#Tratti e #Ritratti: Generazioni, Creatività, Luoghi – #01

  1. LucioDallaLive – La neve con la luna …
  2. Quello di Igort, al secolo Igor Tuveri, era uno degli esordi più attesi della 76esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia
  3. L’Adamello è una montagna delle Alpi Retiche meridionali, in Lombardia (Val Camonica) – #ascoltando Rexanthony – Polaris Dream

LucioDallaLive – La neve con la luna … è un doppio CD live del cantautore bolognese Lucio Dalla, registrato durante il tour del 2008 successivo alla pubblicazione dell’album Il contrario di me.

Sul palco, Lucio Dalla è stato accompagnato da Iskra Menarini, con cui duetta nella traccia Amore disperato, tratta dall’opera teatrale da lui stesso curata Tosca – Amore disperato, cantata originariamente in duetto con Mina nell’album Lucio, del 2003. L’attore Marco Alemanno, invece, introduce la traccia Henna, recitandone il testo, cui il cantautore fa capire di essere profondamente affezionato. Dell’album è disponibile una versione DVD; la regia delle riprese è affidata ad Ambrogio Lo Giudice FONTE

Lucio Dalla – Lucio Dalla Live – La Neve Con La Luna……
Etichetta:Pressing Line – 88697228022, Sony BMG Music Entertainment – 88697228022
Formato:2 x CD, Album, Digipak
Uscita:

Quello di Igort, al secolo Igor Tuveri, era uno degli esordi più attesi della 76esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia apertasi ufficialmente ieri con la proiezione dell’intenso La vérité di Kore-eda. Dell’adattamento cinematografico del suo romanzo grafico più noto, 5 è il numero perfetto, se ne parlava difatti da più di un decennio. Inizialmente tra i produttori doveva figurare l’ex direttore del Festival di Venezia Marco Müller e dietro la macchina da presa nel corso degli anni si è pensato al regista romano classe 1955 Egidio Eronico e al cineasta cinese Johnnie To, con Igort che avrebbe dovuto partecipare solo in veste di sceneggiatore. Il progetto però ha preso definitivamente piede solo quando il nostro, in assoluto uno dei più celebri autori di fumetti e illustratori italiani a livello internazionale insieme a Lorenzo Mattotti (curioso come anche quest’ultimo abbia esordito nel lungometraggio con l’ottimo La famosa invasione degli orsi in Sicilia), ha accettato di curarne la regia.

Presentato in concorso alle Giornate degli Autori, 5 è il numero perfetto è un adattamento piuttosto fedele della pluripremiata graphic novel edita in Italia nel 2002 e poi pubblicata in numerosi paesi del mondo: siamo a Napoli nel 1972 e il vecchio guappo Peppino Lo Cicero (Toni Servillo), ritiratosi da tempo a vita privata, si trova costretto a tornare in azione per vendicare il figlio, giovane sicario ucciso durante una notte di lavoro in seguito al tradimento di un uomo di cui non si conosce l’identità. Per raggiungere il proprio scopo, Peppino coinvolge di nuovo il suo storico braccio destro, il temibile Totò ‘o Macellaio (Carlo Buccirosso), con il quale farà scorrere molto sangue per le vie del capoluogo campano alla ricerca della verità sulla morte dell’amato figlio. articolo completo: www.fabriqueducinema.it

Ad Igort più che il personaggio realisticamente inteso, sembra interessare la maschera; nella graphic novel un personaggio non è un vero attore e nemmeno un disegno statico, Igort li definisce “maschere che si muovono” e la creazione dei sentimenti è tutta legata all’abilità dell’autore.
“5 è il numero perfetto” è una grandissima graphic novel, ed averla letta dopo averne visto la trasposizione cinematografica, è stato un piacere supplementare. In una chiacchierata con l’autore, nel settembre scorso, ho avuto conferma che il modo migliore per scoprire se un fumetto è di buona qualità, è sfogliarlo velocemente, percependo il segno, il colore (in questo caso la raffinatissima bicromia).
Inutile cercare nel testo i prodromi di una grande storia, nella graphic novel, la percezione può avvenire solo attraverso il colpo d’occhio, il sentore visivo. Una pratica che metto in atto da anni, senza aver mai sbagliato un colpo.
Prendetela tra le mani, fate scorrere le pagine tra le dita, Igort, come lo spietato Peppino Lo Cicero, colpisce al cuore. Sempre. articolo completo https://offtopicmagazine.net

L’Adamello è una montagna delle Alpi Retiche meridionali, in Lombardia (Val Camonica), che costituisce la vetta principale del gruppo omonimo e della provincia di Brescia.

