Seconda edizione Forum Blu Economy – Nella top five nazionale stradominio del Sud Italia con Domus De Maria (Su), Pollica (Sa), Nardò (Le), Baunei (Nu) e San Giovanni a Piro (Sa), tutti “Comuni Amici delle tartarughe”.

In Italia blue economy preziosa come l’oro e a cinque 5 vele: l’economia del mare rappresenta il 10,2% del Pil Italiano e trova un terreno fertile anche nelle 30 località balneari premiate da Legambiente e Touring Club Italiano dove si punta  su turismo dolce, sostenibilità ambientale e capitale naturale. 

La Sardegna regione con più realtà premiate, mentre tra i laghi Molveno si conferma al vertice. 

Nella Penisola più che triplicati i “Comuni amici delle tartarughe”, arrivati a quota 103.   

Quattro le buone pratiche su regolamentazione flussi turistici e overtourism. 

Legambiente: “La blue economy è un pezzo di economia fondamentale per conseguire gli obiettivi climatici e del Green Deal europeo, ma è importante che abbia un approccio sostenibile conciliando promozione del settore marittimo, nuova occupazione, conservazione e tutela di habitat e biodiversità”. 

In Italia la blue economy vale come l’oro ed è sempre più a cinque vele. A portare in primo piano numeri di settore ed esperienze balneari di successo, a partire dalle località a cinque vele 2025, è Legambiente in occasione della seconda edizione del Forum Blue Economy organizzato oggi a Roma nell’ambito del progetto europeo Life Sea.Net. Nella Penisola, stando agli ultimi dati disponibili, la blue economy rappresenta il 10,2% del Pil italiano, conta un giro d’affari di 47 miliardi di euro all’anno, dando lavoro a un milione di persone. Core business il Mar Mediterraneo – uno dei più importanti hotspot di biodiversità che ospita oltre 17.000 specie – ma anche gli oltre 7mila km di costa della Penisola e la spinta che arriva dalle 30 località balneari a cinque vele –20 di mare e 10 di laghi – premiate oggi da Legambiente e Touring Club Italiano alla Casa dell’Architettura e descritte nella Guida “Il mare più bello 2025”. Il segreto di queste località è quello di puntare su sostenibilità ambientale, turismo dolce, valorizzazione del territorio e tutela della biodiversità. Un mix perfetto grazie al quale in queste aree la blue economy va a gonfie vele portando crescita economica, miglioramento della qualità della vita ma anche tutela e conservazione dell’ecosistema.  

Blue Economy a cinque vele: Il Sud domina la top five nazionale delle località marine a cinque vele con ben cinque comuni del Meridione che si distinguono anche per essere tra i 103 “comuni Amici delle Tartarughe”, avendo firmato il protocollo d’intesa promosso da Legambiente nell’ambito del progetto europeo Life Turtlenest. 

  • Prima in classifica è la sarda Domus De Maria (Su) con la neonata area marina protetta Capo Spartivento, e tra le new entry 2025 dei “comuni Amici delle tartarughe” impegnati a portare avanti azioni concrete quali la pulizia manuale delle spiagge, limitazioni dell’inquinamento luminoso, formazione dei gestori balneari, collaborazione con referenti scientifici per il monitoraggio e la protezione dei nidi. 
  • Secondo posto per la cilentana Pollica (Sa), seguita in ordine di classifica
  • da Nardò, località in provincia di Lecce tra le new entry di comuni amici delle tartarughe,
  • dalla sarda Baunei (Nu) anche lei new entry tra i comuni amici delle tartarughe, e
  • da San Giovanni a Piro (Sa). 
  • A livello regionale la Sardegna si conferma anche quest’anno la regione con più realtà premiate, ben 6 comuni a cinque vele, seguita da Puglia e Campania con rispettivamente cinque e tre comuni a testa dove sventolano le cinque vele.
  • Sul fronte laghi, quello di Molveno, in Trentino-Alto-Adige, conferma anche nel 2025 la sua posizione da leader in classifica, seguito dal lago di Monticolo ad Appiano sulla strada del Vino (Bz) e il lago di Avigliana Grande (To).  

Salgono a 103 i comuni Amici delle Tartarughe marine, segnalati nella Guida Il Mare più bello con l’apposito simbolo della tartaruga, più che triplicati rispetto al 2024 quando erano 33. Tra le new entry 2025, oltre alla citata Domus De Maria, Nardò (LE), Baunei (NU), ci sono anche, Roma con il litorale di Ostia, Genova, La Maddalena, Tropea, Ugento e molte altre. A livello regionale la Campania, con 25 comuni, guida la classifica dei “Comuni Amici delle Tartarughe”, seguita da Puglia (15 comuni), Calabria (13), Lazio (12), e poi da Toscana e Sardegna con rispettivamente dieci comuni a testa. Salgono invece a 38 le aree protette costiere che hanno firmato il protocollo, con tre new entry, tutte in Puglia: il Parco di Porto Selvaggio, il Parco del litorale di Ugento e il Parco della Costa di Otranto e Leuca.  

