Sabato 5 novembre 2022 – Napoli – Salotto letterario Vitanova, presentazione del libro “Il silenzio degli adolescenti” di Angela Procaccini, Graus Edizioni.

Il silenzio dei ragazzi, il filo conduttore di questi racconti, in cui si intrecciano profili emotivi singolari, unici, che trovano la forza di reagire alle ansie della vita, liberandosi dalle proprie paure.
Le storie raccontate offrono spaccati di realtà quotidiane, e sottolineano il piacere e la sicurezza che trasmettono i luoghi d’origine, ma anche i limiti legati a vite di sacrifici, che diventano pesanti zavorre.
Da qui nasce il desiderio di evadere, di ascoltare le voci della natura che stimola l’immaginazione. Così, ad esempio, Gianni impara a prendersi cura degli altri e quindi anche di se stesso, Mimmo assaggia il sapore della speranza attraverso il fascino della musica, Fatima incarna la nostalgia per le proprie origini e l’importanza della cultura che rende liberi, Sibilla espri- me il vuoto interiore che lacera dopo una scomparsa.
Tutti i personaggi sono particolari: attraverso le emozioni riescono ad andare oltre ciò che gli è concesso.
Angela Procaccini racconta l’importanza del sogno, della speranza in qualcosa di nuovo che possa far dimenticare la sofferenza.
Il silenzio degli adolescenti è la voce degli adolescenti attraverso le parole di Angela.

Ci si può sentire soli tra tanta gente? Ci si può rattristare per un mancato corso di musica se non hai nemmeno da mangiare? Ma Mimmo era così, occhi pungenti come spilli e animo sensibile, anche se i grandi, gli uomini della famiglia e del paese, gli dicevano: “Pensa a fare quello che devi fare... e presto! Fa’ l’uomo!”.
 Pag. 20 
  • Dialogheranno con Angela Procaccini
  • il “padrone di casa”  Sasà Landolfi, ingegnere e promotore culturale,
  • Piero Antonio Toma, giornalista e scrittore,
  • Lino Zaccaria, giornalista e scrittore,
  • Silvana Guida, promotrice  culturale attraverso la “Blu Parthenope eventi e comunicazione”.

L’autrice – La vera natura di Angela Procaccini è quella di docente: laureatasi in Lettere classiche, ha ampliato le sue esperienze lavorative, collaborando con la Commissione per le Adozioni Internazionali e il Comune di Napoli. Dirigente di Istituti nautici, dal Mare ha tratto l’essenza per percorrere ancora le rotte della vita. Infatti il Mare, i Giovani, la Cultura sono stati da sempre il nutrimento della sua anima, la guida per andare avanti, il conforto della perdita di Simonetta, l’amata figlia uccisa per mano della camorra. Nominata Ufficiale della Repubblica, preferisce comunque sentirsi la “Partigiana dei ragazzi”, come è stata definita per la sua propensione a ragionare con i giovani, e a creare in loro il “nucleo caldo” di valori e sentimenti. Scrittrice sensibile e raffinata, oggi dirige l’Istituto Bianchi, con lo sguardo sempre fisso all’orizzonte lontano. Ha pubblicato per Guida Editori e per Graus Edizioni numerosi libri di poesia e narrativa. Angela Procaccini è coordinatrice, per Graus Edizioni, del progetto Viaggio Lib(e)ro, volto alla diffusione e promozione della lettura fra i giovani delle scuole campane e non.

Napoli, domenica 23 ottobre 2022 “Floridiana in e out”. Atelier d’artista Clara Garesio

  • Nell’ambito del programma di eventi culturali “Floridiana in e out” promosso dall’associazione culturale Amici della Floridiana,
  • domenica 23 ottobre alle ore 10,30
  • si terrà una visita al mio atelier d’artista sito in via Nicolardi 224 (al citofono Studio Garesio Pirozzi),
  • Sarà un grande piacere ricevere una vostra visita!
  • Clara Garesio

Clara Garesio nasce a Torino e qui principia il proprio percorso formativo alla Civica Scuola d’Arte Ceramica, sotto la guida di W. Corallini. Incoraggiata dai brillanti risultati e dal naturale piacere sperimentato nell’espressione artistica, prosegue gli studi presso la scuola internazionalmente più accreditata del settore, l’Istituto Statale d’Arte per la Ceramica G. Ballardini di Faenza. Nel 1962 giunge a Napoli, rientrando in una rosa scelta di docenti chiamati da più parti d’Italia per avviare l’Istituto Professionale di Stato per l’Industria e l’Artigianato della Porcellana G. Caselli, diretto dal ceramista G. Baitello e nato con la vocazione di dare nuovo impulso all’antica tradizione alto-artigianale. Ha inizio così una nuova stimolante stagione creativa che ha il proprio focus nella riscoperta della porcellana e nel confronto con la sua gloriosa produzione di Capodimonte. Il nuovo contesto le impone, infatti, di misurarsi con un approccio più accurato e controllato alla materia, che la porta a concentrare l’energia vulcanica della precedente fase espressiva in segni e gesti di calibrata efficacia. Il suo tocco si fa preciso e minuzioso, ma non meno lieve e sicuro, e, accanto alla pura invenzione, si dedica alla disciplinata rivisitazione/innovazione del patrimonio iconografico e stilistico tradizionale. Come già a Isernia, arte e progettazione sono integrate alla didattica, anche in ragione delle collaborazioni dell’istituto con aziende di settore e della regolare partecipazione a concorsi e mostre nazionali, come le fiere alla Mostra d’Oltremare di Napoli e la Mostra dell’Artigianato di Firenze, dove nel 1966 un suo servizio da caffè vince il Primo Premio.

