Fusion reading “Fluendo in versi”. Finissage della mostra personale di Antonio Ciraci “Lo mio Maestro” – Viaggio trasfigurato nel mito, tra Dante e Virgilio. Slobodanka Ciric – Sorabia, Memento Mori.

“…Arrivo davanti alla soglia della mia casa costruita sul crocevia dei mondi/ e segnandomi con la terza mano della Madre di Dio/ pianto il bordone nella pietra angolare/ Cresce l'Albero della vita!/All'ombra dell'albero/ 
il Pastore dei Lupi/ sorveglia e nutre con il latte primordiale la stirpe Soraba.”

Fusion reading “Fluendo in versi”, ascolto di brani dai libri d’artista di Antonio Ciraci.

Finissage della mostra personale di Antonio Ciraci “Lo mio Maestro” – Viaggio trasfigurato nel mito, tra Dante e Virgilio

  • SLOBODANKA CIRIC: 
  • Sorabia
  • Memento Mori
  • Sabato 20.11.2021
  • Bacoli (NA), Casina Vanvitelliana al Fusaro – Piazza G. Rossini, 1
“…Poi penso a te amore mio/ e mi aggrappo alla vita mentre aspetto che arrivi; 
tu apri gli occhi e l'azzurro dell'alba mi accarezza/ sussurrandomi dolcemente: vivi, vivi ...”

Sabato 20 novembre 2021 dalle ore 10.30 alle ore 12.30 a Bacoli (NA) presso la Casina Vanvitelliana al Fusaro, Piazza G. Rossini, 1, nell’ambito del finissage della mostra personale di Antonio Ciraci “Lo mio Maestro” – Viaggio trasfigurato nel mito, tra Dante e Virgilio, Slobodanka Ciric ed altri undici poeti saranno protagonisti con i propri versi e con le voci di Monica Marra e i Tara Verde con il coro sciamanico Freedom voice, del fusion reading “Fluendo in versi”, ascolto di brani dai libri d’artista di Antonio Ciraci.

La mostra, parte della rassegna EVENTI ESTATE 2021 del Comune di Bacoli, dedicata al 700° anniversario della morte di Dante Alighieri, sarà visitabile fino a domenica 21 novembre 2021 negli orari di visita alla Casina Vanvitelliana. 

Ingresso libero e gratuito.

Sorabia di Slobodanka Ciric
Cammino! Sotto la terra camminano le ossa/portando il seme nel midollo/
Sopra il cielo camminano le anime/trasudando la luce/
Davanti a me cammina il bordone di San Sava indicandomi la via/ Dietro di me il teschio dello Zar Lazzaro 
porta il Kosovo sul cranio e mi guarda le spalle/ 
Arrivo davanti alla soglia della mia casa costruita sul crocevia dei mondi/ 
e segnandomi con la terza mano della Madre di Dio/ pianto il bordone nella pietra angolare/ 
Cresce l'Albero della vita!/All'ombra dell'albero/ il Pastore dei Lupi/ 
sorveglia e nutre con il latte primordiale la stirpe Soraba.
La notte sguinzaglia le chimere nere delle mie paure,/
dalle viscere della terra si leva un sordido lamento/
Memento mori sibila il vento/ e le anime in processione accendono i ceri nel firmamento. 
Abbracciata allo scheletro del passato/
bevo il mio sangue amaro dalla coppa del suo teschio/ e posseduta da Caronte/ 
muovo i fianchi con voluttà al ritmo della danza macabra.
Poi penso a te amore mio/ e mi aggrappo alla vita mentre aspetto che arrivi;
tu apri gli occhi e l'azzurro dell'alba mi accarezza/ sussurrandomi dolcemente: vivi, vivi ...

Parole, note, voci e colori; l’Amore, la passione, l’abbandono, il dolore, la forza, la rinascita, la Speranza, il Credo religioso. Slobodanka Ciric, venerdì 12 novembre 2021 – mostra personale “Domenico Sepe, la materia e l’eterno: l’Arte svelata” – Il Cantico dei Cantici, edizioni La Città del Sole.

Parole, note, voci e colori; l’Amore, la passione, l’abbandono, il dolore, la forza, la rinascita, la Speranza, il Credo religioso, interpretato e descritto da Slobodanka Ciric, con i versi sapienti e pieni di pathos, della sua riscrittura del Cantico dei Cantici, il più alto canto d’Amore e di Eros, esempio di Scrittura sacra, insegnamento d’Amore e di Fede.

Una sinergia d’Arte e di Arti quella proposta nel pomeriggio di venerdì 12 novembre 2021, presso la sala Delle Carceri di Castel dell’Ovo a Napoli, nel percorso creativo che affianca la mostra personale “Domenico Sepe, la materia e l’eterno: l’Arte svelata”, a cura di Daniela Marra, organizzata da “Ritmartelab”, “Salotto culturale tematico” e “Associazione Cristo Rivelato” con il patrocinio del Comune di Napoli.