“La Blue economy – commenta Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – rappresenta un pezzo di economia fondamentale per conseguire gli obiettivi climatici al 2030 e quelli del Green Deal europeo, ma è importante un approccio sempre più sostenibile conciliando la promozione del settore marittimo, nuova occupazione, la conservazione di habitat e biodiversità e definire una governance condivisa con regole chiare. Ce lo ricorda anche la conferenza delle Nazioni Unite sugli Oceani in corso a Nizza dove si sta discutendo di un possibile Patto europeo per gli Oceani e della qualità di mari e oceani minacciati in primis da sfruttamento, inquinamento e crisi climatica. Servono azioni internazionali e nazionali, ma anche interventi a livello territoriale. Le esperienze delle località balneari a cinque vele che oggi abbiamo premiato insieme al Touring Club Italiano dimostrano come ciò sia fattibile partendo da un turismo sostenibile capace di valorizzare il territorio e il capitale naturale affrontando al tempo stesso le tante problematiche ambientali come crisi climatica, inquinamento e overtourism”.  

“Dal 2000 dedichiamo una guida al mare più bello d’Italia – afferma Giulio Lattanzi, Direttore Generale del Touring Club Italiano – un traguardo importante: un quarto di secolo in cui Il mare più bello, ha raccontato, mappato e valorizzato il patrimonio marino e lacustre del nostro Paese, unendo alla promozione turistica del territorio un forte impegno per la sostenibilità e la difesa dell’ambiente, come indicato con grande forza dalla modifica dell’art. 9 della Costituzione. Un invito a scoprire luoghi noti e meno noti e a lasciarsi ispirare per vivere esperienze turistiche autentiche. Ma soprattutto uno strumento per riflettere sul nostro rapporto con l’ambiente, in un momento in cui cambiamento climatico e inquinamento rendono sempre più urgenti azioni concrete a tutela del Pianeta: l’innalzamento del livello dei mari, l’erosione costiera, l’aumento delle temperature, la perdita di biodiversità, le microplastiche in mare sono effetti delle attività umane. Attività che impattano anche sulle economie locali e sul turismo del futuro. Come Touring Club Italiano siamo orgogliosi di contribuire con questa guida alla diffusione di un modello di turismo consapevole, rispettoso dei territori e delle comunità che li abitano e siamo grati a Legambiente per la proficua e duratura collaborazione, che unisce esperienze e competenze complementari in un progetto comune così importante”.  

Blue Economy, sfide, proposte e buone pratiche: Oggi la blue economy si trova ad affrontare nuove sfide e problemi. Tra queste la crisi climatica che avanza con impatti importanti su mare e biodiversità; ma anche la necessità di seguire un approccio sempre più sostenibile a partire da settori come la pesca e il turismo. Il primo in crisi a causa di decenni di pesca intensiva, il secondo minacciato da un eccessivo overtourism. Alla luce di ciò, per Legambiente è fondamentale che l’Italia promuova una crescita blu, gestendo responsabilmente i mari attraverso un’efficace e sostenibile strategia nazionale marina conservando e tutelando habitat e biodiversità, e ratifichi velocemente il trattato per la tutela dell’Alto mare per garantire la tutela delle acque marine oltre le 200 miglia dalla costa. Sul fronte pesca è importante puntare sulla pesca costiera artigianale che rappresenta il settore con il minor impatto ambientale e la maggiore occupazione. Dall’altro lato occorre promuovere un turismo che non “soffochi” le località turistiche, come ben dimostrano le quattro buone pratiche selezionate da Legambiente e di cui si è parlato oggi al Forum Blue Economy. 

Dal Parco nazionale delle Cinque Terre, che prevede modalità di gestione del traffico sui sentieri e limitazioni e all’interno dell’area marina protetta per le imbarcazioni a motore, al Parco nazionale Arcipelago Toscano, che porta avanti una fruizione controllata di quelle isole tradizionalmente precluse alla visita dei turisti aprendo le porte di territori fragili e delicati secondo modalità e protocolli severi che hanno permesso di coniugare tutela dell’ambiente e fruizione turistica controllata. Altra buona pratica, la piattaforma Oikos realizzata da un’azienda sarda e utilizzata da sempre più comuni costieri che hanno previsto modalità di prenotazione per fruire delle loro spiagge a numero di bagnanti contingentati.  E infine Garda Green, una rete di strutture di ospitalità (alberghi, ristoranti e camping) dell’area del Garda che hanno condiviso un protocollo di sostenibilità costituito da un marchio, da un disciplinare e da un documento tecnico riconosciuto dalla Regione Veneto, da Legambiente Turismo e dal Global Tourism Sustainable Council.  