Nel 2021 è nominata membro dell’IAC (International Academy of Ceramics). Del suo lavoro scrivono, tra gli altri: E. Alamaro, F. Bertoni, E. Biffi Gentili, M. Cargaleiro, G. Cefariello Grosso, A. Cilento, E. Dellapiana, L. Fiorucci, L. Hockemeyer, A. Morone, Muky, A. Pansera, M. Roccasalva, J.I. Wroebel.

Tutt’oggi Clara Garesio insegna ceramica presso la Società Umanitaria di Napoli e si dedica costantemente alla creazione fittile, affidando all’arte una valenza vivificatrice della dimensione esistenziale e riversando nell’attività creativa quell’esigenza espressiva di significato e quella passione per la ricerca che sono vitali per ogni artista e che, per chiunque, rappresentano il segreto della gioia nel proprio lavoro.

  • In women’s hands ceramica policroma, diam. 200 cm, 2012, Palazzo delle Nazioni Unite, Ginevra
  • Clara Garesio

#Tratti e #Ritratti  – Giuseppe Maria Crespi detto lo Spagnolo o lo Spagnoletto

Giuseppe Maria Crespi detto lo Spagnolo o lo Spagnoletto 1665 – 1747 è stato un pittore italiano. Pittore italiano di scuola bolognese, soprannominato fin da giovanissimo “lo Spagnolo” o “lo Spagnoletto” per la sua abitudine di vestire abiti attillati all’uso spagnolesco. Riceve la sua prima formazione presso il pittore A.M. Toni per poi passare alla scuola del Canuti e, in seguito, frequentò l’Accademia del nudo dell’atelier di Cignani. Poi, finanziato dal ricco mecenate bolognese Giovanni Ricci, compie la seconda parte della sua formazione studiando, in giro per il nord Italia, le grandi opere della scuola emiliana del tardo Rinascimento (Correggio, Federico Barocci) e venendo a contatto con la coloristica veneziana che lo influenzerà particolarmente.

Pittore molto versatile nella scelta degli episodi rappresentati, esplora tutta la pittura, dalla sacra alla pittura di genere fino alla ritrattistica, creando opere originali, nel pieno recupero di alcuni elementi del naturalismo popolaresco. Tra il 1700 e il 1705 Crespi lavora per Eugenio di Savoia, per il quale a Vienna esegue Achille ammaestrato da Chirone e Enea e la Sibilla e Caronte. Diverrà poi suo mecenate il principe Ferdinando de’ Medici, per il quale esegue alcune delle sue migliori opere tra cui Fiera di Poggio a Caiano, Strage degli Innocenti (Uffizi) e un’Estasi di santa Margherita (Museo diocesano di Cortona).

Collabora attivamente con l’Accademia Clementina a Bologna e in seguito riceverà una committenza da un mercante inglese, per il quale esegue un ciclo che tratta la Vita di un cantante d’opera, a noi non pervenuto, tranne la Cercatrice di pulci, dove si vede chiaramente la povertà e l’anti-eroicismo dell’episodio e del personaggio come si era visto nelle opere precedenti. Uno svilimento del personaggio e una rappresentazione della povertà che in questo periodo sarà portato avanti da diversi artisti in tutta Europa, come Giacomo Ceruti oppure William Hogarth. Riceve la nomina di cavaliere da papa Benedetto XIV nel 1740, nel 1745 perde la vista senza poter più dipingere e muore nel 1747.

Fa davvero meraviglia che col magnifico rifiorire di studi sulla pittura del Seicento si sia fino ad ora trascurato un pittore dell'eccellenza del Crespi, il quale oltre tutto ha tanta importanza nella formazione della pittura veneziana del Settecento. (Matteo Marangoni)

“La Cultura unisce il mondo” è la campagna del Ministero della Cultura vincitrice del primo premio Aretè per la migliore comunicazione pubblica 2022.