Il Cantico dei Cantici di Slobodanka Ciric, tavole interlocutorie figurative e copertina di Mila Maraniello, edizioni La Città del Sole, una riscrittura, sì in chiave autobiografica, ma “dedicata”, nelle cui rime ognuno può “perdersi” e “ritrovarsi”, che ha come leitmotiv l’Amore in tutte le sue declinazioni, che narra di Fede, espressione massima del nobile sentimento, e di Speranza, sempiterna fonte di nuovi orizzonti nell’incessante ricerca dell’Amore Puro. 

Un libro, nato durante il primo confinamento domiciliare imposto dalla pandemia da SARS-Cov-2, in cui l’autrice ha avvertito la necessità di descrivere non solo il suo Tempo, ma anche quello dell’intera Umanità, ormai privo d’Amore.  

La Bellezza quale forma salvifica del Dolore, ispiratore dell’espressione artistica che diviene fonte e forma di luce, l’interpretazione offerta da Mila Maraniello giovanissima e talentosa digital artist – figlia della scrittrice –  delle tavole interlocutorie figurative da lei ideate e realizzate, che magistralmente integrano e descrivono – anche attraverso il dotto uso esclusivo dei tre colori nero, rosso e bianco – i diversi “quadri” proposti dal testo.

L’Arte nelle sue diverse espressioni e forme quale atto creativo fine a se stesso, rivelatore di emozioni, che risponde all’esigenza dell’artista di offrire al domani una testimonianza del Tempo proprio e di quello di cui è testimone, in un continuo sì confronto, ma privo  di competizione, con le varie correnti o forme espressive, il pensiero partecipato da Domenico Sepe.

L’intensità espressiva delle voci recitanti di Wanda Marasco (l’Amata), Enzo Salomone (l’Amato), Kurush Giordano Zangaro, Maria Giusy Bucciante e Laura Pagliara (il Coro), resa ancora più forte dalle luci volutamente soffuse e dalla suggestività del luogo, ha regalato ai presenti un arcobaleno di emozioni ed il desiderio di conoscere ed approfondire i versi della Ciric.

Le note “fresche” e coinvolgenti del sax di Umberto Bizzarro e della chitarra di Ciro Ammendola hanno accolto e hanno accompagnato con giocosa maestria e sapiente “leggerezza” gli spettatori.

Daniela Marra, “padrona di casa”  ha dato il benvenuto agli ospiti e introdotto la presentazione con professionale grazia.

Il giornalista e sociologo Giuseppe Giorgio, impeccabile moderatore, ha proposto gli interventi con garbo e competenza.

Appassionati sostenitori dell’intera rassegna, Ciro Ciccone e la signora Maddalena, promotori di eventi culturali a Brusciano, hanno condiviso con i protagonisti ogni emozione nel magnifico scenario notturno di Napoli e di Castel dell’Ovo, suggellando con un brindisi la Bellezza, l’Arte, la Cultura e la Sincerità, valori fondanti di ogni interazione sociale e personale.

Blu Parthenope Eventi e Comunicazione

Foto: Silvana Guida

Venerdì 12 novembre 2021 ore 17:00 sala Delle Carceri di Castel dell’Ovo Napoli nel contesto della mostra personale “Domenico Sepe, la materia e l’eterno: l’Arte svelata”, a cura di Daniela Marra, presentazione del libro “Cantico dei Cantici” di Slobodanka Ciric – tavole interlocutorie figurative e copertina di Mila Maraniello.

Venerdì 12 novembre 2021 alle ore 17:00 presso la sala Delle Carceri di Castel dell’Ovo a Napoli, nel contesto della rassegna artistica patrocinata dal Comune di Napoli e organizzata da “Ritmartelab”, “Salotto culturale tematico” e “Associazione Cristo Rivelato” a corredo della mostra personale “Domenico Sepe, la materia e l’eterno: l’Arte svelata”, a cura di Daniela Marra, sarà presentato il libro “Cantico dei Cantici” di Slobodanka Ciric; tavole interlocutorie figurative e copertina di Mila Maraniello; editore La Città del Sole; prefazione del Professore Pasquale Giustiniani; contributi di Deborah Di Bernardo e Daniela Marra.  

Dialogherà con le autrici il giornalista e sociologo Giuseppe Giorgio.

Spazi intimi di bellezza
tra spasmo e desiderio.
Avverto dentro di me,
la sua paradisiaca presenza; 
chiudo gli occhi per vederlo,
e mi volto lentamente.
La sua voce è calda e suadente…

Napoletana d’adozione, artista poliedrica, scrittrice e performer, Slobodanka Ciric è nata in Serbia. Affermatasi, giovanissima, come una delle più conosciute paroliere dei più importanti musicisti jugoslavi, la sua immigrazione in Italia ha coinciso con l’aggressione alla Jugoslavia del 1991, ed il dolore provato, l’ha spinta a farsi portavoce del suo popolo, delle fasce sociali più deboli nonché degli emarginati di Napoli. Autrice di diverse pubblicazioni, la Ciric ha ottenuto numerosi riconoscimenti tra cui il Premio Regionale “Caputo Brut”, il Premio Internazionale “Città di Venezia”, il Premio Speciale “Eudonna”.