“Per proteggere la biodiversità che abita i nostri mari e per conservare e ripristinare gli ecosistemi costieri – commenta Antonio Nicoletti, responsabile nazionale aree protette di Legambiente – servono interventi concreti e l’adozione di una visione di Sustainable Blue Economy, che unisca lo sviluppo economico e la protezione ambientale. Non è un caso che gran parte delle località a cinque vele ricadono in aree di grande interesse naturalistico dove il capitale natura rappresenta un importante volano economico e di sviluppo. All’Italia chiediamo di recuperare i ritardi accumulati sulla strategia marina nazionale e sulla mappatura delle aree marine da proteggere, di promuovere una gestione integrata della costa, rafforzare la tutela degli ecosistemi incrementando le aree marine protette e migliorando la governance degli enti gestori dei siti Natura 2000 anche facendo tesoro dell’esperienza del progetto Life Sea.Net”.  

 Life Sea.Net e Rete Natura 2000: Il progetto Life Sea.Net, cofinanziato dal Programma LIFE della Commissione Europea e coordinato da Legambiente,  mira a supportare l’Italia nella difesa e nella efficace gestione degli ecosistemi marini e prevede di migliorarne la gestione grazie ad un toolkit governance: una guida di supporto a tutti gli enti gestori dei siti marini Natura 2000 che – tramite un approccio condiviso – fornisce una regolamentazione adeguata per il raggiungimento degli obiettivi delle politiche europee in tema di biodiversità e sviluppo sostenibile. Legambiente ricorda che in Italia la Rete Natura 2000, istituita nel 1992 dall’Unione Europea, attraverso la direttiva “Habitat”, ha l’obiettivo di salvaguardare specie e habitat di interesse comunitario ed è costituita da 281 Siti di Interesse Comunitario (SIC). Di questi solo 119 hanno un piano di gestione. La mappatura delle aree marine da proteggere non è stata completata, soprattutto per quanto riguarda il mare aperto e i siti transfrontalieri. Su questo l’associazione ambientalista chiede all’Italia di accelerare il passo.   – Info su https://guidablu.legambiente.it/ 

Campania Teatro Festival 2025

Dal 13 giugno al 13 luglio 2025 torna il Campania Teatro Festival, rassegna multidisciplinare di prestigio internazionale che giunge alla sua 18ª edizione, confermandosi tra gli eventi culturali più attesi sul territorio. Organizzato dalla Fondazione Campania dei Festival, diretta da Ruggero Cappuccio, con il sostegno della Regione Campania, il Festival presenta un ricco programma di oltre 150 eventi, tra cui 70 prime nazionali e internazionali e numerose co-produzioni.

Il tema di quest’anno, Battiti per la Pace, invita il pubblico a riflettere sul potere dell’arte e del teatro come strumenti di dialogo e veicoli di solidarietà tra culture e popoli in conflitto.

Il Festival coinvolge 7 teatri napoletani – Teatro Tedér/Teatro del Rimedio, Sala Assoli, Teatro Nuovo, Teatro Mercadante, Teatro Trianon Viviani, Teatro Sannazaro e Teatro Politeama – estendendosi a scenari di eccezionale valore storico e paesaggistico, come il Palazzo Reale di Napoli, il Teatro Grande del Parco Archeologico di PompeiVilla Campolieto di ErcolanoBorgo culturale di Foresta – Tora e Piccilli e il Fiordo di Furore.

L’edizione 2025 si articola in nove sezioni disciplinari: dalla sezione Internazionale alla prosa Italiana, fino ai concerti live di Musica, ai simposi della sezione Letteratura e alle proiezioni di Cinema. Tornano le Mostre e la sezione Osservatorio, dedicata alle compagnie emergenti, insieme a SportOpera, che esplora il legame tra arte e sport. Tra i Progetti Speciali, spicca “Il Sogno Reale. I Borbone di Napoli”, ideato da Ruggero Cappuccio: un ciclo di cinque letture drammatizzate ispirate a personaggi, storie e ambienti dell’epoca borbonica con testi scritti per l’occasione e interpretati da grandi nomi del teatro italiano.