“La Cultura unisce il mondo” è la campagna del Ministero della Cultura vincitrice del primo premio Aretè per la migliore comunicazione pubblica 2022. L’iniziativa, nata nel giorno dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, ha preso avvio con l’illuminazione gialla e blu dei più importati monumenti italiani e, in breve tempo, ha visto l’adesione di musei, archivi, biblioteche, istituti e luoghi della cultura, che hanno condiviso in rete numerose opere delle proprie collezioni per ricordare il dolore della guerra e il valore della pace.

“L’arte per raccontare le emozioni dei tempi di guerra o di pace che si ripetono nel tempo. Per affermare che l’Italia ripudia la guerra ed esprime piena solidarietà all’Ucraina”, questa la motivazione del premio, ritirato all’Università Bocconi di Milano dal Capo ufficio stampa e comunicazione del MiC, Mattia Morandi.

“È un onore ricevere questo premio a nome del ministero”, dichiara Morandi. “Grazie al lavoro di tutto l’Ufficio stampa e comunicazione e alla fitta rete di comunicatori MiC, la campagna si è diffusa rapidamente e in modo capillare, ottenendo attenzione e seguito internazionale: tanti musei e istituzioni del mondo ci hanno seguiti sui social condividendo dettagli di opere con i colori della bandiera ucraina e usando gli hashtag che abbiamo proposto. Una campagna, purtroppo, ancora attuale, e il premio Aretè esprime e rafforza la solidarietà che l’Italia dimostra all’Ucraina, una vicinanza che non si ferma alla comunicazione digitale, ma che da subito si è tradotta in azioni concrete per la salvaguardia e la tutela del patrimonio culturale ferito dalla guerra”.
La campagna, iniziata il 24 febbraio 2022, è stata al centro della Comunicazione della Presidenza italiana del Consiglio d’Europa e selezionata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri per rappresentare l’Anno Europeo dei Giovani 2022: https://cultura.gov.it/cultureunitestheworld

  • #CultureUnitesTheWorld
  • #LaCulturaUnisceIlMondo
  • #MuseumsAgainstWar
  • Ufficio Stampa e Comunicazione MiC

Mostra collettiva d’arte contemporanea “IL POSTINO DIETRO LE QUINTE. I VOLTI DI MASSIMO TROISI” – Presentazione 20 ottobre 2022 Procida

Giovedì 20 ottobre, alle ore 12.00, presso Palazzo d’Avalos, a Procida, si terrà la presentazione della mostra collettiva d’arte contemporanea “Il Postino dietro le quinte. I volti di Massimo Troisi“, programmata e finanziata dalla Regione Campania (POC 2014-2020) e prodotta dalla Scabec nell’ambito del programma di Procida Capitale Italiana della Cultura 2022.

Il percorso espositivo, ideato da Stefano Veneruso, nipote del compianto attore napoletano, raccoglie ed espone una emozionante carrellata di ricordi che, attraverso oggetti personali e opere d’arte, raccontano la poetica, le passioni, i successi e la vita di Massimo Troisi.

49 artisti affermati e giovani talenti hanno realizzato 66 opere che saranno esposte dal 20 ottobre 2022 al 6 gennaio 2023 nel suggestivo edificio cinquecentesco. Tra gli oggetti appartenuti a Troisi, alcuni dei quali divenuti veri e propri simboli, immagini iconiche del cinema d’autore come la celebre bicicletta del film Il Postino.

Ventotto anni dopo le riprese del capolavoro cinematografico diretto da Michael Radford con l’assistenza alla regia dello stesso Stefano Veneruso, la magia di Massimo Troisi fa ritorno a Procida, l’isola a cui ha donato la sua interpretazione più intensa e commovente.

  • PROGRAMMA del 20 ottobre, Palazzo d’Avalos, Procida
  • Ore 12:00, presentazione della mostra.
  • Saluti:
  • Felice Casucci – Assessore alla Semplificazione amministrativa e al Turismo della Regione Campania
  • Raimondo Ambrosino – Sindaco di Procida
  • Pantaleone Annunziata – Presidente Scabec
  • Intervengono:
  • Rosanna Romano – Direttore Generale per le Politiche Culturali e il Turismo della Regione Campania
  • Leonardo Costagliola – Assessore al Turismo, alle Attività Produttive e alla Mobilità del Comune di Procida
  • Agostino Riitano – Direttore Procida 2022
  • Stefano Veneruso – Curatore della mostra

Seguirà una visita alla mostra riservata ai giornalisti, assieme al curatore.

  • Ore 18:00, vernissage della mostra.

La mostra sarà aperta al pubblico. Sulla facciata di Palazzo d’Avalos ci sarà la proiezione di un estratto del Backstage de Il Postino – Uno sguardo dentro (1994-2022), diretto e prodotto da Veneruso, delle opere d’arte protagoniste della mostra e di alcuni testi scritti da Massimo Troisi.

Tratti e #Ritratti – Robert Capa

Robert Capa, pseudonimo di Endre Ernő Friedmann è stato un fotografo ungherese naturalizzato statunitense.