La vetta dell’Adamello fu vinta per la prima volta da un giovane alpinista boemoJulius von Payer, assieme alla guida alpina Giovanni Catturani, il 15 settembre 1864, tre settimane dopo la conquista della vicina Cima Presanella da parte di un’altra spedizione alpinistica. La squadra che supportò i due primi salitori era composta, oltre a loro, dall’altra guida alpina Girolamo Botteri e da un portatore locale, Antonio Bertoldi.

Partita l’8 settembre, la spedizione commise due errori, dovuti alla mancanza di orientamento, scambiando due vette secondarie (il Dosson di Genova, 3419 m, e il Corno Bianco, 3434 m) per la cima principale, conquistandole entrambe prima di affrontare la vera cima. La via di salita scelta da Payer, Botteri e Caturani è quella considerata ancora oggi come una delle più facili (anche se da allora molto è cambiato nella conformazione dei ghiacciai), partendo dalla Val Genova, sul versante trentino, e attraversando il Pian di Neve sino alle vette.

La prima ripetizione, sempre estiva, venne portata a termine, seguendo un percorso simile, da una squadra in gran parte di nazionalità britannica, composta dal londinese Douglas William Freshfield, dal celebre Francis Fox Tuckett, dagli alpinisti Fox e Backhouse, dalle guide svizzere Devouassoud e Michel, e per finire dal portatore Gutmann.

La cima dell’Adamello si trova all’interno del territorio comunale di Saviore dell’Adamello, sebbene il confine con Edolo sia a pochi metri. Sulla vetta è installata una piccola croce montata su un cavalletto con la fotografia di Giacomo Comincioli, eroe camuno. Questa sorregge anche una campanella; sotto la croce si trova inoltre una piccola targa recante la Preghiera dell’Alpino. FONTE

#ascoltando

Museo di Palazzo Doebbing – Sutri (Vt). Èthos: Keramikos 2022, a cura di Vittorio Sgarbi, con la collaborazione di Francesca Pirozzi. Associazione Culturale Magazzini della Lupa, presidente Mirna Manni.

Sabato 5 febbraio 2022 alle ore 16.00 al Museo di Palazzo Doebbing a Sutri (VT) sarà inaugurata la mostra Èthos: Keramikos 2022, a cura di Vittorio Sgarbi, con la collaborazione di Francesca Pirozzi, organizzata dall’Associazione Culturale Magazzini della Lupa, presieduta da Mirna Manni, in collaborazione con il Museo di Palazzo Doebbing e il Comune di Sutri. 

La mostra ha il patrocinio della Regione Lazio, della Provincia di Viterbo e del Comune di Sutri, del MIC (Museo Internazionale delle Ceramiche) di Faenza, dell’AiCC (Associazione italiana Città della Ceramica) e della testata La Ceramica Moderna & Antica.

Èthos: Keramikos 2022 sarà visitabile dal 6 febbraio al 18 aprile 2022.

  • La mostra intende proporre una ricognizione dei territori dell’arte contemporanea in ceramica in Italia e prevede, accanto a una selezione di artisti attivi nel campo della scultura fittile
  • Rosana Antonelli,
  • Tonina Cecchetti,
  • Eraldo Chiucchiù,
  • Mirco Denicolò,
  • Ellen G.,
  • Luca Leandri,
  • Massimo Luccioli,
  • Mirna Manni,
  • Riccardo Monachesi,
  • Sabine Pagliarulo,
  • Angela Palmarelli,
  • Marta Palmieri,
  • Fiorenza Pancino,
  • Paolo Porelli,
  • Attilio Quintili,
  • Antonio Taschini,
  • Mara van Wees
  • – uno spazio di confronto con artisti più storicizzati –
  • Clara Garesio,
  • Nedda Guidi,
  • Giuseppe Pirozzi e
  • Aldo Rontini
  • – la cui ricerca nello stesso ambito ha rappresentato un significativo punto di partenza per le sperimentazioni successive.

Giuseppe Pirozzi partecipa con le opere Tre tempiPreghiereGiacomo L. e Questo è in qualità di artista omaggiato.

Giuseppe Pirozzi, Giacomo L. (Foto di Marco e Luciano Pedicini)

Giuseppe Pirozzi, Tre tempi (Foto di Marco e Luciano Pedicini)

Clara Garesio partecipa con le opere/installazione Balocchi e Architetture oniriche 

Clara Garesio, Architetture oniriche 

Èthos è il tema/titolo di questa edizione di Keramikos. In origine il termine greco èthos sta per “abitare un luogo” e implica quindi anche un riferimento alle tradizioni e alla cultura locali, grazie alle quali si forma il carattere e il modo di essere della persona. In filosofia e nelle scienze sociali èthos indica pertanto la norma di vita, la convinzione e il comportamento pratico dell’individuo ed è l’oggetto proprio dell’etica. Può significare inoltre “inizio”, come la volontà di una ripartenza dopo la pandemia, “apparire”, come la connotazione propriamente visivo-estetica dell’oggetto d’arte, “disposizione” e da qui anche “carattere” o “temperamento”, come proiezione nell’opera dello stato d’animo dell’artista e della propria personale Weltanschauung (concezione del mondo).

