Venerdì 11 novembre 2022 – Afragola (Na) – RASSEGNA DI INCONTRI LETTERARI a cura di Gennaro Castaldo 2022 -2023 – “Il silenzio degli adolescenti” di Angela Procaccini, Graus Edizioni.

Venerdì 11 novembre 2022 ore 17.30 /19.00 Biblioteca Comunale, via Firenze 33 – Afragola (Na) RASSEGNA DI INCONTRI LETTERARI a cura di Gennaro Castaldo 2022 -2023 – II appuntamento  “Il silenzio degli adolescenti” di Angela Procaccini, Graus Edizioni

  • Saluti istituzionali:
  • Antonio Pannone, Sindaco di Afragola 
  • Maria Grazia Cancello, Funzionario Responsabile Cultura, Istruzione e Biblioteca Comunale.
  • Condurrà la serata la professoressa Nella Cimmino.
  • Saranno presenti i professori:
  • Maria Rosaria Esposito dell’ISIS “E. Sereni” di Afragola-Cardito, 
  • Susy Tammaro, Francesca Liguoro, Gianfranca Strozzi, Rocco Cagnazzo del Liceo Statale “N. Braucci” di Caivano, 
  • Delia Papa, Lina Leocata, Angela Rullo, Rachele Marseglia, Rosa D’Antó, Sabrina Iorio dell’ISIS “S. Pertini” di Afragola, 
  • Rosaria De Filippo del Liceo Scientifico “F.  Brunelleschi” di Afragola, 
  • Agnese Campanile e Ilaria Pellino del Liceo Classico e delle Scienze Umane di Frattamaggiore, 
  • Luisa Marro dell’I.S. “Andrea Torrente” di Casoria, 
  • l’insegnante Rosanna Liguoro del “S. Quasimodo” di Crispano, 
  • la professoressa Maria Gabriella D’Andrea.
  • Parteciperanno all’incontro delegazioni di studenti degli istituti  indicati e di altri del territorio.

La Rassegna di incontri letterari, in collaborazione con la Biblioteca Comunale di Afragola e patrocinata dal Comune di Afragola, punta a coinvolgere autori esordienti e importanti scrittori del panorama nazionale e a creare, con cadenza mensile, occasioni di confronto e dibattito. Nel progetto sono coinvolte le scuole di Afragola e quelle dei territori limitrofi.

Il libro Il silenzio dei ragazzi: il filo conduttore di questi racconti, in cui si intrecciano profili emotivi singolari, unici, che trovano la forza di reagire alle ansie della vita, liberandosi dalle proprie paure. Le storie raccontate offrono spaccati di realtà quotidiane, e sottolineano il piacere e la sicurezza che trasmettono i luoghi d’origine, ma anche i limiti legati a vite di sacrifici, che diventano pesanti zavorre. Da qui nasce il desiderio di evadere, di ascoltare le voci della natura che stimola l’immaginazione. Così, ad esempio, Gianni impara a prendersi cura degli altri e quindi anche di se stesso, Mimmo assaggia il sapore della speranza attraverso il fascino della musica, Fatima incarna la nostalgia per le proprie origini e l’importanza della cultura che rende liberi, Sibilla esprime il vuoto interiore che lacera dopo una scomparsa. Tutti i personaggi sono particolari: attraverso le emozioni riescono ad andare oltre ciò che gli è concesso. Angela Procaccini racconta l’importanza del sogno, della speranza in qualcosa di nuovo che possa far dimenticare la sofferenza.

Un libro che parla di ragazzi e dedicato ai ragazzi, mondo che la scrittrice vive nella sua quotidianità; ma anche, e soprattutto, che «rivela agli adulti un microcosmo di affetti e di sentimenti che non sempre essi riescono a cogliere nei bambini e negli adolescenti», come osserva Melita Cavallo nella prefazione. Un libro scritto nel 2020, durante la pandemia da SARS-CoV-2,  nel quale quale l’isolamento e la lontananza hanno reso l’adolescenza una fase del Tempo ancora più complessa.

L’autrice – La vera natura di Angela Procaccini è quella di docente: laureatasi in Lettere classiche, ha ampliato le sue esperienze lavorative, collaborando con la Commissione per le Adozioni Internazionali e il Comune di Napoli. Dirigente di Istituti nautici, dal Mare ha tratto l’essenza per percorrere ancora le rotte della vita. Infatti il Mare, i Giovani, la Cultura sono stati da sempre il nutrimento della sua anima, la guida per andare avanti, il conforto della perdita di Simonetta, l’amata figlia uccisa per mano della camorra. Nominata Ufficiale della Repubblica, preferisce comunque sentirsi la “Parti- giana dei ragazzi”, come è stata definita per la sua propensione a ragionare con i giovani, e a creare in loro il “nucleo caldo” di valori e sentimenti. Scrittrice sensibile e raffinata, oggi dirige l’Istituto Bianchi, con lo sguardo sempre fisso all’orizzonte lontano. Ha pubblicato per Guida Editori e per Graus Edizioni numerosi libri di poesia e narrativa. Angela Procaccini è coordinatrice, per Graus Edizioni, del progetto Viaggio Lib(e)ro, volto alla diffusione e promozione della lettura fra i giovani delle scuole campane e non. 

Premio FIDAPA “Donna Domani” alla studentessa Valeria Manco.