Blu Parthenope Eventi e Comunicazione

Foto: Silvana Guida

Slobodanka Ciric “L’incontro di Maria Maddalena con il Risorto”. 7 novembre 2021 Sala Delle carceri di Castel dell’Ovo – Napoli

“Turrita”, a dir di suo zelo e ardor,
prima fu a sentir la voce 
e a la novella nuntiare con gioioso fervor.
 “L’incontro di Maria Maddalena con il Risorto” 

 “L’incontro di Maria Maddalena con il Risorto” 

7 novembre 2021 ore 11:30, Sala Delle carceri di Castel dell’Ovo – Napoli

Una Maria Maddalena emozionante e lacrimosamente appassionata quella interpretata dall’artista “serbo napolitana” e performer Slobodanka Ciric ne “L’incontro di Maria Maddalena con il Risorto”, performance da Lei ideata e scritta che si è tenuta alla sala Delle carceri di Castel dell’Ovo a Napoli, in occasione della presentazione dell’opera scultorea Cristo Rivelato di Domenico Sepe, nel contesto della mostra “Domenico Sepe, la materia e l’eterno: l’Arte svelata”, a cura di Daniela Marra.

Nelle vesti di Simon Pietro, un più che convincente Pietro Mingione, alla sua prima performance.
Soavi le note del violino di Daniela Trionfante che hanno contribuito in maniera eccelsa a rendere la location ancora più suggestiva.


Alla performance sono seguiti gli interventi del Sindaco di Brusciano Giacomo Romano, che ha sottolineato l’importanza dell’Arte e della Bellezza quali espressioni di Cultura e di nuovi orizzonti da offrire alle giovani generazioni fin dall’età scolare, nonché “ponte” tra i diversi territori in un’ottica condivisa di un nuovo domani; di Daniela Marra, museologa e critica d’arte curatrice della mostra, che nell’occasione ha recitato dei versi da Lei composti e dedicati; e di Domenico Sepe, il “demiurgo” della materia e del suo eterno, che ha per la prima volta rappresentato il Cristo con grande drammaticità nell’atto di alzarsi, non più sofferente, ma non ancora sorridente”, come ha precisato la curatrice Marra in occasione del vernissage dello scorso 30 ottobre.
Ospite d’eccezione, Giuseppe Reale, Direttore del Complesso Monumentale di S. Maria La Nova di Napoli.


Garbato moderatore, il giornalista e sociologo Giuseppe Giorgio
Il mecenate Ciro Ciccone e sua moglie Maddalena Russo hanno partecipato all’evento insieme ad un nutrito gruppo di amici, insegnanti e piccoli amanti dell’arte, a testimonianza di una realtà, Brusciano, che si “illumina” nel segno della Cultura e della Bellezza. 

Patrocinata dal Comune di Napoli, la mostra “Domenico Sepe, la materia e l’eterno: l’Arte svelata”, a cura di Daniela Marra. sarà visitabile tutti i giorni dalle 9:00 alle 18:00 fino al 22 novembre 2021 – previa prenotazione al link http://ingressi.comune.napoli.i

Blu Parthenope Eventi e Comunicazione

Foto: Silvana Guida

Slobodanka Ciric l’artista “serba napolitana” interpreta Maria ‘a rossa. “La pagherete tutti! Voi, i vostri figli, i vostri nipoti. La pagherete tutti!”

"La pagherete tutti! Voi, i vostri figli, i vostri nipoti. La pagherete tutti!"
“Svi ćete platiti za to! Vi, vaša deca, vaši unuci. Svi ćete to platiti!”

Slobodanka Ciric l’artista “serba napolitana” interpreta Maria ‘a rossa, la strega di Port’Alba al Museo delle Torture di Napoli.

Slobodanka CIRIC – Mai Straniera in un Mondo Condiviso

Suspense, sortilegi serbi e napoletani, mito e leggenda, ma anche divertimento e simpatia, hanno colorato la sera dello scorso 31 ottobre al Museo delle Torture in Napoli, Vico Santa Luciella, 18, l’interpretazione di “Maria ‘a rossa, la strega di Port’Alba” proposta dalla poliedrica artista e performer “serba-napolitana” Slobodanka Ciric, che ha incuriosito e divertito i visitatori con una performance espressa a tratti in serbo, a tratti in napoletano ed a tratti i italiano.

Ambientata nel 1625, nella Napoli del vice regno spagnolo, al Largo delle Sciuscelle, l’odierna Port’Alba, la leggenda narra la storia di Maria la rossa (Maria ‘a rossa), una bella ragazza dai capelli rossi apprezzata e molestata per la sua bellezza da tutti gli uomini “pure ‘o Vescovo se n’accurgette e nu juorno…” e oggetto di invidia e maldicenze da parte di tutte le donne che l’accusavano di essere una strega “‘na janara” ed un’ammaliatrice.

Una sera, all’improvviso, mentre Maria passeggiava con il suo sposo Michele nei pressi della loro casa  al Largo delle Sciuscelle, vicino alla fontana che lì nei pressi faceva da ristoro per i viandanti e da luogo di ritrovo, rimase vittima di un sortilegio, perdendo per sempre il suo amore. In preda alla disperazione, cominciò così lei stessa a diffondere la voce di essere una strega, dispensando consigli e suggerendo sortilegi e pozioni magiche alle moltissime persone – soprattutto donne – che le si rivolgevano appositamente.

