“Firenze è una città volgare.” Il libro “Gli Zingari e il Rinascimento” è uscito per Feltrinelli nel 1999. Quasi introvabile è stato ora proposto in una nuova veste da Edizioni Piagge. È una sorta di meta-reportage, se fosse un termine consentito, dove Antonio Tabucchi affronta il tema di Rom e Zingari che abitano a Firenze. La città è assunta come esempio emblematico, perché si tratta di un problema generalizzato. È un libro di accusa, senza parole dette a mezza voce, dove ci sono tutti i pregi dello scrittore il quale parla di cose che vede e di parole che ascolta. In coda al reportage, alcuni scritti inediti sul tema degli zingari: da segnalare il racconto immaginario sulla morte di Federico Garcia Lorca, che da solo varrebbe l’intero libro. Antonio Tabucchi non era una persona che parlava a caso. Un libro fastidioso, scomodo, agile, facile da leggere. http://sololibri.net
Più che ’reportage’ questo testo avrebbe dovuto chiamarsi reportage di un reportage. Esso nasce infatti da un diario che ho tenuto accompagnando una persona che teneva un diario su ciò che era venuta a vedere a Firenze…
La #Bacheca: #LIBRI
Antonio Tabucchi “gli Zingari e il Rinascimento” (Feltrinelli)
“Avevo conosciuto Liuba nel 1968 a Lisbona. Di origine polacca, famiglia ebrea, i suoi genitori erano arrivati in Portogallo nel 1943, fuggendo dalle persecuzioni naziste, con la speranza di potersi imbarcare da Lisbona per gli Stati Uniti. Non so invece per quali motivi erano rimasti in Portogallo” Con queste frasi si apre il breve e interessantissimo reportage di Antonio Tabucchi “Gli Zingari e il Rinascimento” edito da Feltrinelli.
Prima del tramonto è un film a episodi del 1999 diretto da Stefano Incerti, con Saïd Taghmaoui, Ninni Bruschetta e Gigi Savoia. In Puglia, il giovane Alì, tunisino, sta per sposare la figlia del boss per cui lavora. I tavoli sono apparecchiati, gli invitati sono arrivati, ma la cerimonia non comincia. All’ultimo momento Alì scappa e si rifugia in un albergo con Assia, la ragazza di cui è innamorato. Intanto Domenico e Vito, due scagnozzi dipendenti dello stesso boss, si incontrano e, sul lungomare, decidono di approfittare della giornata tranquilla per fare qualche guadagno extra, derubando alcuni clandestini. In quella zona c’è un ufficio postale, dove gli impiegati Luca e Matteo sono in forte conflitto con il direttore e temono per la possibile chiusura dell’esercizio. Succede che altri killer al soldo del boss arrivano nell’albergo per eliminare Alì, che però in un secondo momento riesce ad ucciderli e a fuggire. Domenico e Vito arrivano all’ufficio postale, dove il primo entra per cambiare la valuta straniera di cui è in possesso. Nello stesso luogo arriva anche Alì, ferito e sanguinante. Dopo attimi di tensione, all’interno dell’ufficio si apre una cruenta sparatoria. Uno degli impiegati ne approfitta per uccidere il capo, e poi anche Alì. Anche i due scagnozzi muoiono. Quando arriva la polizia, si pensa ad un regolamento di conti. In fondo, sulla spiaggia, il sole sta tramontando.
La #Bacheca: #FILM
- Regista: Stefano Incerti
- Genere: Drammatico
- Anno: 1999
- Paese: Italia
- Durata: 100 min
- Distribuzione: CECCHI GORI DISTRIBUZIONE (1999)

Sogna ragazzo sogna è un album del cantautore Roberto Vecchioni, pubblicato nell’aprile 1999. C’è l’Uomo, nei dischi di Vecchioni, ed è l’uomo con la U maiuscola. L’Uomo metà divino metà umano, metà mortale metà immortale, metà finito metà infinito. C’è lo splendore e la miseria, l’umiltà e l’ambizione di un essere straordinario. Questo canta Vecchioni da una vita, questo come lo canta lui lo cantano forse in pochi: gli ermetici (De Gregori), gli impegnati (Fossati), i sociali (De Andrè), i politici (Guccini) hanno fatto altro, in definitiva, e l’Uomo in equilibrio su una palla da giocoliere è rimasto a Vecchioni. Dall’uomo il discorso sul sogno si fa veloce e quasi obbligato: Se è vero – come ha detto qualcuno – che “i sogni sono l’unica cosa che non conosce umiliazione”, Vecchioni va oltre e spiega la vita come un gioco d’equilibrio per tenere insieme realtà e sogno senza mai confondere i piani. Vede nel sogno qualcosa di più che un rimedio alle frustrazioni, anzi, gli attribuisce il senso del progetto, che è poi quello che ha guidato Icaro e Leonardo, Galileo e Luther King. “Sogna, ragazzo, sogna” è un disco pieno di parole che fanno male, perché ci rimettono davanti problemi, dilemmi che ci riguardano e che spesso non abbiamo più il coraggio di affrontare: la corrispondenza segreta con la nostra nota interiore, direbbe qualcun altro, il guardare la vita che facciamo e accorgerci che, in fondo in fondo, ci assomiglia.
La #Bacheca: #MUSICA
Ma eran cose senza senso
Di nessunissima importanza
Tra una luce limpidissima
E il buio di una stanza
Dove ti ricordo bella, in piedi
A tenermi per la mano
Mentre ora sono qui con Dio
Che non ti rassomiglia nemmeno













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