Benevento – Consegnato questa mattina (7 novembre 2022), nella Sala consiliare di palazzo Mosti a Benevento, il premio FIDAPA “Donna Domani” a una giovane eccellenza sannita, la studentessa Valeria Manco.

Quest’anno il Premio, “Donna Domani “alla migliore studentessa diplomata nell’Anno Accademico 2021-2022, è stato infatti conferito a Valeria Manco, diplomata con 100 presso l’istituto IIS.Palmieri, indirizzo Chimico. Il premio, messo in palio da F.I.D.A.P.A. BPW Italy Sezione di Benevento, prevede una borsa di studio, assegnata ogni anno alla studentessa che ha conseguito il diploma con il massimo dei voti e che si è contraddistinta per aver partecipato alla vita scolastica con costanza, serietà, impegno, dedizione e senso di responsabilità.

Il premio “Donna Domani” 2022, promosso dalla Fidapa e sostenuto dalla “Fondazione Giovanni Caporaso”, ha avuto il patrocinio morale del Comune di Benevento e del Presidente del Consiglio Comunale Renato Parente. A consegnare il prestigioso riconoscimento, la Vice presidente della “Fondazione G.Caporaso”, Roberta Caporaso, alla presenza del Sindaco di Benevento Clemente Mastella, e della Presidente della sezione Fidapa di Benevento Carmen Castiello, che con le sue parole ha tenuto a ricordare che – Questo particolare riconoscimento, a Benevento, fu istituito nel 1988 dall’allora Presidente di sezione Caterina Zolli Sguera proprio con l’intento di individuare, in tutto il territorio provinciale, giovani studentesse, valorizzarne il talento, le doti e le qualità e garantirne le migliori future scelte di studio e quindi di lavoro e, promuoverne la crescita e l’emancipazione sia nella vita personale sia nella vita pubblica.

La Presidente Castiello ha spiegato poi che – “FIDAPA BPW Italy (Federazione Italiana Donne Arti Professioni e Affari), nata nel 1929 a Roma, è un’associazione composta da oltre diecimila iscritti e aderisce alla Federazione Internazionale IFBPW (International Federation of Business and Professional Women) che opera in trentamila paesi e in diverse organizzazioni ONU che si occupano di beni di interesse pubblico come sanità e istruzione.

Articolata in 300 Sezioni distribuite su tutto il territorio nazionale, raggruppate in 7 Distretti, la Federazione Italiana ha precisamente lo scopo di promuovere, coordinare e sostenere le iniziative delle donne che operano in ambito culturale e professionale, ossia nel campo delle Arti, delle Professioni e degli Affari, valorizzandone le competenze e la preparazione, incoraggiando la partecipazione sociale, amministrativa e politica, nonché la sorellanza e l’ascolto verso il bene comune”.Alla cerimonia sono intervenute la Dirigente Scolastica dell’Istituto Palmieri, Silvia Vinciguerra, l’assessore all’istruzione Maria Carmela Serluca, l’assessore alle Politiche Sociali Carmen Coppola.

Dacia Maraini doppio appuntamento per Dacia Marini: Napoli – giovedì 10 novembre ore 17, 30 Blu di Prussia -|ore 11,00 Frattamaggiore auditorium Liceo Scientifico Miranda

Ritorno in Italia per Dacia Marini dopo il tour degli Stati Uniti e la Laurea Honoris Causae ricevuta dall’Università di Chicago. La scrittrice sarà a Napoli giovedì 10 novembre, ore 17:30, presso la galleria Al Blu di Prussia nel cuore della città per presentare al pubblico e alla stampa le sue ultime due opere edite da Marlin Editore ‘Sguardo a Oriente’ e ‘Alfabeto quotidiano’, quest’ultimo realizzato insieme a Gioconda Marinelli che sarà anche lei presente.

  • Insieme all’autrice interverranno
  • i giornalisti Santa Di Salvo, Il Mattino, e
  • Piero Antonio Toma, la Repubblica,
  • con le letture dell’attrice Annamaria Ackermann.

Nella mattinata, invece, Dacia Maraini sarà la prima protagonista del nuovo progetto ‘Incontro con l’autore’ a Frattamaggiore (NA), durante il quale insieme a Gioconda Marinelli presenterà ‘Alfabeto quotidiano. Le parole di un vita’, libro pubblicato da Marlin Editore. La presentazione di ‘Alfabeto quotidiano’ è solo il primo appuntamento del progetto ‘Incontro con l’autore’, iniziativa promossa a Frattamaggiore dall’Istituto di Studi Atellani e sviluppatasi grazie a un accordo di collaborazione tra il Liceo Scientifico Carlo Miranda, Liceo Classico Francesco Durante, IPIA Michele Niglio, ISIS Gaetano Filangieri. L’appuntamento del 10 novembre si terrà alle ore 11:00 a Frattamaggiore presso l’auditorium del Liceo Scientifico Miranda in via F. A. Giordano 91. Porteranno i saluti il sindaco dott. Marco Antonio del Prete, l’Assessore all’Istruzione arch. Luisa Tessitore, i quattro dirigenti scolastici e Rosa Bencivenga dell’Istituto di Studi Atellani. Il pubblico sarà composto da 120 alunni, 30 per ciascun istituto, che dialogheranno con le due autrici con la moderazione di Imma Pezzullo, Cicepresidente dell’Istituto di Studi Atellani. Ad entrambi gli eventi sarà presente l’editore Sante Avagliano.