Ellen G. partecipa con l’opera/installazione Quel che resta del giorno 

Nata nel 2007 con l’intento di valorizzare la ceramica quale medium espressivo, la biennale di scultura ceramica contemporanea Keramikos testimonia la vitalità di una tradizione scultorea antichissima e la sua sempre più assidua e significativa presenza sulla scena artistica. Dal 2014 è ideata e organizzata dall’Associazione Culturale Magazzini della Lupa che negli anni ha contribuito a diffondere, attraverso mostre e pubblicazioni, la cultura ceramica.

  • La mostra è corredata da un catalogo con testi di Vittorio Sgarbi, Francesca Pirozzi e Lillo Di Mauro.
  • Museo di Palazzo Doebbing, Piazza del Duomo 1, Sutri (Viterbo).
  • Orario: dal martedì alla domenica orario continuato 10:00-17:00; ultimo ingresso 30 minuti prima della chiusura – chiuso il lunedì.
  • Costo del ticket: 10 euro. Ridotto: 8 euro (gruppi, soci Ali, docenti, ragazzi da 13 a 18, forze dell’ordine); ridotto residenti: 5 euro; gratuito: fino a 12 anni, disabili e accompagnatore, giornalisti accreditati.
  • Contatti: 0761.1564320 Email: sutri.archeoares@gmail.com – museopalazzodoebbing@gmail.com

Presentazione del libro “La favola alchemica del principe di Sansevero” di Elviro Langella, promossa dall’Associazione Culturale “MUSEO MINIMO”. Napoli 30 gennaio 2022 

Un luogo incantato, una domenica pomeriggio d’inverno… La narrazione colta e raffinata di un personaggio storico che, a duecentocinquanta anni dalla scomparsa, è ancora argomento di studi, discussioni e tanti interrogativi.

Ma chi era davvero Raimondo di Sangro, principe di Sansevero?  

Domenica 30 gennaio 2022, Napoli, giardino della Casina Pompeiana di Palazzo Venezia; presentazione del libro “La favola alchemica del principe di Sansevero” di Elviro Langella, promossa dall’Associazione Culturale “MUSEO MINIMO”, 
L’evento, organizzato nel giorno del genetliaco del Principe, ha visto protagonisti gli interventi, coordinati da Roberto Sanchez direttore artistico del «Museo Minimo» di Napoli, dell’autore e – grazie ad un video appositamente registrato, del Dottor Domenico Macaluso, Ispettore Onorario dei Beni Culturali della Regione Sicilia.
Tra il pubblico intervenuto, la storica dell’arte Regina Deckers della Bibliotheca Hertziana.

Raimondo di Sangro, settimo principe di Sansevero, uomo dalla geniale personalità poliedrica, è stato l’ideatore della Cappella Sansevero, conosciuta anche come Santa Maria della Pietà, oggi sconsacrata, uno dei monumenti più straordinari mai concepiti. Mausoleo e tempio iniziatico ricco di mistero e Bellezza, vero e proprio itinerario massonico, come la definisce l’autore Langella, la Cappella è scrigno di meravigliose opere d’arte, come il celeberrimo Cristo velato di Giuseppe Sanmartino, il Disinganno di Francesco Queirolo e la Pudicizia, nota anche come Verità velata, di Antonio Corradini, che il Principe ha  fortemente voluto e finanziato.  La Cavea sotterranea oggi ospita le famose Macchine anatomiche, o Studi anatomici – originariamente collocate nell’Appartamento della Fenice – realizzate dal medico palermitano Giuseppe Salerno, quella maschile, secondo alcune fonti, acquistata nel 1756 da Raimondo di Sangro, in seguito a una esibizione pubblica che l’anatomopatologo siciliano tenne a Napoli, e quella femminile appositamente commissionata al Salerno, che il Principe aveva nel frattempo preso a lavorare presso di sè, interessato com’era anche alla medicina e alle sperimentazioni. Inventore e studioso di tecniche, materiali e saperi, di chimica e alchimia, di esoterismo e di ogni disciplina dello scibile umano, Raimondo di Sangro può definirsi sicuramente, come sottolineato dal Macaluso, un “uomo di scienze in un periodo in cui il pensiero illuministico si stava facendo strada e la sua ricerca con metodiche di esoterismo e alchimia ed epistemologia, era contraria alla chiesa”: motivo per cui il Principe fu considerato al tempo, dedito a pratiche occulte e misteriose, quasi di stregoneria. Fatto sta che quella di Raimondo di Sangro resta ancora oggi una delle figure più discusse ed affascinanti della storia del sapere e delle scienze, protagonista di leggende e verità nascoste che forse mai riusciranno ad essere svelate.
La presentazione, ha fatto seguito alla mostra allestita al MUSEO MINIMO diretto dall’artista Roberto Sanchez: “La Cappella Sansevero nelle lastre di Umberto Santamaria Amato” Omaggio a Raimondo di Sangro a 250 anni dalla scomparsa, nell’ambito del piano culturale di ampio respiro nazionale, correlato ad un progetto didattico mirato alla diffusione della figura del Principe e delle sue opere, in continuità con le attività già personalmente intraprese dall’autore con istituzioni, scuole e associazioni del Paese, nel Trecentenario della sua nascita.