I suoi reportage rendono testimonianza di cinque diversi conflitti bellici: la guerra civile spagnola (1936-1939), la seconda guerra sino-giapponese (che seguì nel 1938), la seconda guerra mondiale (1941-1945), la guerra arabo-israeliana (1948) e la prima guerra d’Indocina (1954). Capa documentò inoltre lo svolgersi della seconda guerra mondiale a Londra, nel Nordafrica e in Italia, e in particolare lo sbarco in Normandia dell’esercito alleato e la liberazione di Parigi. Il fratello minore di Capa, Cornell, è stato anch’egli un fotografo. È stato il compagno della fotografa Gerda Taro.

«Capa sapeva che cosa cercare e cosa farne dopo averlo trovato. Sapeva, ad esempio, che non si può ritrarre la guerra, perché è soprattutto un’emozione. Ma lui è riuscito a fotografare quell’emozione conoscendola da vicino.» (John Steinbeck in occasione della pubblicazione commemorativa di alcune foto di Capa)

Nasce in Ungheria da una famiglia ebrea proprietaria di una avviata casa di moda. Capa è un bambino vitale e rissoso che in famiglia viene soprannominato “cápa”, squalo in ungherese. Ha appena diciassette anni quando viene arrestato per le sue simpatie comuniste; appena liberato abbandona la terra natale alla volta di Berlino. Là s’iscrive all’università alla facoltà di Scienze Politiche, sognando di diventare giornalista. Per mantenersi trova un impiego presso uno studio fotografico, cosa che lo avvicina al mondo della fotografia. Inizia a collaborare con l’agenzia fotogiornalistica Dephot sotto l’influenza di Simon Guttmann. Nel 1932 viene inviato a Copenaghen per fotografare Lev Trotsky. A causa dell’avvento del nazismo, Capa nel 1933 lascia Berlino per Vienna, per poi, l’anno successivo, partire alla volta di Parigi. Ma in Francia incontra difficoltà nel trovare lavoro come fotografo freelance. È proprio nei café di Montparnasse che conosce David Seymour nato Szymin, che a sua volta lo presenterà ad Henri Cartier-Bresson, tutti giovani fotografi di origini sociali e geografiche diverse, ma legati dal linguaggio dell’immagine. Il suo primo servizio importante è quello del maggio 1936 che documenta le manifestazioni per l’ascesa al potere del Fronte Popolare ed una sua foto diventa la copertina della rivista Vu.

Nell’agosto del 1936 la compagna e fotografa Gerda Taro riesce a procurargli un accredito stampa per documentare la Guerra civile spagnola ed assieme prendono un aereo per Barcellona. Qui, un po’ per sfida, un po’ per opportunità, i due inventano il personaggio di “Robert Capa”, un fantomatico fotografo americano giunto a Parigi per lavorare in Europa. Lo pseudonimo Robert Capa viene scelto per il suono più familiare all’estero e per l’assonanza con il nome del popolare regista italo-statunitense Frank Capra. Grazie a questo curioso espediente, la coppia moltiplica le proprie commesse e guadagna parecchi soldi. All’inizio, in effetti, il marchio “Capa-Taro” fu usato indistintamente da entrambi i fotografi. Successivamente i due divisero la “ragione sociale” CAPA e Endre Friedman adottò definitivamente lo pseudonimo Robert Capa per sé. Il 26 luglio 1937 Gerda muore tragicamente a Brunete, nei pressi di Madrid (rimane schiacciata durante un errore di manovra di un carro armato “amico”). L’anno dopo Robert pubblica un libro in omaggio alla sua amata, Death in making, che contiene anche le fotografie, scattate da entrambi, della guerra in Spagna.

Allo scoppio del Secondo conflitto mondiale Capa si trova a New York, dove si è recato in cerca di lavoro e in fuga dalle persecuzioni anti-ebraiche; la guerra lo trova assegnato in diversi teatri dello scenario bellico. Inizialmente fotografa per il Collier’s Weekly, per poi passare a Life per la quale pubblicò immagini che ritraevano la diciottenne partigiana Simone Segouin durante la liberazione di Parigi. Oltre alle immagini, Robert Capa ci ha lasciato le sue memorie in un diario pubblicato nel 1947 con il titolo Slightly out of focus (tradotto ed edito in Italia da Contrasto nel 2002 con il titolo Leggermente fuori fuoco). Nel suo diario, Capa, fotoreporter al seguito dell’esercito americano, riporta gli avvenimenti cruenti a cui assiste, racconta le fatiche di un’esperienza avventurosa e descrive la sensazione di vuoto e di angoscia che lo prende assistendo ai combattimenti: in particolare, proprio nelle settimane dello sbarco in Sicilia e della conseguente ritirata dei militari italiani e tedeschi. Il suo racconto, molto avvincente, rievoca gli avvenimenti della sua vita dall’estate del 1942 alla primavera del 1945. Dopo un anno di lavoro nel Nord Africa, seguendo le truppe americane e appena licenziato dalla rivista Collier’s Weekly, per la quale aveva inviato foto dall’Algeria e dalla Tunisia, Robert Capa si apprestò senza indugi a lasciare Tunisi e a farsi lanciare con il paracadute in Sicilia, avendo saputo che gli Anglo-americani si stavano preparando ad invadere l’isola.