“... uzmi odsečeno krilo slepog miša i uveče neparnih dana po tri puta pogledaj voljenu osobu kroz krilo...” “…prendi l’ala tagliata di un pipistrello e nelle sere dei giorni dispari, per tre volte, guarda l’amato o l’amata attraverso l’ala…”

Un brutto dì però, Maria ‘a rossa, senza che neanche uno dei tanti che a Lei si erano rivolti per “consigli”, sortilegi o pozioni la difendesse, fu arrestata e condannata per stregoneria: rinchiusa in una gabbia sotto l’arco di Port’Alba, fu lasciata penzoloni a morire di fame e di sete. 

Dopo giorni di maledizioni e anatemi continui “La pagherete tutti! Voi, i vostri figli, i vostri nipoti. La pagherete tutti!” “Svi ćete platiti za to! Vi, vaša deca, vaši unuci. Svi ćete to platiti!” “Avete passa’ tanta guaje, ma tanta guaje, ma tanta guaje, ch’avete murì comme mò mor’ je”, Maria ‘a rossa morì.

Tutt’oggi c’è chi dice che di notte pianga e vaghi senza pace per via Port’Alba alla ricerca del suo amore perduto.

"La pagherete tutti! Voi, i vostri figli, i vostri nipoti. La pagherete tutti!"

Blu Parthenope Eventi e Comunicazione

Foto: Silvana Guida

Mostra collettiva. Arte & Parole – XII edizione. Sabato 23 Ottobre 2021 – Venerdì 12 Novembre 2021.

Arte & Parole
Esposizione collettiva di arte contemporanea

galleria Gard – Roma
dal 23 ottobre al 12 novembre 2021

La Galleria GARD presenta da sabato 23 ottobre la XII° edizione della mostra ARTE & PAROLE , esposizione collettiva di Arte Contemporanea, inserita nel RAW – Rome Art Week 2021, è una delle mostre che la Galleria Gard propone a cadenza annuale,  il padrino del progetto era Remo Remotti (attore, poeta e artista Romano) , dopo la sua scomparsa è stato deciso di dedicare a lui le edizioni a venire.  Parte della serata inaugurale verrà dedicata alla parola. Undici sono gli artisti selezionati , diversi per stile, linguaggi e tecniche usate, l’obbiettivo è creare un’esposizione ricca di generi artistici che rende omaggio alla parola creando una con-fusione tra comunicazione verbale e visiva, il comune denominatore delle opere in esposizione è l’unione dell’opera con la parola, intesa non solo come parola reale, ma come verso, poesia, a volte immaginaria, collegata inconsciamente all’opera stessa.

  • Espongono:
  • Francesca Bianchi,
  • Maya Brittain,
  • Angela Consoli,
  • Silvano Debernardi,
  • Angela Esposito
  • Sonia Mazzoli,
  • Francesca Mollicone,
  • Marisa Muzi,
  • Alessio Piccinno,
  • Federica Scoppa,
  • Vincenza Spiridione
  • Inaugurazione: Sabato 23 Ottobre dalle 17.30 alle 21.00
  • La serata di apertura sarà accompagnata da:
  • Video Performance Experience “Impronte di Normalità 2021 “- di Francesca Mollicone- dalle 17:30 alle 21:00
  • Presentazione del Romanzo “Se è Amore. L’antefatto “di Vincenza Spiridione a cura di Monica Zarelli di Lettori Virali, ore 18, 00
  • Alle ore 16:30 di sabato 23 ottobre, in anteprima all’apertura della mostra, i ragazzi del gruppo Autonomia “la vita è bella” visiteranno la mostra, guidati dalle educatrici Lucia De Rocco e Valentina Moruzzi, che operano nella Cooperativa Le 1000 e 1 notte che ha la finalità di integrazione sociale dei ragazzi speciali.

Mostra inserita nella RAW Rome Art Week 2021.

Arte & parole - XII edizione. Mostra collettiva

Federica Scoppa

Arte & parole - XII edizione. Mostra collettiva

Francesca Bianchi

Arte & parole - XII edizione. Mostra collettiva

Marisa Muzi

Curatela Sonia Mazzoli
Staff Lorenzo Salinetti

Cenni Storici – Galleria Arte Roma Design:
Nasce nel 1995, con la funzione di editore, promotore, produttore e distributore di Arte e Design Autoprodotto. Nel tempo le sono stati riconosciuti contenuti di particolare creatività e fantasia sia da Istituzioni Pubbliche sia dai media che hanno seguito sempre con grande interesse l’evoluzione della Galleria diventata un importante punto nevralgico per gli artisti emergenti, un punto di raccordo e sperimentazione. Negli anni, numerosi personaggi del mondo della pittura, del design, della poesia, del teatro e del cinema, si sono avvicinati alla Galleria collaborando con il suo staff in numerose iniziative. Dal 1997 GARD sceglie come ubicazione uno spazio di 600 mq. tra il Gazometro e la Piramide Cestia, ex zona industriale del vecchio porto fluviale di Roma; spazio multifunzionale che si presta periodicamente per esposizioni ed eventi di arte, design e cultura, affiancando attività di promozione a laboratori creativi dedicati alla manualità, dedicando una specifica attenzione alla sperimentazione di nuovi linguaggi artistici e all’utilizzo di materiali di recupero e riciclo. Il 20 ottobre 2011 la Galleria viene coinvolta nell’alluvione di Roma ed è costretta a chiudere. Ci vogliono tre anni per poter bonificare e riqualificare i locali, tamponare e far fronte ai molti danni, viene fatto un progetto e un intervento di riduzione spazi e nuova destinazione d’uso di alcune aree. GARD, ha saputo tuttavia far fronte, specie in questi ultimi anni, agli innumerevoli problemi insorti con la solita volontà e grinta che l’hanno sempre contraddistinta.