‘Sguardo a Oriente’

In Oriente tra memorie e reportage: i viaggi di Dacia Maraini. Reportage, ricordi, racconti di un continente affascinante ma contraddittorio. Una raccolta di memorie su Afghanistan, Cina, Corea, Giappone, India, Iran, Siria, Tibet, Turchia, Vietnam, Yemen… Sguardo a Oriente (collana La camera del fuoco, pp. 240, € 17,00) è una novità Marlin a cura di Michelangelo La Luna, ordinario di Lingue e letterature italiane negli Stati Uniti (The University of Rhode Island). Nel volume, ricco di ricordi e testi per la prima raccolti in modo organico, emerge il ritmo narrativo impresso dalla grande scrittrice, che ama viaggiare e raccontare le vicende di Paesi lontani. Tra i suoi compagni di viaggio, Maria Callas, Alberto Moravia e Pier Paolo Pasolini. In particolare, il continente asiatico è visto dagli occhi di chi è attento alle bellezze naturali ma soprattutto alla condizione umana e sociale della popolazione. In questo viaggio negli anni e nelle sensazioni, che si trasformano in scrittura, un’attenzione speciale è riservata a temi attuali come la coraggiosa protesta delle donne afghane contro le restrizioni imposte dal regime talebano.

‘Alfabeto quotidiano’

Frutto di una lunga amicizia, questo libro raccoglie il testo di un’ampia conversazione tra la scrittrice e Gioconda Marinelli sui più svariati argomenti, da quelli quotidiani alle passioni e alle battaglie di una vita, presentati in ordine alfabetico. Né mancano temi scottanti e attuali come l’inquinamento e la terribile pandemia. La Maraini si racconta senza remore e parla di sentimenti, valori, emozioni, piccole debolezze, certezze, abitudini ed esperienze. Dalla conversazione emergono gli interrogativi che appartengono alla nostra vita, sull’amore, la sofferenza, la violenza, la morte. Le domande della Marinelli si susseguono incalzanti e le risposte e le considerazioni sono sicure, rapide, sempre sincere, mai elusive. Il libro si può leggere ad apertura di pagina, ricavandone insegnamenti e materia di riflessioni, facendoci conoscere i pensieri più reconditi e i moti dell’anima della grande scrittrice, partendo dal presupposto di “non avere niente nella propria vita di cui non si possa parlare pubblicamente”.

Biografia

Dacia Maraini è nata a Fiesole (Firenze) e vive a Roma. È autrice di romanzi, racconti, opere teatrali, poesie e saggi, tradotti in oltre cinquanta Paesi. Ha vinto, tra gli altri, i premi Campiello, Strega, Napoli, Fregene, Brancati-Zafferana, Flaiano, Scanno, Cimitile, Hemingway e Viareggio alla carriera. Tra i suoi romanzi ricordiamo: La vacanza, L’età del malessere, Memorie di una ladra, Donna in guerra, Isolina, La lunga vita di Marianna Ucrìa (dal quale è stato tratto il film di Roberto Faenza Marianna Ucrìa), Bagheria, Voci, Un clandestino a bordo, Dolce per sé, Buio, La nave per Kobe, Colomba, Il treno dell’ultima notte, La bambina e il sognatore, Tre donne, Corpo felice, Trio. Nel 2021 è uscito il Meridiano di alcune sue opere più rappresentative. In edizione Marlin: Dentro le parole (2005), Dacia Maraini in cucina (2007), entrambi a cura di Gioconda Marinelli, e Alfabeto quotidiano (2021) scritto con Gioconda Marinelli. Sguardo a Oriente è ormai prossimo alla quarta ristampa.

Santa Lucia, lungometraggio del giovane regista e sceneggiatore napoletano Marco Chiappetta, distribuito da Double Line.

Nelle sale dal 3 novembre 2022

Santa Lucia, esordio al lungometraggio del giovane regista e sceneggiatore napoletano Marco Chiappetta. Dopo le partecipazioni al Torino Film Festival fuori concorso nel 2021 e all’Ischia Film Festival nel 2022, e il premio come miglior film all’Edera Film di Treviso, è da oggi, Giovedì 3 novembre 2022, nelle sale, Santa Lucia, esordio al lungometraggio del giovane regista e sceneggiatore napoletano Marco Chiappetta, distribuito da Double Line.

Teatri Uniti, laboratorio permanente per la produzione e lo studio dell’arte scenica contemporanea, ha prodotto tra le altre cose i primi film di Mario Martone e Paolo Sorrentino. Per “Santa Lucia” ha formato una troupe composta da giovani professionisti del settore, molti nati negli anni Novanta, guidati da alcuni veterani che vent’anni prima già condivisero il set de “L’uomo in più”, folgorante esordio sul grande schermo di Sorrentino e di cui in “Santa Lucia” ritroviamo anche uno dei protagonisti, Andrea Renzi.