Il programma potrebbe subire variazioni, scopri tutti i dettagli sul sito campaniateatrofestival.it


Oltre l’Io Oltre il Mio

Quando i mistici orientali e occidentali si occupano di ciò che va male nella vita delle singole persone, di ciò che va male nelle dinamiche politiche degli Stati, di ciò che va male nei processi naturali del pianeta Terra, finiscono sempre per regalarci una riflessione che contiene un invito: “Come potete sperare di ottenere effetti migliori se prima non cambiate le cause?”
Da questo pensiero nasce un interrogativo? Le guerre rientrano nel concetto di causa o nel concetto di effetto? Con ogni evidenza, il ricorso alle armi per risolvere una controversia tra popoli è un effetto. Gli scontri che da millenni hanno punteggiato la storia sociale della guerra sono stati attivati da migliaia di esseri umani il cui cervello si è tristemente sintonizzato sulla strategia della sopraffazione. Un cervello, più un cervello, più un cervello, hanno prodotto il sentimento della distruzione, radendo al suolo Sparta, Cartagine, Sarajevo, Gaza.
Una terribile teoria fondata sullo spargimento del sangue del nemico ha tinteggiato di rosso il Mediterraneo, ha colorato i prati di Waterloo. La teoria del sangue è stata innalzata come una bandiera di civiltà, modulando l’orgoglio di Patria in forme di attacco, di annessione, mimetizzandosi con l’eleganza linguistica della dicitura missione di pace, sublimandosi nella più perversa declinazione di guerra santa.
Alcune tonnellate di materia grigia contenuta in altrettante tonnellate di crani hanno prodotto, nel corso dei secoli, uccisioni, incendi, bombardamenti, stragi.
Un pensatore illuminato come Jiddu Krishnamurti si domanda: “Ma il cervello, è stato creato per questo?”
È questa la finalità di quel meraviglioso organo che organizza e coordina i nostri movimenti, che conserva i ricordi affettuosi di nostro padre e nostra madre, dei nostri amici, dei nostri amori, dei nostri giochi da bambini, dei meravigliosi paesaggi, dei film che abbiamo visto? È questa la finalità del cervello? Determinare la guerra?
Evidentemente l’umanità nell’espressione delle sue maggioranze ha usato male il proprio cervello. Le religioni e le filosofie hanno salvato alcune esigue minoranze. E, paradosso tra i paradossi, difficilmente queste minoranze hanno gestito il destino dei popoli, degli Stati, dei conflitti.
Gli individui, in larghissima parte, sono invece quotidianamente in guerra. Desiderano il potenziamento dell’ego. Inseguono l’ingrandimento del possessivo. Io sono, io sono, io sono. È questo il mantra più praticato nella storia dell’umanità. E come se non bastasse, celebra l’accoppiamento con il suo mantra gemello: questo è mio, questo è mio, questo è mio.
L’egoicità e la possessività generano il concetto di divisione. Se sentiamo dire io sono questo e questo è mio, dobbiamo considerare che gli altri non sono quell’io e quella tale cosa non può essere anche loro. La divisione è già avvenuta. È perimetro. È chiusura delle menti e delle geografie.
La competitività è in agguato. Gli individui confliggono nel contesto del loro mondo lavorativo, delle loro famiglie, della società cui appartengono. Senza educazione sentimentale, senza la costruzione paziente del sentimento della pace, a partire dalle azioni quotidiane,  non ci sarà pace nei processi politici planetari.
Il grande neurologo Eric Kandel, premio Nobel per la Medicina nel 2000, nel suo magnifico libro l’Età dell’inconscio, esamina i rapporti tra arte, mente e cervello. Per alcuni versi e solo per alcuni versi, il nostro cervello possiede proprietà comuni al funzionamento del computer. Il cervello è uno spettacolare archivio in cui sono state caricate memorie prenatali, memorie familiari, memorie sociali che si articolano in altrettanti files. Il nostro cervello è stato, cioè, programmato. Sappiamo bene che il computer si può sprogrammare e riprogrammare. Sappiamo bene che anche il cervello è sprogrammabile e riprogrammabile. Lo si può fare con l’aiuto della filosofia, della scienza, dell’arte, della spiritualità, della psicoanalisi, della meditazione, dell’autoanalisi.
Gli elementi cardinali per una riprogrammazione costruttiva del cervello sono senz’altro le parole e il loro rapporto con le vibrazioni energetiche.
Viviamo in un’epoca in cui troppo spesso le parole sono violente, veicolano significati violenti e agitano vibrazioni violente. Sui giornali leggiamo titoli come: Tizio asfalta Caio. Oppure: Schiaffo a Sempronio. E ancora: X attacca Y. Y distrugge X. Come si può vedere, l’esortazione alla guerra è già nata in una frase: prevalere, prevalere, prevalere. È questo il comandamento imperante.
Battiti per la pace è allora un invito a battersi pacificamente con noi stessi, a trovare le pulsazioni cardiache giuste, per addomesticare le nostre tentazioni egoiche e i nostri pregiudizi.
Ci possono aiutare le parole della poesia, quelle che producono vibrazioni benefiche, quelle che curano e ci curano. Nessuno può pensare alla necessità della guerra leggendo Pavese, Montale, Ungaretti.
Ci può aiutare il Fedone di Platone, dove Socrate cerca la verità sull’immortalità dell’anima senza voler prevalere sui suoi allievi.
Ci può aiutare il Teatro con la grazia di parole che diventano corpi sonori e ci curano con grazia. È il teatro il luogo per eccellenza dove molti cervelli lavorano e si impegnano per un unico fine: l’armonia dei sentimenti, l’accettazione serena del dissenso, l’abbattimento dell’io e del mio.
È il teatro con i suoi attori e il suo pubblico, l’organismo che incarna alla perfezione il credo di un indiano meridionale come Krishnamurti: “La verità non è tua o mia: se lo fosse sarebbe una falsità.” Ruggero Cappuccio)