Nel luglio del 1943, a bordo di un piccolo aereo con pochi soldati, Capa arriva in Sicilia: di notte si lancia col suo paracadute, atterra su un albero, dove rimane sino all’indomani, quando gli altri tre paracadutisti che erano con lui lo trovano e lo aiutano a scendere. Il gruppo si incammina attraverso un bosco e giunge in una fattoria dove viene accolto da «un anziano contadino siciliano in lunga camicia da notte» che subito fraternizza con loro e li ospita per tre giorni, fin quando arrivano i militari della prima divisione americana. Unitisi a loro, Capa e i suoi compagni possono avanzare verso gli importanti obiettivi militari della campagna di Sicilia.

Giunto a Palermo, Capa, fotoreporter autorizzato, invia le sue foto a Life convinto che la rivista americana «non avrebbe potuto certamente farne a meno» e, avendo sentito che la I Divisione di fanteria USA stava combattendo in Sicilia, si avvia alla ricerca di una nuova battaglia da fissare sulla pellicola. Gli americani erano giunti a Troina (all’estrema parte nordorientale del territorio provinciale ennese) e avevano notevoli difficoltà ad espugnare il paese, difeso da soldati italiani e tedeschi che opponevano una strenua resistenza. I combattimenti durarono sette giorni. La ritirata e la resa avvennero solo dopo feroci bombardamenti aerei che distrussero gran parte del centro abitato.

Nel maggio 2012, la band britannica Alt-J pubblica il suo primo album, An Awesome Wave, in cui è contenuto il singolo Taro. Il gruppo inglese in una traccia di quattro minuti racconta i due secondi prima e i due secondi dopo lo scoppio della mina che lo portò alla morte, lontano dai soccorsi, da casa, dai nemici ma più vicino alla sua amata Gerda Taro. wikipedia.org

Amore è #Raccontare la #Bellezza

L’artista Maria Rita De Fraia omaggia Giambattista Basile donando al Museo “La Rocca delle Fiabe” di Sant’Agata Feltria (RN) quindici dipinti da Lei realizzati dedicati alla favola “La Gatta Cenerentola”

L’artista Maria Rita De Fraia omaggia Giambattista Basile donando al Museo “La Rocca delle Fiabe” di Sant’Agata Feltria (RN) “La Gatta cenerentola e le altre”, ciclo di quindici dipinti da Lei realizzati e dedicati alla favola “La Gatta Cenerentola”, tratta da “Lo Cunto de li Cunti” o “Pentamerone”.

“L’amore per le fiabe e in particolare quelle di Giambattista Basile, lo devo alla nonna Rosa. Figura predominante della mia infanzia, lei stessa era protagonista di un sapere antico: quello delle erbe medicinali e di lente nenie guaritrici fatte di parole ancestrali mai più udite. Mi scoprii pittrice quando con un bastoncino di liquirizia feci un murales in cucina all’età due anni. Unendo le due cose, col tempo ho concretizzato sulla tela i miei due amori, e dipinto quindici tavole illustranti le fiabe. L’opera di misura maggiore, un metro per ottanta, ritrae una Cenerentola dallo sguardo malizioso e accattivante (una mia amica di nome Anna), che rivolge i suoi favori a un giovane timoroso e affascinato (Alfredo, amico di mio figlio). Tutti i personaggi ritratti sono persone reali. Le ambientazioni, le suppellettili e i costumi sono stati studiati per adeguarli al milleseicento. Le altre raffigurazioni misurano cinquanta per settanta centimetri. La tecnica adoperata è olio su tela; le opere sono prodotte in originale e in copia unica. Le ho donate perché tutte assieme possano testimoniare la grandezza del maggiore favolista europeo, il nostro Giambattista Basile.”

Maria Rita De Fraia, medico chirurgo specializzato in malattie infettive, amante degli animali, in particolare dei gatti, collaboratrice UNICEF per otto anni e tuttora molto impegnata nel mondo del volontariato, soprattutto a supporto dell’infanzia, è un’artista poliedrica, scrittrice e pittrice. Ha scritto vari libri, tra i quali “La Gatta Cenerentola e le altre.  Fiabe tratte da “Il Pentamerone” di Giambattista Basile”, Edizioni Ziino, da lei stessa illustrato, Piccole storie dell’imposssibile, Guida editori, e recentemente, con lo pseudonimo di Indy Jons, il gatto protagonista del libro,  “Io Confesso. Prima vita Di un gatto europeo”, Europa Edizioni.