Al centro di questa storia c’è Napoli, che si presenta in una versione inedita e senza tempo, quasi onirica e crepuscolare, una città apparentemente deserta. Qui si sviluppa il racconto del ritorno di Roberto (Renato Carpentieri), scrittore ormai cieco che dopo molti anni trascorsi a Buenos Aires rientra nella sua città natale per la morte della madre. Insieme, con il fratello Lorenzo (Andrea Renzi), musicista mancato, intraprende un viaggio nella memoria della città della sua infanzia e giovinezza, che non può più vedere, ma solo percepire attraverso i sensi che gli restano, i ricordi e l’immaginazione, alla ricerca del doloroso motivo che lo spinse ad abbandonare la sua città.

“Dopo aver distribuito alcuni film di affermati autori stranieri – sottolinea il distributore – ci è parso doveroso tenere gli occhi aperti anche sul panorama nostrano che ogni anno offre esordi interessanti, a volte ingiustamente relegati al solo circuito dei festival. ‘Santa Lucia’ è un film italiano nell’anima ma universale nei contenuti, che colpisce anche per la rappresentazione di una Napoli inedita, quasi dal taglio ‘impressionista’ nella scelta degli ambienti e della fotografia”. “L’idea del film – ha spiegato il regista – è nata quando vivevo all’estero. Mi mancava talmente tanto la mia città che ho iniziato a chiedermi cosa succederebbe a una persona se, dopo anni di lontananza, facesse ritorno nella sua città natale senza poterla più rivedere. Così ho voluto raccontare il passato di un uomo senza futuro, ‘il punto di vista’ di un cieco che non può più vedere ma solo sentire con gli altri sensi, immaginare e ricordare. Roberto, accompagnato al fratello Lorenzo, ripercorre i ricordi e i luoghi del cuore, alla ricerca di un pezzo mancante”.

“Santa Lucia” in sala dal 3 novembre – “L’idea del film – ha spiegato il regista – è nata quando vivevo all’estero. Mi mancava talmente tanto la mia città che ho iniziato a chiedermi cosa succederebbe a una persona se, dopo anni di lontananza, facesse ritorno nella sua città natale senza poterla più rivedere. Così ho voluto raccontare il passato di un uomo senza futuro, ‘il punto di vista’ di un cieco che non può più vedere ma solo sentire con gli altri sensi, immaginare e ricordare. Roberto, accompagnato al fratello Lorenzo, ripercorre i ricordi e i luoghi del cuore, alla ricerca di un pezzo mancante”.

Il regista Marco Chiappetta (Napoli, 1991) si è laureato in Lettere Moderne all’Università Federico II di Napoli e in Études Cinématographiques all’Université Paris VII – Diderot. Dall’età di 17 anni ha realizzato diversi cortometraggi e backstage di film e serie tv per produzioni come Warner Bros. e Disney. “Santa Lucia” è la sua opera prima. Il film è stato realizzato da Teatri Uniti in co-produzione con Riverstudio e Audioimage, con il sostegno del MiC Direzione Generale Cinema e Audiovisivo e con il contributo della Regione Campania, in collaborazione con Film Commission Regione Campania.

Recensione di Giancarlo Zappoli venerdì 14 ottobre 2022 – UN’ECCEZIONALE PRESTAZIONE DI RENATO CARPENTIERI IN UN’OPERA PRIMA DI QUALITÀ. Roberto ha lasciato da quarant’anni il quartiere napoletano di santa Lucia ed è andato a vivere a Buenos Aires dove è divenuto uno scrittore famoso. Fa ora ritorno nella sua città in seguito all’annuncio della morte della madre. Roberto ora è non vedente e ad accompagnarlo nei luoghi in cui sono cresciuti insieme è il fratello Lorenzo che dalla Campania non si è mai mosso. Il fratello scrittore conserva però un segreto che sta alla base del suo allontanamento e che ora Lorenzo vorrebbe scoprire. Ci sono voluti dieci anni per giungere a questo film che Marco Chiappetta dirige come opera prima. Il tempo è stato ben speso perché il risultato è di qualità. A partire dal titolo che offre un’ampia sintesi degli elementi di base della storia. Santa Lucia è il quartiere di Napoli più celebrato nelle canzoni di coloro che erano emigrati e che lo cantavano con profonda nostalgia. Come si sa poi Santa Lucia è la santa protettrice di coloro che non vedono e, come forse si sa meno, c’è la presenza, nella tradizione, di una sorta di amuleto denominato ‘l’occhio di santa Lucia’ che proteggerebbe dalla cecità solo se chi lo possiede non lo cede ad altri. Tutti elementi che nel film ritornano sostenuti dalla come sempre eccezionale prestazione di Renato Carpentieri affiancato da un altrettanto efficace Andrea Renzi nel ruolo del fratello Lorenzo, cioè di colui che è rimasto a casa ma che nella passata infanzia più volte aveva mostrato una profonda gelosia nei confronti di Roberto destinatario di maggiori attenzioni da parte della madre in quanto ritenuto più fragile. Chiappetta riesce a rendere con grande intensità la situazione della cecità a partire da quelle macchie di colore liquide che invadono lo schermo sin dall’inizio per poi riproporsi successivamente. Non può non tornare alla memoria, nell’interpretazione di Carpentieri, il capitano Fausto di Vittorio Gassman in Profumo di donna.

Sabato 5 novembre 2022 – Napoli – Salotto letterario Vitanova, presentazione del libro “Il silenzio degli adolescenti” di Angela Procaccini, Graus Edizioni.

