dove passo d'uomo è una bestemmia.
EDIPO
Quale spazio? Vive un culto? A quale dio?
UOMO
Spazio vergine, e senza vita. Possesso delle dee dell'incubo, creature di Terra e cieco Nero.
EDIPO
Quali dee? Che sovrumano nome, udendolo da te, potrò supplicare?
UOMO
Cosmici occhi! Benevole, è il nome che corre. Almeno da noi. Altre terre, altre lodi.
EDIPO
S'aprano sorridenti al pellegrino! Qui è la mia meta. Non mi staccherò, credo, più.
UOMO
Cosa? Che vuoi dire?
EDIPO
Combacia, la vicenda mia!
UOMO
Ah non ho la forza di strapparti, senza sentire la mia gente. 
Devo denunciare la tua decisione.
EDIPO
Uomo, ti scongiuro, non cancellarmi. Brancolo, vedi. 
Non puoi non farmi luce, in quello che ti chiedo a mani giunte.
UOMO
Spiegati meglio. Non voglio certo umiliarti, ah, non io.
EDIPO
Che luogo è questo, meta del mio andare?
UOMO
Ciò che so dominerai tu pure. Ascolta. Spazio divino, questo dove sei, interamente. 
L'abita, sovrumano, Posidone: racchiude Prometeo titano, con in pugno fiamme. 
La zona che calpesti ha nome "passi di metallo", entrata del paese. E pilastro d'Atene! 
E questo cerchio di poderi ha un vanto: Colono dei cavalli è la radice primitiva, e un nome solo, 
il suo, li unisce e li distingue. 
Sai il luogo, ora: prezioso non di versi, di parole, piuttosto di contatto umano.
EDIPO
Contatti... C'è vita, allora, gente, in queste terre?

  • Teatro Greco di Siracusa, XLV Ciclo di Rappresentazioni Classiche.
  • EDIPO A COLONO di SOFOCLE.
  • Traduzione: Giovanni Cerri
  • Regia: Daniele Salvo
  • Impianto scenico: Massimiliano e Doriana Fuksas
  • Interpreti
  • Edipo: Giorgio Albertazzi
  • Antigone: Roberta Caronia
  • Ismene: Carmelinda Gentile
  • Teseo: Massimo Nicolini
  • Creonte: Maurizio Donadoni
  • Polinice: Giacinto Palmarini
  • India-teatro di Roma
  • Edipo a Colono Regia Mario Martone
  • Scene Mimmo Paladino
  • Costumi Loredana Putignani
  • Luci Pasquale Mari
  • Regista Assistente Andrea De Rosa
  • Regista E Scenografo Assistente Raffaele Di Florio
  • Assistente ai Costumi Youssef Tayamou
  • Con
  • Tony Bertorelli
  • Elena Bucci,
  • Monica Piseddu,
  • Andrea Renzi,
  • Gianfranco Varetto,
  • Valerio Binasco.
  • Coro:
  • Giovanni Calcagno,
  • Davide Compagnone,
  • Francesca Cutolo,
  • Daria De Florian,
  • Raffaele Di Florio,
  • Roberto Latini,
  • Giovanni Ludeno,
  • Maria Grazia Mandruzzato,
  • Maria Teresa Martuscelli,
  • Gianfranco Quero,
  • Mario Raffaele,
  • Salvatore Ragusa.