Pittrice autodidatta, protagonista di numerose  mostre nazionali ed internazionali, le sue opere sono in musei, enti pubblici, chiese e collezioni private.

Attenta all’ambiente e al “riciclo”, ha recentemente  creato   le Cloe Poupée, bambole “ecologiche” realizzate interamente  a mano con materiali riciclati (scampoli di stoffa, di lana, bottoni) accompagnate da un loro quadretto.  “Il nome Cloe è  quello di una discepola di San Paolo e deriva dal greco Khloe, che era anche il nome della dea Demetra, e significa germoglio; Poupée, bambola in francese, ha dato origine al napoletano Pupatella (la bambola di pezza).”  Un “ritorno al passato” che guarda al futuro.

Rocca Fregoso e il Museo ‘La Rocca delle Fiabe’ a Sant’Agata Feltria Rocca Fregoso è il monumento simbolo di Sant’Agata Feltria, situato su una rupe a strapiombo per tre quarti sulla Valle del Savio. Costruita presumibilmente attorno all’anno mille dalla famiglia Cavalca dei Conti di Bertinoro, venne radicalmente trasformata dai Montefeltro nel Quattrocento. Federico da Montefeltro ne commissionò infatti l’ammodernamento al famoso architetto militare senese Francesco di Giorgio Martini.  Da baluardo bellico, la Rocca divenne dimora principesca con il matrimonio tra il nobile Agostino Fregoso e la figlia di Federico da Montefetro, Gentile Feltria. Venne abbellita con opere d’arte al suo interno assumendo grande eleganza, in contrasto con l’aspetto militare esterno che però perse definitivamente tra la fine del Cinquecento e i primi del Seicento, quando la Rocca venne sopraelevata di almeno due livelli sopra le merlature quattrocentesche per la realizzazione del piano nobile. Anche internamente venne ridefinita con l’aggiunta di scale, opere d’arte, soffitti a cassettoni, grandi camini rinascimentali, una cappella con affreschi del Cinquecento. 

Nel 1660 il Castello tornò sotto il dominio della Chiesa, e nel 1781 venne trasformato in convento, con la costruzione della Chiesa di San Francesco della Rosa. Negli ultimi due secoli divenne poi Convento dei Frati Minori Conventuali, scuola superiore, prigione, Pretura ed infine abitazione civile. Nel 1835 Rocca subì il crollo della parte alta del Mastio Maggiore, così come si può notare oggi. Ben conservato è invece il torrioncino di Simonetto Fregoso, dove si trova la cappella.  Nel 1961, il distacco di un enorme masso roccioso alto 30 metri richiese un intervento di restauro, che terminò soltanto nel 1974, quando venne istituito un Museo con i documenti dell’archivio storico del rettorato Agatense, mobili e oggetti rari del primo ‘900 e una collezione di opere grafiche. L’ultimo restauro risale al 2005, quando restò chiusa per circa 2 anni.

Oggi la Rocca è sede del Museo permanente “La Rocca delle Fiabe”, ideato dal Professor Antonio Faeti, santagatese di origini, docente di Storia della letteratura per l’infanzia all’università di Bologna, pedagogista di fama mondiale e grande esperto di grammatica della fantasia. “La Rocca delle Fiabe” si propone come un’accademia della fiaba del tutto inedita nel panorama nazionale; un’idea che nasce dall’intenzione di far divenire Sant’Agata Feltria – come proposto dall’illustre Professor Faeti – capitale del fiabesco. Partendo dalla sala introduttiva con le proiezioni dei momenti cruciali del mondo fiabesco e i ritratti dei favolisti delle varie epoche, si prosegue con le quattro stanze dedicate alla fiaba:

  • “Scarpe, Scarpine, Scarpette”, con Cenerentola povera ed altri personaggi femminili perseguitati, dove è custodita all’interno di una teca la famosa scarpetta donata dal Museo Salvatore Ferragamo;
  • “Il Solitario Castellano”, immerso nella sua triste solitudine;
  • “Il Viaggiatore Incantato”, con oggetti, immagini e filmati accuratamente selezionati che vi condurranno attraverso il tema della fiaba nel viaggio a bordo di un bellissimo veliero;
  • “Fanciulli nella Foresta”, dove potrete vivere la magia dell’ascolto della fiaba e scoprire immagini e descrizioni fiabesche mediante un grande tavolo touch-screen.
  • All’ingresso del Museo, un bookshop con libri ed oggetti a tema, oltre ad un angolo per il ristoro.
  • Presso la biblioteca virtuale è possibile sfogliare un prestigioso volume di fiabe. Rocca Fregoso e il Museo ‘La Rocca delle Fiabe’ a Sant’Agata Feltria
    • SANT’AGATA FELTRIA (RN)
  • Via Sotto la Rocca
  • Orari: Da Mercoledì a Domenica: 10:00-12:00 / 15:30-18:30. Lunedì e Martedì chiuso. Chiuso da Gennaio a Marzo
  • Rocca Fregoso e il Museo ‘La Rocca delle Fiabe’ a Sant’Agata Feltria

Foqus-Fondazione Quartieri Spagnoli – “Design, tradizione e artigianato tra Italia e Spagna” – 7 e 8 ottobre 2022 tra Napoli e Procida.