Il silenzio dei ragazzi, il filo conduttore di questi racconti, in cui si intrecciano profili emotivi singolari, unici, che trovano la forza di reagire alle ansie della vita, liberandosi dalle proprie paure.
Le storie raccontate offrono spaccati di realtà quotidiane, e sottolineano il piacere e la sicurezza che trasmettono i luoghi d’origine, ma anche i limiti legati a vite di sacrifici, che diventano pesanti zavorre.
Da qui nasce il desiderio di evadere, di ascoltare le voci della natura che stimola l’immaginazione. Così, ad esempio, Gianni impara a prendersi cura degli altri e quindi anche di se stesso, Mimmo assaggia il sapore della speranza attraverso il fascino della musica, Fatima incarna la nostalgia per le proprie origini e l’importanza della cultura che rende liberi, Sibilla espri- me il vuoto interiore che lacera dopo una scomparsa.
Tutti i personaggi sono particolari: attraverso le emozioni riescono ad andare oltre ciò che gli è concesso.
Angela Procaccini racconta l’importanza del sogno, della speranza in qualcosa di nuovo che possa far dimenticare la sofferenza.
Il silenzio degli adolescenti è la voce degli adolescenti attraverso le parole di Angela.

Ci si può sentire soli tra tanta gente? Ci si può rattristare per un mancato corso di musica se non hai nemmeno da mangiare? Ma Mimmo era così, occhi pungenti come spilli e animo sensibile, anche se i grandi, gli uomini della famiglia e del paese, gli dicevano: “Pensa a fare quello che devi fare... e presto! Fa’ l’uomo!”.
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  • Dialogheranno con Angela Procaccini
  • il “padrone di casa”  Sasà Landolfi, ingegnere e promotore culturale,
  • Piero Antonio Toma, giornalista e scrittore,
  • Lino Zaccaria, giornalista e scrittore,
  • Silvana Guida, promotrice  culturale attraverso la “Blu Parthenope eventi e comunicazione”.

L’autrice – La vera natura di Angela Procaccini è quella di docente: laureatasi in Lettere classiche, ha ampliato le sue esperienze lavorative, collaborando con la Commissione per le Adozioni Internazionali e il Comune di Napoli. Dirigente di Istituti nautici, dal Mare ha tratto l’essenza per percorrere ancora le rotte della vita. Infatti il Mare, i Giovani, la Cultura sono stati da sempre il nutrimento della sua anima, la guida per andare avanti, il conforto della perdita di Simonetta, l’amata figlia uccisa per mano della camorra. Nominata Ufficiale della Repubblica, preferisce comunque sentirsi la “Partigiana dei ragazzi”, come è stata definita per la sua propensione a ragionare con i giovani, e a creare in loro il “nucleo caldo” di valori e sentimenti. Scrittrice sensibile e raffinata, oggi dirige l’Istituto Bianchi, con lo sguardo sempre fisso all’orizzonte lontano. Ha pubblicato per Guida Editori e per Graus Edizioni numerosi libri di poesia e narrativa. Angela Procaccini è coordinatrice, per Graus Edizioni, del progetto Viaggio Lib(e)ro, volto alla diffusione e promozione della lettura fra i giovani delle scuole campane e non.

Napoli, domenica 23 ottobre 2022 “Floridiana in e out”. Atelier d’artista Clara Garesio

  • Nell’ambito del programma di eventi culturali “Floridiana in e out” promosso dall’associazione culturale Amici della Floridiana,
  • domenica 23 ottobre alle ore 10,30
  • si terrà una visita al mio atelier d’artista sito in via Nicolardi 224 (al citofono Studio Garesio Pirozzi),
  • Sarà un grande piacere ricevere una vostra visita!
  • Clara Garesio

Clara Garesio nasce a Torino e qui principia il proprio percorso formativo alla Civica Scuola d’Arte Ceramica, sotto la guida di W. Corallini. Incoraggiata dai brillanti risultati e dal naturale piacere sperimentato nell’espressione artistica, prosegue gli studi presso la scuola internazionalmente più accreditata del settore, l’Istituto Statale d’Arte per la Ceramica G. Ballardini di Faenza. Nel 1962 giunge a Napoli, rientrando in una rosa scelta di docenti chiamati da più parti d’Italia per avviare l’Istituto Professionale di Stato per l’Industria e l’Artigianato della Porcellana G. Caselli, diretto dal ceramista G. Baitello e nato con la vocazione di dare nuovo impulso all’antica tradizione alto-artigianale. Ha inizio così una nuova stimolante stagione creativa che ha il proprio focus nella riscoperta della porcellana e nel confronto con la sua gloriosa produzione di Capodimonte. Il nuovo contesto le impone, infatti, di misurarsi con un approccio più accurato e controllato alla materia, che la porta a concentrare l’energia vulcanica della precedente fase espressiva in segni e gesti di calibrata efficacia. Il suo tocco si fa preciso e minuzioso, ma non meno lieve e sicuro, e, accanto alla pura invenzione, si dedica alla disciplinata rivisitazione/innovazione del patrimonio iconografico e stilistico tradizionale. Come già a Isernia, arte e progettazione sono integrate alla didattica, anche in ragione delle collaborazioni dell’istituto con aziende di settore e della regolare partecipazione a concorsi e mostre nazionali, come le fiere alla Mostra d’Oltremare di Napoli e la Mostra dell’Artigianato di Firenze, dove nel 1966 un suo servizio da caffè vince il Primo Premio.