Avellino – Museo Irpino | Mila Maraniello – “𝘗𝘪𝘹𝘦𝘭 𝘦 𝘱𝘦𝘯𝘰𝘮𝘣𝘳𝘢: 𝘭’𝘢𝘭𝘤𝘩𝘪𝘮𝘪𝘢 𝘥𝘦𝘭𝘭’𝘰𝘯𝘪𝘳𝘪𝘤𝘰 𝘦 𝘥𝘦𝘭 𝘴𝘢𝘤𝘳𝘰”

𝗨𝗡 𝗔𝗡𝗡𝗢 𝗗𝗜 𝗠𝗢𝗦𝗧𝗥𝗘 𝗔𝗟 𝗠𝗨𝗦𝗘𝗢
SABATO 7 GIUGNO | SABATO 28 GIUGNO
𝗣𝗜𝗫𝗘𝗟 𝗘 𝗣𝗘𝗡𝗢𝗠𝗕𝗥𝗔: 𝗟’𝗔𝗟𝗖𝗛𝗜𝗠𝗜𝗔 𝗗𝗘𝗟𝗟’𝗢𝗡𝗜𝗥𝗜𝗖𝗢 𝗘 𝗗𝗘𝗟 𝗦𝗔𝗖𝗥𝗢
di 𝗠𝗜𝗟𝗔 𝗠𝗔𝗥𝗔𝗡𝗜𝗘𝗟𝗟𝗢
a cura di 𝗚𝗜𝗔𝗡𝗣𝗔𝗦𝗤𝗨𝗔𝗟𝗘 𝗚𝗥𝗘𝗖𝗢

𝗦𝗮𝗯𝗮𝘁𝗼 𝟳 𝗴𝗶𝘂𝗴𝗻𝗼 alle 𝗼𝗿𝗲 𝟭𝟳.𝟯𝟬 al Museo Irpino, nella sede del Carcere Borbonico, verrà inaugurata la mostra “𝘗𝘪𝘹𝘦𝘭 𝘦 𝘱𝘦𝘯𝘰𝘮𝘣𝘳𝘢: 𝘭’𝘢𝘭𝘤𝘩𝘪𝘮𝘪𝘢 𝘥𝘦𝘭𝘭’𝘰𝘯𝘪𝘳𝘪𝘤𝘰 𝘦 𝘥𝘦𝘭 𝘴𝘢𝘤𝘳𝘰” della giovanissima artista napoletana Mila Maraniello, con la cura del critico e storico dell’arte 𝗚𝗶𝗮𝗻𝗽𝗮𝘀𝗾𝘂𝗮𝗹𝗲 𝗚𝗿𝗲𝗰𝗼 in collaborazione con 𝗦𝗰𝘂𝗱𝗲𝗿𝗶 𝗘𝗱𝗶𝘁𝗿𝗶𝗰𝗲.
Alla serata inaugurale saranno presenti l’artista, il curatore, l’editrice 𝗚𝗶𝗼𝘃𝗮𝗻𝗻𝗮 𝗦𝗰𝘂𝗱𝗲𝗿𝗶 e modererà il giornalista 𝗚𝗶𝘂𝘀𝗲𝗽𝗽𝗲 𝗚𝗶𝗼𝗿𝗴𝗶𝗼. Nel corso dell’evento musiche del 𝗧𝗿𝗶𝗼 𝗟𝗢𝗩, formato da Laura, Octavian e Valeria, rispettivamente genitori e figlia, musicisti di grande esperienza sinfonica.