Il lavoro artigiano rappresenta uno dei tratti distintivi della cultura, dell’economia e di quel patrimonio immateriale del territorio che, sotto il peso della globalizzazione, rischia di scomparire progressivamente. Per contrastare l’abbandono di queste attività attraverso la conoscenza, l’educazione e la valorizzazione delle produzioni artigianali d’eccellenza italiane e spagnole, l’Instituto Cervantes di Napoli, l’Accademia di Belle Arti di Napoli Foqus-Fondazione Quartieri Spagnoli hanno organizzato una iniziativa che si svolgerà il 7 e l’8 ottobre prossimi tra Napoli e Procida. Tre soggetti che si caratterizzano per essere, il primo, il Cervantes, un istituto da sempre attivo nel settore culturale in tutto il Sud Italia, il secondo, l’Accademia di Belle Arti di Napoli, Ente di Alta Formazione Artistica del Ministero dell’Università e della Ricerca che tende ad approfondire nella didattica la grande tradizione del comparto dell’artigianato locale anche attraverso la conoscenza di nuovi metodi e tecnologie, e il terzo, Foqus, impegnato da dieci anni in un progetto di riqualificazione urbana e sociale dei Quartieri Spagnoli e della città.

Si inizia venerdì 7 ottobre, a partire dalle 9.30, con una tavola rotonda dedicata ai temi dell’economia circolare, la sostenibilità, la rivitalizzazione del territorio e del patrimonio immateriale, che sarà ospitata a Foqus, in via Portacarrese a Montecalvario, 69, anche sede della Scuola di Progettazione Artistica per l’Impresa dell’Accademia con i corsi di Fashion Design e Design della comunicazione. Un sito, peraltro, emblematico dell’impatto che la presenza e la tradizione culturale spagnola hanno lasciato nelle arti di Napoli.

  • I saluti istituzionali sono affidati a Carlos Maldonado, Console generale di Spagna a Napoli, 
  • Renato Lori, direttore dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, 
  • Ana Navarro, direttrice dell’Instituto Cervantes Napoli, e 
  • Rachele Furfaro, presidente di Foqus.
  • Parteciperanno all’evento il designer Tomás Alía, dello studio Caramba; 
  • María Subrà, rappresentante di Asociación Contemporánea de Artes y Oficios; due artigiane di Lagartera (Toledo) di Cairel Atelier, 
  • Hortensia Moreno e Mari Carmen Moreno, e un’artigiana galiziana, 
  • Inés Rodríguez.
  • Prenderanno parte all’iniziativa anche Tommaso D’Alterio della Fondazione Enrico Isaia e Maria Pepillo, 
  • Elisabetta Montaldo e Lena Costagliola dell’Associazione culturale Oro del Mare,
  • la storica dell’arte Silvana Musella Guida 
  • e l’architetto Antonio Giuseppe Martiniello dello Studio Keller Architettura.
  • Si parlerà di impresa e mercato dell’artigianato con Enrica D’Aguanno
  • coordinatrice della Scuola di Progettazione Artistica per l’Impresa e 
  • Maddalena Marciano, docente di Fashion Design dell’Accademia di Belle Arti di Napoli;
  • la sociologa Lella Palladino della Cooperativa Eva e 
  • Antonio Scarpellino, responsabile editoriale di OggiScuola.
  • Per l’occasione, artigiani spagnoli e italiani, presenteranno ed esporranno le loro lavorazioni e si confronteranno con il pubblico. Tra queste, abiti e costumi di Lagartera e di Procida.
  • Sarà, inoltre, possibile acquistare i prodotti di EvaLab per sostenere l’autonomia economica di donne in uscita dalla violenza.
  • Sabato 8, invece, gli artigiani italiani e spagnoli visiteranno l’isola di Procida, dove sarà inaugurata la mostra sulle eccellenze artigianali campane, organizzata in collaborazione con la Regione Campania.

Napoli, Circolo Ufficiali della Marina Militare – Giovedì 06 Ottobre 2022 – Presentazione del libro “Il silenzio degli adolescenti” di Angela Procaccini, Graus Edizioni.