ORARI: Dalle 16.30 alle 19.30 – dal lunedì – al venerdì – ( visitabile solo su appuntamento)
Info e Prenotazioni +39 340.3884778 – Infomail: soniagard@gmail.com

INGRESSO: libero

Avrebbe imparato a guardarsi dentro con nuova consapevolezza e avrebbe finalmente apprezzato il bene che arriva quando ti affidi alla tua parte migliore, quella che ti mette in relazione con l’assoluto, che ti consente di capire chi sei, nel mistero della tua esistenza. 

Realtà e fantasia, consapevolezza e sogno, concretezza e mistero, sono le forze che si sviluppano in questo romanzo, durante un tempo che parte dalla vita della protagonista, per raggiungere ogni donna alla ricerca dell’amore e di se stessa. Le relazioni instaurate, viziate alle origini da legami familiari malfermi, finiscono per qualificarsi come una serie innumerevole di errori. In un andirivieni che parte dall’adolescenza, dalle scelte di ragazza a quelle di donna, riconosciuta come immatura, deprivata della propria autenticità, Silvia scandaglia la sua interiorità e arriva all’origine della perdita di purezza della bambina che era stata. Finalmente adulta, lontana da schemi e paure, riesce a leggere gli avvenimenti cardine della sua vita, evidenziando come la cultura maschilista imperante ne abbia determinato il destino, suo malgrado. Attraverso la vita di Silvia, che alla fine approda in scelte che alimentano la dimensione spirituale, l’autrice ci intrattiene con brevi riflessioni sul paradigma teologico dell’amore cristiano, confrontandone gli esiti con il pensiero marxista. Al lettore resta l’interrogativo se nella vita di questa donna la dimensione del sogno alla fine si imporrà come una scelta di vita…

Vincenza Spiridione, esordisce come scrittrice con Se è amore – L’antefatto, primo di una trilogia. L’esercizio della scrittura è parte integrante della sua vita. Rimane inedito Le forbici di Clarice, in finale al Premio Teramo nel 2004. Dopo la maturità classica, si laurea in Giurisprudenza e in Sacra Teologia. Nota come pittrice e scultrice, da sempre è impegnata a favore del superamento delle condizioni di sfruttamento e annientamento dell’essere umano, perché prevalga la cultura della Persona. Nell’arco della sua vita è stata catechista e sindacalista. http://www.violaeditrice.it/prodotto/2408/

#alTempoNelTempo. Fernando Pessoa, Viaggiare!…

Viaggiare!
Viaggiare! Lasciare paesi!
Essere altri costantemente,
perché l'anima non ha radici
per vivere per vedere soltanto!
Non appartenere neppure a me!
Andare avanti, andare dietro
l’assenza di avere un fine
e dell'ansia di raggiungerlo!
Viaggiare così è viaggio.
Ma lo faccio senza aver di mio
altro che il sogno del passaggio.
Il resto è solo terra e cielo.

Fernando António Nogueira Pessoa  Lisbona13 giugno 1888 – Lisbona30 novembre 1935) è stato un poetascrittore e aforista portoghese.

È considerato uno dei maggiori poeti di lingua portoghese, e per il suo valore è comparato a Camões. Il critico letterario Harold Bloom lo definì, accanto a Pablo Neruda, il poeta più rappresentativo del XX secolo.

Avendo vissuto la maggior parte della sua giovinezza in Sudafrica, la lingua inglese giocò un ruolo fondamentale nella sua vita, tanto che traduceva, lavorava, scriveva, studiava e perfino pensava in inglese. Visse una vita discreta, trovando espressione nel giornalismo, nella pubblicità, nel commercio e, principalmente, nella letteratura, in cui si scompose in varie altre personalità, contrassegnate da diversi eteronimi. La sua figura enigmatica interessa gran parte degli studi sulla sua vita e opera, oltre ad essere il maggior autore della eteronimia.

Morì a causa di problemi epatici all’età di 47 anni nella stessa città dov’era nato. L’ultima frase che scrisse fu in inglese “I know not what tomorrow will bring… “ (Non so cosa porterà il domani) e si riportano come le sue ultime parole (essendo molto miope) “Dê-me os meus óculos!” (Mi dia i miei occhiali).