Nel 2021 è nominata membro dell’IAC (International Academy of Ceramics). Del suo lavoro scrivono, tra gli altri: E. Alamaro, F. Bertoni, E. Biffi Gentili, M. Cargaleiro, G. Cefariello Grosso, A. Cilento, E. Dellapiana, L. Fiorucci, L. Hockemeyer, A. Morone, Muky, A. Pansera, M. Roccasalva, J.I. Wroebel.

Tutt’oggi Clara Garesio insegna ceramica presso la Società Umanitaria di Napoli e si dedica costantemente alla creazione fittile, affidando all’arte una valenza vivificatrice della dimensione esistenziale e riversando nell’attività creativa quell’esigenza espressiva di significato e quella passione per la ricerca che sono vitali per ogni artista e che, per chiunque, rappresentano il segreto della gioia nel proprio lavoro.

  • In women’s hands ceramica policroma, diam. 200 cm, 2012, Palazzo delle Nazioni Unite, Ginevra
  • Clara Garesio

#Tratti e #Ritratti  – Giuseppe Maria Crespi detto lo Spagnolo o lo Spagnoletto

Giuseppe Maria Crespi detto lo Spagnolo o lo Spagnoletto 1665 – 1747 è stato un pittore italiano. Pittore italiano di scuola bolognese, soprannominato fin da giovanissimo “lo Spagnolo” o “lo Spagnoletto” per la sua abitudine di vestire abiti attillati all’uso spagnolesco. Riceve la sua prima formazione presso il pittore A.M. Toni per poi passare alla scuola del Canuti e, in seguito, frequentò l’Accademia del nudo dell’atelier di Cignani. Poi, finanziato dal ricco mecenate bolognese Giovanni Ricci, compie la seconda parte della sua formazione studiando, in giro per il nord Italia, le grandi opere della scuola emiliana del tardo Rinascimento (Correggio, Federico Barocci) e venendo a contatto con la coloristica veneziana che lo influenzerà particolarmente.

Pittore molto versatile nella scelta degli episodi rappresentati, esplora tutta la pittura, dalla sacra alla pittura di genere fino alla ritrattistica, creando opere originali, nel pieno recupero di alcuni elementi del naturalismo popolaresco. Tra il 1700 e il 1705 Crespi lavora per Eugenio di Savoia, per il quale a Vienna esegue Achille ammaestrato da Chirone e Enea e la Sibilla e Caronte. Diverrà poi suo mecenate il principe Ferdinando de’ Medici, per il quale esegue alcune delle sue migliori opere tra cui Fiera di Poggio a Caiano, Strage degli Innocenti (Uffizi) e un’Estasi di santa Margherita (Museo diocesano di Cortona).

Collabora attivamente con l’Accademia Clementina a Bologna e in seguito riceverà una committenza da un mercante inglese, per il quale esegue un ciclo che tratta la Vita di un cantante d’opera, a noi non pervenuto, tranne la Cercatrice di pulci, dove si vede chiaramente la povertà e l’anti-eroicismo dell’episodio e del personaggio come si era visto nelle opere precedenti. Uno svilimento del personaggio e una rappresentazione della povertà che in questo periodo sarà portato avanti da diversi artisti in tutta Europa, come Giacomo Ceruti oppure William Hogarth. Riceve la nomina di cavaliere da papa Benedetto XIV nel 1740, nel 1745 perde la vista senza poter più dipingere e muore nel 1747.

Fa davvero meraviglia che col magnifico rifiorire di studi sulla pittura del Seicento si sia fino ad ora trascurato un pittore dell'eccellenza del Crespi, il quale oltre tutto ha tanta importanza nella formazione della pittura veneziana del Settecento. (Matteo Marangoni)

“La Cultura unisce il mondo” è la campagna del Ministero della Cultura vincitrice del primo premio Aretè per la migliore comunicazione pubblica 2022.

“La Cultura unisce il mondo” è la campagna del Ministero della Cultura vincitrice del primo premio Aretè per la migliore comunicazione pubblica 2022. L’iniziativa, nata nel giorno dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, ha preso avvio con l’illuminazione gialla e blu dei più importati monumenti italiani e, in breve tempo, ha visto l’adesione di musei, archivi, biblioteche, istituti e luoghi della cultura, che hanno condiviso in rete numerose opere delle proprie collezioni per ricordare il dolore della guerra e il valore della pace.

“L’arte per raccontare le emozioni dei tempi di guerra o di pace che si ripetono nel tempo. Per affermare che l’Italia ripudia la guerra ed esprime piena solidarietà all’Ucraina”, questa la motivazione del premio, ritirato all’Università Bocconi di Milano dal Capo ufficio stampa e comunicazione del MiC, Mattia Morandi.