  • Giovedì 06 Ottobre 2022 alle ore 18:30  sarà presentato a Napoli, presso il Circolo Ufficiali della Marina Militare in Via Cesario Console, 3 Bis, l’ultimo libro di Angela Procaccini “Il silenzio degli adolescenti”, grausedizioni. 
  • L’autrice dialogherà con:
  • Gianluca Guida, Direttore dell’Istituto penitenziario minorile di Nisida.
  • Lino Zaccaria, giornalista
  • Paolo Miggiano, giornalista

Il libro Il silenzio dei ragazzi: il filo conduttore di questi racconti, in cui si intrecciano profili emotivi singolari, unici, che trovano la forza di reagire alle ansie della vita, liberandosi dalle proprie paure. Le storie raccontate offrono spaccati di realtà quotidiane, e sottolineano il piacere e la sicurezza che trasmettono i luoghi d’origine, ma anche i limiti legati a vite di sacrifici, che diventano pesanti zavorre. Da qui nasce il desiderio di evadere, di ascoltare le voci della natura che stimola l’immaginazione. Così, ad esempio, Gianni impara a prendersi cura degli altri e quindi anche di se stesso, Mimmo assaggia il sapore della speranza attraverso il fascino della musica, Fatima incarna la nostalgia per le proprie origini e l’importanza della cultura che rende liberi, Sibilla esprime il vuoto interiore che lacera dopo una scomparsa. Tutti i personaggi sono particolari: attraverso le emozioni riescono ad andare oltre ciò che gli è concesso. Angela Procaccini racconta l’importanza del sogno, della speranza in qualcosa di nuovo che possa far dimenticare la sofferenza.

Un libro che parla di ragazzi e dedicato ai ragazzi, mondo che la scrittrice vive nella sua quotidianità; ma anche, e soprattutto, che «rivela agli adulti un microcosmo di affetti e di sentimenti che non sempre essi riescono a cogliere nei bambini e negli adolescenti», come osserva Melita Cavallo nella prefazione. Un libro scritto nel 2020, durante la pandemia da SARS-CoV-2,  nel quale quale l’isolamento e la lontananza hanno reso l’adolescenza una fase del Tempo ancora più complessa.

L’autrice – La vera natura di Angela Procaccini è quella di docente: laureatasi in Lettere classiche, ha ampliato le sue esperienze lavorative, collaborando con la Commissione per le Adozioni Internazionali e il Comune di Napoli. Dirigente di Istituti nautici, dal Mare ha tratto l’essenza per percorrere ancora le rotte della vita. Infatti il Mare, i Giovani, la Cultura sono stati da sempre il nutrimento della sua anima, la guida per andare avanti, il conforto della perdita di Simonetta, l’amata figlia uccisa per mano della camorra. Nominata Ufficiale della Repubblica, preferisce comunque sentirsi la “Parti- giana dei ragazzi”, come è stata definita per la sua propensione a ragionare con i giovani, e a creare in loro il “nucleo caldo” di valori e sentimenti. Scrittrice sensibile e raffinata, oggi dirige l’Istituto Bianchi, con lo sguardo sempre fisso all’orizzonte lontano. Ha pubblicato per Guida Editori e per Graus Edizioni numerosi libri di poesia e narrativa.

Angela Procaccini è coordinatrice, per Graus Edizioni, del progetto Viaggio Lib(e)ro, volto alla diffusione e promozione della lettura fra i giovani delle scuole campane e non.

Pomigliano d’Arco (NA) – Centro Giorgio La Pira, Biblioteca dei ragazzi “I Care” – Mercoledì 05 Ottobre 2022 – ore 17:30

Presentazione del libro “Cantico dei Cantici”, di Slobodanka  Ciric, tavole illustrative di Mila Maraniello, editore La Città del Sole. L’Amore, la passione,  l’abbandono, il dolore, la forza, la rinascita, la Speranza, il Credo religioso saranno i protagonisti della presentazione dell’ultimo libro di Slobodanka  Ciric “Cantico dei Cantici”, tavole illustrative di Mila Maraniello, edito da La Città del Sole, che si terrà Mercoledì 05 ottobre 2022 alle ore 17,30 a Pomigliano d’Arco (NA) presso il Centro Giorgio La Pira, Biblioteca dei ragazzi “I Care”.

Una madre non più giovane abbiamo, entrambe ci ha nutrite al seno.
Come ci comporteremo con nostra madre nel giorno in cui sarà nominata?

Versi autobiografici “dedicati” quelli che la poliedrica artista serba di nascita e napoletana d’adozione, ha reso protagonisti della sua riscrittura del Cantico dei Cantici, il più alto canto d’Amore e di Eros, suo Sigillo, e al tempo stesso  esempio di Scrittura sacra, quindi insegnamento d’Amore e di Fede; versi nelle cui rime ognuno può “perdersi” e “ritrovarsi”, che hanno come leitmotiv l’Amore in tutte le sue declinazioni.

Quinto Poema
L’Amato
“…Il mio cuore è tuo,
vita mia, sposa,
tu mi hai bruciato vivo,
uccello di fuoco,
con un solo tuo sguardo ardente!…