Dal Bairro Alto all’Alfama, dal castello de São Jorge al monastero dos Jerónimos, da praça do Comercio a praça Marquês de Pombal percorreremo insieme a Fernando Pessoa le vie di Lisbona scoprendo monumenti, palazzi, piazze, parchi, musei; lo accompagneremo nei locali che frequentava; saliremo su uno dei tanti eléctricos per raggiungere i quartieri che si inerpicano sulle sette colline e dall’alto ammireremo il Tago e l’oceano con i loro colori spettacolari. Lisbona è una piccola guida, scritta da Pessoa in inglese nel 1925 ma decisamente molto utile ancora oggi. Questa edizione è arricchita dall’ appendice Lisbona oggi, a cura di Maria Teresa Bonafede – percorsi, suggerimenti e indicazioni utili al visitatore del Duemila – ed è completata da un apparato fotografico che ritrae la magica città nella sua evoluzione e da un inserto cartografico. Fernando Pessoa Lisbona

The Day After Tomorrow – L’alba del giorno dopo, film del 2004 diretto da Roland Emmerich.

«A tempesta finita, saremo in una nuova era glaciale»

(Jack)

The Day After Tomorrow – L’alba del giorno dopo (The Day After Tomorrow) è un film del 2004 diretto da Roland Emmerich. È una storia di fantascienza apocalittica del filone catastrofico sceneggiata dallo stesso Emmerich.

Il film è uscito in Italia il 28 maggio 2004.[1][2] Rivelatosi un successo commerciale, il film divenne il sesto maggior incasso del 2004, ma ricevette un’accoglienza mista, con lodi al reparto effetti speciali e critiche alle numerose inaccuratezze scientifiche.

La visione apocalittica del regista Roland Emmerich sul conflitto tra natura e uomo pone al centro del film l’importanza della conservazione dell’ambiente naturale, ma, mentre nella realtà il pericolo temuto è un surriscaldamento dell’atmosfera, nel film, al contrario, si prospetta un’imminente nuova era glaciale

Durante una campagna di ricerche sulla composizione degli strati di ghiaccio antartici, in stretta relazione con l’osservazione dei cambiamenti climatici, il paleoclimatologo Jack Hall, assieme ai suoi colleghi Frank Harris e Jason Evans, assiste al distacco di una porzione di banchisa dall’Antartide, pari alla superficie del Rhode Island. Alla conferenza delle Nazioni Unite sul surriscaldamento globale tenutosi a Nuova Delhi in India, esponendo i suoi dati, illustrerà le imminenti condizioni che ritiene rendano possibile l’avvento di una glaciazione, anche se non sa quando potrebbe avvenire. Presentando la relazione dei suoi studi, si scontra con il vicepresidente degli Stati Uniti, che non crede a queste previsioni catastrofiche, affermando che l’economia non è abbastanza florida per indirizzare la politica di governo sul cambiamento climatico. Un altro studioso del clima, lo scozzese Terry Rapson, prende per vere le conclusioni di Hall e inizia una collaborazione col professore statunitense.

Jack ha anche una vita privata tormentata, divisa tra lo studio, le esplorazioni e la famiglia. È sposato con una chirurga, la dott.ssa Lucy Hall, ed ha un figlio, Sam, che sente molto la mancanza della figura paterna.

Sam partecipa ai campionati di cultura tra scuole che si tengono negli Stati Uniti, e parte per New York da Washington dove abita, assieme a due compagni di studio, Laura Chapman (della quale è segretamente innamorato) e Brian Parks. L’aeroplano durante il volo entra in una turbolenza dovuta ad un eccezionale temporale, rischiando di precipitare.

Nel mondo incominciano a verificarsi strani eventi atmosferici; il professor Rapson, dal suo centro di studi in Scozia, verifica un preoccupante calo di 13 °C della temperatura oceanica. Messosi in contatto col collega Hall, lo informa dei dati in suo possesso. Sviluppando questi ultimi col suo metodo di calcolo, Jack stabilisce che è imminente una nuova glaciazione, in tempi brevissimi. Incontrando nuovamente il vicepresidente degli Stati Uniti, Jack presenta i suoi dati; ancora una volta non creduto, viene tacciato di sensazionalismo.

A New York intanto piogge torrenziali devastano la città, e un immane maremoto allaga Manhattan. Sam ed i suoi amici, in compagnia di un ragazzo conosciuto al torneo di cultura, J.D., si rifugiano nella Biblioteca Pubblica di New York. Laura nel tentativo riuscito di salvare una madre con la figlia in pericolo si ferisce ad una gamba. Sam riesce a mettersi brevemente in contatto col padre, che gli raccomanda di restare a tutti i costi in un rifugio.

Nel mondo intanto gli eventi atmosferici degenerano, fino a che Los Angeles viene distrutta da una serie di tornado. In Scozia, nel frattempo, una formazione di elicotteri da trasporto militari si addentra nell’occhio di un ciclone anomalo. Si tratta di una tempesta che trasporta rapidamente aria fredda, direttamente da strati alti dell’atmosfera, e al cui interno si raggiunge la temperatura di -101 °C (-150 °F), sufficiente a congelare il carburante dei velivoli, che si schiantano rovinosamente al suolo, con la successiva morte dell’equipaggio per congelamento istantaneo. Sapendo che il record nel mondo è di -93,2 °C. Rapson avvisa immediatamente Hall e la conclusione è che tre di questi cicloni (gli altri su Canada e Siberia) si stanno indirizzando nell’area a nord dell’equatore. È l’avvento di una nuova glaciazione.