La mostra sarà visitabile fino al 28 giugno, dal martedì al sabato, dalle ore 9.00 alle ore 13.00 e dalle ore 16.00 alle ore 19.00 (domenica e lunedì chiusura al pubblico).
Ingresso libero e gratuito

Museo Irpino

𝗣𝗲𝗿 𝗶𝗻𝗳𝗼 𝗲 𝗽𝗿𝗲𝗻𝗼𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶
0825 790733 – 790539
info@museoirpino.it

“NELL’ ABISSO, DIO NON SI RITRAE”

Mercoledì 4 giugno Don Mimmo Battaglia ha presieduto le esequie di Martina Carbonaro nella Basilica di S. Antonio ad Afragola. Grande partecipazione di fedeli per il suffragio per la ragazza quattordicenne, vittima di violenza.  Chiesa di Napoli

Ecco il testo dell’Omelia:

“Fratelli e sorelle,
oggi siamo qui – e il cuore ci pesa come non mai – per consegnare alla misericordia del Padre il corpo fragile, giovane, bellissimo e ferito di Martina. Martina aveva 14 anni. Un’età che dovrebbe profumare di futuro, di sogni, di primi battiti d’amore, di scoperte lente, dolci, di passi ancora incerti eppure pieni di vita. E invece oggi siamo qui a piangere, con la sua mamma, con il suo papà, con la sua famiglia, con gli amici, con tutta una comunità stordita, spezzata, incredula. E dinanzi a questo dolore straziante, ogni parola umana si fa piccola, povera, fragile. Perché c’è un punto in cui le parole degli uomini si fermano. Si spezzano. E solo la Parola di Dio può continuare a parlare. Non perché cancella il dolore. Ma perché gli dà un senso, lo attraversa, facendo scorgere dietro l’assurdo la certezza di una vita che non muore e che nessuna pietra mortifera potrà mai occultare e distruggere.

Oggi il Vangelo ci parla di resurrezione. Ci parla di speranza. E lo fa non per allontanarci dal dolore, non per negarci le lacrime, non per dirci che va tutto bene. No. Gesù non ha mai detto che il dolore non esiste. Ma ci ha promesso che non avrà l’ultima parola. E così ci prende per mano. Camminando dentro la nostra notte, dentro questo silenzio fatto di domande senza risposta, dentro questa ferita che si è spalancata in noi con la morte di Martina. Una ferita che urla. Che spacca il fiato. Che rende difficile anche il solo respirare. Una ferita che chiede giustizia, ma che soprattutto reclama consolazione. Gesù dice: “Io sono la risurrezione e la vita. Chi crede in me, anche se muore, vivrà.” Lo dice a Marta, mentre piange la morte del fratello Lazzaro. Lo dice in mezzo al pianto. Non fuori dal pianto. E ancora, a quella madre distrutta dal dolore, dice: “Non piangere… non è morta, ma dorme.” Lo dice tenendo per mano la morte, e trasformandola in attesa. In passaggio. In soglia. Verso la vita. E così anche quest’oggi a questa famiglia disperata, a questa comunità stordita e in lacrime sussurra: “Non è finita. La vita non finisce. Martina dorme. E sarà svegliata.” Perché la morte non ha l’ultima parola. Perché la parola ultima – quella definitiva – è quella dell’amore, della vita, della Resurrezione.

Sorelle e fratelli miei, amici di Martina, noi oggi non possiamo cancellare il dolore. Ma possiamo custodirlo dentro una speranza più grande. La speranza che nasce dal Cristo risorto, vivo. Una speranza che ha il sapore delle lacrime, ma anche della pace. Che non nega la croce, ma la trasfigura. Deponendo la nostra disperazione ai piedi del sepolcro vuoto di Cristo. Perché se Gesù è risorto, allora Martina è viva. E vive nel cuore di Dio. Nel suo abbraccio eterno. E un giorno – lo crediamo con tutto il cuore – la rivedremo. La rivedremo viva. Felice. E le sue ferite saranno guarite. E le nostre lacrime saranno asciugate. E quel che oggi sembra la fine, sarà l’inizio di un nuovo giorno senza tramonto.