“È un onore ricevere questo premio a nome del ministero”, dichiara Morandi. “Grazie al lavoro di tutto l’Ufficio stampa e comunicazione e alla fitta rete di comunicatori MiC, la campagna si è diffusa rapidamente e in modo capillare, ottenendo attenzione e seguito internazionale: tanti musei e istituzioni del mondo ci hanno seguiti sui social condividendo dettagli di opere con i colori della bandiera ucraina e usando gli hashtag che abbiamo proposto. Una campagna, purtroppo, ancora attuale, e il premio Aretè esprime e rafforza la solidarietà che l’Italia dimostra all’Ucraina, una vicinanza che non si ferma alla comunicazione digitale, ma che da subito si è tradotta in azioni concrete per la salvaguardia e la tutela del patrimonio culturale ferito dalla guerra”.
La campagna, iniziata il 24 febbraio 2022, è stata al centro della Comunicazione della Presidenza italiana del Consiglio d’Europa e selezionata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri per rappresentare l’Anno Europeo dei Giovani 2022: https://cultura.gov.it/cultureunitestheworld

  • #CultureUnitesTheWorld
  • #LaCulturaUnisceIlMondo
  • #MuseumsAgainstWar
  • Ufficio Stampa e Comunicazione MiC

Mostra collettiva d’arte contemporanea “IL POSTINO DIETRO LE QUINTE. I VOLTI DI MASSIMO TROISI” – Presentazione 20 ottobre 2022 Procida

Giovedì 20 ottobre, alle ore 12.00, presso Palazzo d’Avalos, a Procida, si terrà la presentazione della mostra collettiva d’arte contemporanea “Il Postino dietro le quinte. I volti di Massimo Troisi“, programmata e finanziata dalla Regione Campania (POC 2014-2020) e prodotta dalla Scabec nell’ambito del programma di Procida Capitale Italiana della Cultura 2022.

Il percorso espositivo, ideato da Stefano Veneruso, nipote del compianto attore napoletano, raccoglie ed espone una emozionante carrellata di ricordi che, attraverso oggetti personali e opere d’arte, raccontano la poetica, le passioni, i successi e la vita di Massimo Troisi.

49 artisti affermati e giovani talenti hanno realizzato 66 opere che saranno esposte dal 20 ottobre 2022 al 6 gennaio 2023 nel suggestivo edificio cinquecentesco. Tra gli oggetti appartenuti a Troisi, alcuni dei quali divenuti veri e propri simboli, immagini iconiche del cinema d’autore come la celebre bicicletta del film Il Postino.

Ventotto anni dopo le riprese del capolavoro cinematografico diretto da Michael Radford con l’assistenza alla regia dello stesso Stefano Veneruso, la magia di Massimo Troisi fa ritorno a Procida, l’isola a cui ha donato la sua interpretazione più intensa e commovente.

  • PROGRAMMA del 20 ottobre, Palazzo d’Avalos, Procida
  • Ore 12:00, presentazione della mostra.
  • Saluti:
  • Felice Casucci – Assessore alla Semplificazione amministrativa e al Turismo della Regione Campania
  • Raimondo Ambrosino – Sindaco di Procida
  • Pantaleone Annunziata – Presidente Scabec
  • Intervengono:
  • Rosanna Romano – Direttore Generale per le Politiche Culturali e il Turismo della Regione Campania
  • Leonardo Costagliola – Assessore al Turismo, alle Attività Produttive e alla Mobilità del Comune di Procida
  • Agostino Riitano – Direttore Procida 2022
  • Stefano Veneruso – Curatore della mostra

Seguirà una visita alla mostra riservata ai giornalisti, assieme al curatore.

  • Ore 18:00, vernissage della mostra.

La mostra sarà aperta al pubblico. Sulla facciata di Palazzo d’Avalos ci sarà la proiezione di un estratto del Backstage de Il Postino – Uno sguardo dentro (1994-2022), diretto e prodotto da Veneruso, delle opere d’arte protagoniste della mostra e di alcuni testi scritti da Massimo Troisi.

Tratti e #Ritratti – Robert Capa

Robert Capa, pseudonimo di Endre Ernő Friedmann è stato un fotografo ungherese naturalizzato statunitense.

I suoi reportage rendono testimonianza di cinque diversi conflitti bellici: la guerra civile spagnola (1936-1939), la seconda guerra sino-giapponese (che seguì nel 1938), la seconda guerra mondiale (1941-1945), la guerra arabo-israeliana (1948) e la prima guerra d’Indocina (1954). Capa documentò inoltre lo svolgersi della seconda guerra mondiale a Londra, nel Nordafrica e in Italia, e in particolare lo sbarco in Normandia dell’esercito alleato e la liberazione di Parigi. Il fratello minore di Capa, Cornell, è stato anch’egli un fotografo. È stato il compagno della fotografa Gerda Taro.

«Capa sapeva che cosa cercare e cosa farne dopo averlo trovato. Sapeva, ad esempio, che non si può ritrarre la guerra, perché è soprattutto un’emozione. Ma lui è riuscito a fotografare quell’emozione conoscendola da vicino.» (John Steinbeck in occasione della pubblicazione commemorativa di alcune foto di Capa)

Nasce in Ungheria da una famiglia ebrea proprietaria di una avviata casa di moda. Capa è un bambino vitale e rissoso che in famiglia viene soprannominato “cápa”, squalo in ungherese. Ha appena diciassette anni quando viene arrestato per le sue simpatie comuniste; appena liberato abbandona la terra natale alla volta di Berlino. Là s’iscrive all’università alla facoltà di Scienze Politiche, sognando di diventare giornalista. Per mantenersi trova un impiego presso uno studio fotografico, cosa che lo avvicina al mondo della fotografia. Inizia a collaborare con l’agenzia fotogiornalistica Dephot sotto l’influenza di Simon Guttmann. Nel 1932 viene inviato a Copenaghen per fotografare Lev Trotsky. A causa dell’avvento del nazismo, Capa nel 1933 lascia Berlino per Vienna, per poi, l’anno successivo, partire alla volta di Parigi. Ma in Francia incontra difficoltà nel trovare lavoro come fotografo freelance. È proprio nei café di Montparnasse che conosce David Seymour nato Szymin, che a sua volta lo presenterà ad Henri Cartier-Bresson, tutti giovani fotografi di origini sociali e geografiche diverse, ma legati dal linguaggio dell’immagine. Il suo primo servizio importante è quello del maggio 1936 che documenta le manifestazioni per l’ascesa al potere del Fronte Popolare ed una sua foto diventa la copertina della rivista Vu.