Riconoscimenti

#LoSCAFFALEdelCONOSCERE: Ritratto di signora – dipinto a olio su tela di Gustav Klimt 

Il Ritratto di signora è un dipinto a olio su tela di Gustav Klimt realizzato tra il 1916 e il 1917 e custodito all’interno del museo Galleria d’arte moderna Ricci Oddi di Piacenza.

Acquisito dal collezionista Giuseppe Ricci Oddi nel 1925 da Luigi Scopinich, un’analisi a raggi X effettuata nel 1996 per intuizione della maturanda Claudia Maga rivelò che il ritratto era una versione ridipinta di un lavoro perduto di Klimt, scomparso nel 1917. Il ritratto originale mostrava una donna con un cappello, Ritratto di ragazza. Quest’ultimo venne esposto nel 1912 a Dresda, ed era stato rappresentato solamente nell’illustrazione pubblicata sulla rivista Velhagen & Klasings Monatshefte (XXXII-XXXIII. 1917-18, p. 32).

Il dipinto è stato ufficialmente smarrito il 22 febbraio 1997  poco prima di una mostra speciale in galleria, durante i lavori di ristrutturazione dell’edificio. Il furto avvenne qualche giorno prima e la sua cornice fu lasciata sui tetti dell’edificio.

Nell’aprile 1997, la polizia scoprì un falso del quadro a Ventimiglia, in un pacchetto indirizzato all’ex Presidente del Consiglio dei ministri italiano Bettino Craxi che era a Hammamet, in Tunisia.[5] Il caso venne riaperto nel 2014.

Nel dicembre 2019, 23 anni dopo il furto, una borsa contenente il dipinto è stata recuperata da un incavo in una parete esterna della galleria da dei giardinieri che stavano eseguendo dei lavori di pulizia.[7] A metà gennaio 2020 il dipinto è stato autenticato,[8] e verrà esposto dal 28 novembre 2020 presso la Galleria di arte moderna Ricci Oddi di Piacenza.

More than 17 years since it was stolen from a gallery in northern Italy, Gustav Klimt’s Portrait of a Woman is reportedly once again the subject of a police investigation after technological advances allowed for the case to be reopened.

Lettera di Gustav Klimt a Emilie Flöge, 18 novembre 1895. Inchiostro di china nero su carta, 3 fogli di carta da lettera (piegati): 17,6 x 22,6 cm (2 fogli), 17,6 x 11,2 cm (1 foglio) Busta: 9,2 x 12 cm, timbro postale: Praga 18.11.95, Vienna 19.11.95. Collezione privata © Alfred Weidinge

The oil painting, believed to date from 1916-1917, was stolen from the Ricci-Oddi gallery in Piacenza in February 1997 and disappeared without a trace. Gustav Klimt theft case reopens in Italy 17 years onGustav Klimt theft case reopens in Italy 17 years on

Ma chi è la donna ritratta in due momenti diversi da Klimt? Perché l’artista avrebbe cancellato il primo ritratto per realizzarne un altro sopra? Da chi è stato rubato il quadro, chi è stato ad averlo restituito e perché? “Da piacentino – spiega l’autore – e da persona che lavora in Ricci Oddi come assistente del compianto direttore Stefano Fugazza, il furto di questo Klimt è stato un vero un trauma storico. Un pezzo di storia della città è sparito per molti anni, distendendo una cappa di silenzio. Dietro questo lavoro si cela poi il mio rapporto di grande amicizia con Stefano Fugazza, uomo e storico dell’arte formidabile, la cui carriera è stata molto segnata da quell’episodio. Il fatto che il quadro fosse stato ritrovato alla vigilia della mostra che avevo curato per celebrare Fugazza, a dieci anni dalla scomparsa, in un dicembre reso incantato da una rara nevicata che ha imbiancato Piacenza, mi è sembrato un messaggio straordinario, fortemente narrativo. Così ho dato inizio alla mia storia”.“Da piacentino – spiega l’autore – e da persona che lavora in Ricci Oddi come assistente del compianto direttore Stefano Fugazza, il furto di questo Klimt è stato un vero un trauma storico. Un pezzo di storia della città è sparito per molti anni, distendendo una cappa di silenzio. Dietro questo lavoro si cela poi il mio rapporto di grande amicizia con Stefano Fugazza, uomo e storico dell’arte formidabile, la cui carriera è stata molto segnata da quell’episodio. Il fatto che il quadro fosse stato ritrovato alla vigilia della mostra che avevo curato per celebrare Fugazza, a dieci anni dalla scomparsa, in un dicembre reso incantato da una rara nevicata che ha imbiancato Piacenza, mi è sembrato un messaggio straordinario, fortemente narrativo. Così ho dato inizio alla mia storia”.