Cara mamma Fiorenza, caro papà Marcello, lo so benissimo che queste parole, oggi, non sono consolazioni facili. Sono una promessa che ci supera, e che ci sfida. Perché il dolore per Martina è troppo grande. È un grido. Un pugno. È una domanda senza risposta. È l’abisso. Ma proprio lì, nell’abisso, Dio non si ritrae. Non vi lascia. Allo stesso modo di come non ha lasciato Martina che oggi è custodita nel suo cuore, lì dove nessuna violenza potrà mai raggiungerla, e dove la felicità che desiderava nei suoi sogni di adolescente, immaginando il suo futuro, le viene donata in abbondanza dal Dio della vita.

E da lì quest’oggi ci parla, da lì ci chiede non solo lacrime, ma anche verità. Non solo dolore, ma coraggio. Perché il dolore di oggi ci impone di dire, senza paura, senza ambiguità, una parola netta:

Martina è morta per mano della violenza. È morta per mano di un ragazzo che non ha saputo reggere un rifiuto, un limite, una libertà, togliendo il futuro non solo a Martina ma anche a se stesso! Martina è morta per un’idea malata dell’amore. Un’idea ancora troppo diffusa, troppo tollerata, troppo silenziosa.

Fratelli e sorelle, questa è la tragedia che sta attraversando i nostri adolescenti e non di meno gli adulti. Una generazione che spesso cresce senza mappe, senza guida, senza veri riferimenti. Una generazione smarrita, sola, connessa eppure disconnessa dalla vita vera.

E permettetemi di dire una parola, soprattutto ai ragazzi, di dire la mia preoccupazione soprattutto per quelli che non sanno più gestire la rabbia, che confondono il controllo con l’affetto, che pensano ancora che amare significhi possedere. Che vedono la donna come qualcosa da ottenere, da tenere, da non perdere mai. Che se vengono lasciati si sentono umiliati, feriti, e trasformano il dolore in odio. Un odio che uccide. È femminicidio. Chiamiamolo con il suo nome. Non è follia. Non è gelosia. Non è un raptus. È il frutto amaro di un’educazione che ha fallito. Di un linguaggio che normalizza la violenza. Di un silenzio colpevole!

E allora, oggi, accanto al dolore, io sento il dovere di dire: Basta. Basta parole deboli. Basta giustificazioni.

E vorrei dire ai ragazzi qui presenti, agli amici di Martina e ai giovani di questa nostra terra: fate in modo che questa morte non sia vana. Trasformate le vostre lacrime in impegno, il vostro dolore in una rabbia pacifica, capace di costruire e rovesciare le sorti di questo nostro sistema violento e malato.

E lo dico soprattutto a voi, ragazzi: stanate dentro di voi quei pensieri distorti riguardo all’amore, guardate in faccia le vostre ferite e difficoltà, liberatevi dall’idea del possesso, imparate a gestire la frustrazione, chiedete aiuto quando dinanzi a un “no” la rabbia vi divora, ve ne prego, lasciatevi aiutare in questo! Non restate soli! Non affidate solo ai social le vostre emozioni: non bastano un post o una storia per guarire un cuore che grida. Cercate il coraggio di dare fiducia a chi può davvero ascoltarvi. Affidatevi a quegli adulti che ci sono – e ci sono davvero: i docenti delle scuole, gli educatori delle nostre parrocchie, i tanti professionisti competenti che potete incontrare sul vostro cammino. Chiedete aiuto, prima che sia troppo tardi. Le emozioni hanno bisogno di spazi veri, di parole dette guardandosi negli occhi, di mani che sanno accogliere. C’è una rete viva e forte che può sostenervi, molto più vera di qualsiasi connessione digitale.

Oggi, davanti a Martina, dobbiamo assumerci tutti una responsabilità collettiva. Oggi, davanti a lei, dobbiamo impegnarci affinché a tutti, piccoli e grandi, sia chiaro che l’amore non è possesso. L’amore non è controllo. L’amore non è dipendenza. L’amore vero rende liberi. L’amore vero non trattiene, non costringe, non punisce. Se amare ti fa male, non è amore. Se per amore devi annullarti, non è amore. Se per amore arrivi a fare del male, non è amore ma solo violenza. E la violenza non è mai giustificabile. Mai.

E voglio parlare anche agli adulti. A noi. Genitori, educatori, preti, formatori, politici. Che mondo stiamo costruendo per questi ragazzi? Che strumenti diamo loro per leggere le emozioni, per affrontare la delusione, per attraversare la frustrazione? Come li stiamo accompagnando a diventare uomini e donne capaci di rispetto, di tenerezza, di libertà? Non possiamo più rimandare. Non possiamo più dire “succede agli altri”. È successo qui. A Martina. A 14 anni. E questo deve bastare.