Nell’agosto del 1936 la compagna e fotografa Gerda Taro riesce a procurargli un accredito stampa per documentare la Guerra civile spagnola ed assieme prendono un aereo per Barcellona. Qui, un po’ per sfida, un po’ per opportunità, i due inventano il personaggio di “Robert Capa”, un fantomatico fotografo americano giunto a Parigi per lavorare in Europa. Lo pseudonimo Robert Capa viene scelto per il suono più familiare all’estero e per l’assonanza con il nome del popolare regista italo-statunitense Frank Capra. Grazie a questo curioso espediente, la coppia moltiplica le proprie commesse e guadagna parecchi soldi. All’inizio, in effetti, il marchio “Capa-Taro” fu usato indistintamente da entrambi i fotografi. Successivamente i due divisero la “ragione sociale” CAPA e Endre Friedman adottò definitivamente lo pseudonimo Robert Capa per sé. Il 26 luglio 1937 Gerda muore tragicamente a Brunete, nei pressi di Madrid (rimane schiacciata durante un errore di manovra di un carro armato “amico”). L’anno dopo Robert pubblica un libro in omaggio alla sua amata, Death in making, che contiene anche le fotografie, scattate da entrambi, della guerra in Spagna.

Allo scoppio del Secondo conflitto mondiale Capa si trova a New York, dove si è recato in cerca di lavoro e in fuga dalle persecuzioni anti-ebraiche; la guerra lo trova assegnato in diversi teatri dello scenario bellico. Inizialmente fotografa per il Collier’s Weekly, per poi passare a Life per la quale pubblicò immagini che ritraevano la diciottenne partigiana Simone Segouin durante la liberazione di Parigi. Oltre alle immagini, Robert Capa ci ha lasciato le sue memorie in un diario pubblicato nel 1947 con il titolo Slightly out of focus (tradotto ed edito in Italia da Contrasto nel 2002 con il titolo Leggermente fuori fuoco). Nel suo diario, Capa, fotoreporter al seguito dell’esercito americano, riporta gli avvenimenti cruenti a cui assiste, racconta le fatiche di un’esperienza avventurosa e descrive la sensazione di vuoto e di angoscia che lo prende assistendo ai combattimenti: in particolare, proprio nelle settimane dello sbarco in Sicilia e della conseguente ritirata dei militari italiani e tedeschi. Il suo racconto, molto avvincente, rievoca gli avvenimenti della sua vita dall’estate del 1942 alla primavera del 1945. Dopo un anno di lavoro nel Nord Africa, seguendo le truppe americane e appena licenziato dalla rivista Collier’s Weekly, per la quale aveva inviato foto dall’Algeria e dalla Tunisia, Robert Capa si apprestò senza indugi a lasciare Tunisi e a farsi lanciare con il paracadute in Sicilia, avendo saputo che gli Anglo-americani si stavano preparando ad invadere l’isola.

Nel luglio del 1943, a bordo di un piccolo aereo con pochi soldati, Capa arriva in Sicilia: di notte si lancia col suo paracadute, atterra su un albero, dove rimane sino all’indomani, quando gli altri tre paracadutisti che erano con lui lo trovano e lo aiutano a scendere. Il gruppo si incammina attraverso un bosco e giunge in una fattoria dove viene accolto da «un anziano contadino siciliano in lunga camicia da notte» che subito fraternizza con loro e li ospita per tre giorni, fin quando arrivano i militari della prima divisione americana. Unitisi a loro, Capa e i suoi compagni possono avanzare verso gli importanti obiettivi militari della campagna di Sicilia.

Giunto a Palermo, Capa, fotoreporter autorizzato, invia le sue foto a Life convinto che la rivista americana «non avrebbe potuto certamente farne a meno» e, avendo sentito che la I Divisione di fanteria USA stava combattendo in Sicilia, si avvia alla ricerca di una nuova battaglia da fissare sulla pellicola. Gli americani erano giunti a Troina (all’estrema parte nordorientale del territorio provinciale ennese) e avevano notevoli difficoltà ad espugnare il paese, difeso da soldati italiani e tedeschi che opponevano una strenua resistenza. I combattimenti durarono sette giorni. La ritirata e la resa avvennero solo dopo feroci bombardamenti aerei che distrussero gran parte del centro abitato.

Nel maggio 2012, la band britannica Alt-J pubblica il suo primo album, An Awesome Wave, in cui è contenuto il singolo Taro. Il gruppo inglese in una traccia di quattro minuti racconta i due secondi prima e i due secondi dopo lo scoppio della mina che lo portò alla morte, lontano dai soccorsi, da casa, dai nemici ma più vicino alla sua amata Gerda Taro. wikipedia.org

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