Klimt, Riam Munk e il doppio ritratto
“Uno dei problemi che più gravano su Klimt è che è stato un artista che ha scritto poco o niente. La poca corrispondenza che abbiamo riguarda sempre cose molto concrete che il pittore doveva fare o comunicare. Questo ripensamento, questa opera doppia resta un mistero. Non abbiamo appunti di lavoro. Tuttavia nell’ultima fase della sua produzione, esiste un soggetto funebre ripetuto, l’ebrea Ria Munk, morta giovane e della quale la madre chiese a Klimt un ritratto. Lui la rifece tre volte cercando una certa perfezione nell’esecuzione. Mi è sembrato che questo potesse essere il percorso di interpretazione anche per il Ritratto di signora, una sorta di celebrazione post mortem. Da lì si è generata tutta la storia romanzesca, ma strettamente intessuta sui dati storici”. http://www.arte.it

Gustav Klimt © Archiv des Belvedere, Wien, Nachlass Ankwicz-Kleehoven

Il doppio ritratto
“Se il doppio ritratto non esistesse non esisterebbe nemmeno il resto. Tutto quello che rimane è un ritratto ed è doppio. Mi ritrovai a pensare che se la nostra era una famiglia di madri che morivano dando alla luce i propri figli, il Ritratto di Klimt era la chiave di tutto” scrive Dadati.
Ogni personaggio talvolta, ignaro di cosa sia e di dove stia andando, un po’ come il doppio ritratto di Klimt, si muove su un terreno di sabbia come in un precario equilibrio dominato dal tema del doppio. Tutte le vite, che prendono forma su un palcoscenico quasi teatrale, diventano così metafora dell’opera, mentre quello che emerge è un senso di grande incertezza, che accomuna le figure di queste pagine all’opera di Klimt.

#LoSCAFFALEdelCONOSCERE #ascoltando

Opere uniche di Tonino Dal Re

Tonino Dal Re nacque l’otto dicembre del 1924 da una famiglia contadina alla periferia di Imola. Fin da bambino dimostrò un carattere estroverso, molto irrequieto, sempre alla ricerca del nuovo, con una spiccata predisposizione per il disegno e la manualità. Ancora oggi, il figlio del suo maestro elementare, conserva gelosamente un quadro che Tonino fece all’età di 10 anni e che regalò al maestro. Adolescente, conobbe il poeta Luigi Orsini che lo stimolò a valorizzare la sua vena artistica e gli fece conoscere i pittori imolesi Anacleto Margotti ed il Conte Tommaso Dalla Volpe.

ciclisti

L’assidua frequentazione di questi pittori contribuì alla sua formazione artistica, soprattutto quella con Tommaso Dalla Volpe, con il quale rimase un legame affettivo molto forte, fino alla sua scomparsa negli anni ’60. Tonino Dal Re aveva ormai fatto la sua scelta artistica ed iniziò a dipingere producendo molte opere, raffiguranti paesaggi e momenti caratteristici della sua Romagna. Negli anni ’50 ebbe l’opportunità di affrescare una chiesa, cosa che aveva desiderato fin da bambino. Affrescò in seguito molte chiese, residenze private e teatri. Nel corso degli anni la sua pittura si è molto evoluta nella continua ricerca della narrativa del movimento e del nuovo. Molte le correnti e le tecniche a cui si è dedicato. Dal figurativo, caratterizzato da paesaggi, fiori, ricordi agresti della sua Romagna, ciclisti, pretini e ritratti ha poi spaziato in argomenti più complessi e ricercati: partendo dal surreale fantastico passando al surreale simbolico approdando infine al fantastico visionario.
Dal figurativo, caratterizzato da paesaggi, fiori, ricordi agresti della sua Romagna, ciclisti, pretini e ritratti ha poi spaziato in argomenti più complessi e ricercati: partendo dal surreale fantastico passando al surreale simbolico approdando infine al fantastico visionario.

Si è inoltre cimentato nel disegno, nell’acquerello e nelle incisioni. Seppur in minima parte si è dilettato nella tecnica della creta creando svariate statuette. Tonino Dal Re vanta una carriera artistica di ben 75 anni; dal primo quadro fatto a 10 anni all’ultimo quadro da lui dipinto un mese prima della morte a 85 anni

quattro rose

Quando parlava della sua morte, Tonino immaginava sempre che arrivasse all’improvviso, costringendolo a lasciare incompiuto il quadro a cui stava lavorando in quel momento. Negli ultimi tempi, ancora lucidissimo, non era più in grado di accudirsi da solo e dipendeva totalmente dagli altri. Una situazione per lui estremamente umiliante ed insostenibile. Quando si è stancato di vivere in quelle condizioni, ha voluto chiudere in bellezza programmando la sua fine come aveva sempre programmato la sua vita.

Un mese prima della morte aveva iniziato un quadretto raffigurante una scena di pretini che però mise da parte perché l’incontro inaspettato con una nuova modella gli aveva infuso energia, stimolandolo a dipingere il quadro che ha intitolato. La poltrona rossa In esso ha racchiuso un insieme di sensazioni profonde e la carica erotica che ha caratterizzato tutta la sua produzione artistica e la sua vita. Non c’è volgarità, è un omaggio alla donna e alla sua sensualità. Si è identificato nella poltrona rossa che sorregge la donna con espressione allegra e compiaciuta, quasi a dire: “Ho vissuto a lungo e bene” e così ha salutato la vita. Ha poi rimesso sul cavalletto il quadretto dei pretini ma, volutamente, non lo ha completato posando definitivamente i pennelli. Aveva deciso che quella sarebbe stata l’opera incompiuta. Opere uniche di Tonino Dal Re.

premio della montagna