Martina ora è nel grembo di Dio. Ma il suo sangue grida. E grida giustizia, grida verità, grida un cambiamento che non possiamo più rinviare. Facciamo in modo che la sua morte non cada nel vuoto. Che la sua bellezza diventi seme. Che la sua memoria diventi impegno.

A te, Martina, oggi consegniamo il nostro amore, un amore che non muore, come non muori tu che nel Dio d’amore continui a vivere e a camminare con noi. Nel tuo nome – e nel nome di troppe, infinite donne – giuriamo di non tacere più. Mai più silenzio complice. Mai più indifferenza travestita da normalità.

A te, ai tuoi genitori, ai tuoi amici, al tuo sorriso spezzato, promettiamo un’altra storia. Un mondo dove nessuna ragazza debba più aver paura di amare. Dove dire “basta” non sia una condanna, ma un diritto. Dove essere donna sia una festa, non una minaccia. Un mondo dove ogni adolescente – maschio o femmina – impari che amare è donarsi. Non possedere. Non ferire. Non uccidere. Un mondo dove la libertà non spaventi, ma educhi. Dove il cuore sia formato, non deformato. Dove la forza sia tenerezza, dove la vita abbia finalmente l’ultima parola, dove l’amore, quello vero, sia più forte di ogni violenza.
Amen.”

M.° Mariano Patti “…musicista capace di trasmettere un entusiasmo contagiante, una gioia coinvolgente…”

[...] Mariano Patti è l’incarnazione sublime della musica declinata in ogni sua dimensione, da quella corporea a quella intellettuale. 
È il musicista capace di trasmettere un entusiasmo contagiante, una gioia coinvolgente [...], perché vive la musica con una passione che non può lasciare insensibili chi lo avvicina.
[...] Musicista di talento smisurato, compositore, direttore d’orchestra di forte personalità, considera ogni aspetto della sua poliedrica attività non come mezzo per accrescere il proprio potere personale ma come servizio per gli altri
[...]
Giovanni Acciai
21 pianoforti suonano sotto al colonnato di San Francesco di Paola: la piazza più famosa della città ospita il concerto di apertura del Festival Piano City Napoli 2016.
World of Music
Patrizio Marrone – Sinfonia n. 3 – Mariano Patti, direttore

Già docente di Lettura della partitura presso il Conservatorio di Musica San Pietro a Majella di Napoli, il M.° Mariano Patti è stato Direttore musicale e principale dell’orchestra Ritmico/Sinfonica SPaM del Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli e dell’orchestra giovanile OGN ”Napolinova”.

Già assistente alla direzione d’orchestra al Teatro Massimo Bellini di Catania, ha diretto ed è stato direttore stabile di cori e orchestre sinfoniche, liriche e da camera, in Italia e all’estero, registrando per radio e televisioni.

Ha fondato e diretto un’Ensemble di musica contemporanea, dirigendo opere composte a partire dal 900 e fino ai giorni nostri.

Ha ricoperto inoltre il ruolo di Direttore musicale e principale del festival “Opera Stars” di Taormina e, nel 2016/17, quello di Direttore musicale e principale e di docente di direzione d’orchestra dell’ “Opera Studio Academy” presso il Teatro U. Giordano di Foggia.

Ha rivestito altresì il ruolo di consulente musicale al Teatro Nazionale Sejon N.M.C. a Seoul (Corea del Sud).

Direttore ospite dell’orchestra Grands Symphony di Daegu in Corea del Sud, ha tenuto masterclass presso l’università di Chang Woan.

Dal 2016 al 2024 ha inaugurato il festival Piano City Napoli.

Insignito in Italia e all’estero di premi alla carriera, il M.° Mariano Patti è stato ideatore e curatore di molteplici rassegne, concerti e festival presso il Conservatorio di Napoli e in diverse Accademie Nazionali, e ha diretto solisti di fama internazionale tra i quali: C. Apollonio, E. Arciuli, D. Candela, B.Canino, R. Cardia, C. Chialli, D. Costagliola, L. Costagliola, F. Cusano, F. D’ Onofrio, A. Giraldi, G. Giumento, B. Grossi, P. Iannone, A. Oliva, D. Petralia, A. Pompabaldi, M. Russo, N. Salza, L. Signorini, M. Vacatello.

Tra i suoi allievi figurano famosi direttori d’orchestra come C. Visco, S. Miceli, D. Dellisanti, F. D’Ovidio, D. Moles, A. Spagnolo, S. Noschese, C. Squillace, L. Grima, T. Rossi, T. Turchetta, C. Fidanza, G. Raiola e V. Caruso, D. Grassi e G. Galiano.