Le prossime tappe del progetto:

  • Marzo 2022: Roma – “Raimondo di Sangro convittore al Collegio Romano”Performance al Wunder Musaeum presso il Collegio Romano, a cura della Prof.ssa Clara Rech (Direzione Generale per lo Studente, l’Inclusione e l’Orientamento scolastico – MIUR)
  • Aprile 2022: Procida “Capitale della Cultura 2022” presentazione del libro “La favola alchemica del principe di Sansevero” a cura del Dott. Domenico Macaluso. Esposizione delle illustrazioni degli episodi ambientati a Procida in omaggio a Enrichetta Capobianchi, depositaria delle più antiche tradizioni procidane.
  • Maggio 2022: Taormina – Istituto Comprensivo “Ugo Foscolo”. Mostra e animazione: “il Giuoco della Lanterna magica ovvero del Disinganno”, adattamento del libro alle scuole medie.

Blu Parthenope Eventi e Comunicazione

30 gennaio 2022. Napoli, Palazzo Venezia. Presentazione del libro “La favola alchemica del principe di Sansevero” di Elviro Langella.

La presentazione del libro “La favola alchemica del principe di Sansevero” di Elviro Langella al PALAZZO VENEZIA di Napoli promossa dall’Associazione Culturale “MUSEO MINIMO”, fa seguito alla mostra allestita al MUSEO MINIMO diretto dall’artista Roberto Sanchez: “La Cappella Sansevero nelle lastre di Umberto Santamaria Amato” Omaggio a Raimondo di Sangro a 250 anni dalla scomparsa. La presentazione cade nell’anniversario di Raimondo di Sangro il 30 gennaio, e va inserita nel piano culturale di ampio respiro nazionale, correlato ad un progetto didattico mirato alla diffusione della sua figura e delle sue opere, in continuità con le attività già personalmente intraprese dall’autore con istituzioni, scuole e associazioni del Paese, nel Trecentenario della sua nascita.

Ricorre l’anniversario del principe di SANSEVERO e a 250 anni dalla scomparsa, anch’io in collaborazione con l’Associazione “MUSEO MINIMO” di Napoli, ho voluto ricordalo con un nuovo libro. Ringrazio di cuore Roberto Sanchez direttore artistico del “Museo Minimo”, il Dott. Domenico Macaluso che curerà la presentazione, assieme a quanti hanno dato il loro contributo al progetto itinerante di diffusione della figura e delle opere del Sansevero che sarà ospitato di mese in mese a Roma, a Procida “Capitale della Cultura 2022” e a Taormina. Elviro Langella

Il capitolo iniziale, la luggetèlla del Mago, introduce il mio personale approccio alla Cappella Sansevero sulla scorta degli illuminanti indizi dispensati dai due protagonisti, Umberto e Carla, che si sarebbero rivelati essenziali alla prima edizione della mia “Favola alchemica di Raimondo di Sangro”, pubblicata da Tullio Pironti nel 1983.

La seconda parte del libro, LE 3 CHIAVI, rimanda invece, al progetto maturato nel 2021 in vista delle celebrazioni di Raimondo di Sangro a 250 anni dalla scomparsa, che ritengo possa costituire una ghiotta opportunità per promuovere un proficuo gemellaggio col Collegio Romano (oggi sede del Ministero dei Beni Culturali). Un gemellaggio in linea con quello attuato quest’anno dal Museo Cappella Sansevero con Torremaggiore, città natale del Sansevero. In queste pagine ho inteso suggerire tre chiavi interpretative della famosa Cappella gentilizia legata al nome di Raimondo di Sangro, legittimamente riconosciuto il vero autore di questo gioiello, frutto della sensibilità artistica dell’illuminato mecenate che ha donato alla città di Napoli opere irripetibili nella storia dell’Arte, oramai universalmente note al largo pubblico, quali il Cristo velato di Giuseppe Sanmartino, la Pudicizia di Antonio Corradini, il Disinganno di Francesco Queirolo. Le voci chiamate ad interpretare i testi raccolti in queste pagine identificano tre personaggi a lui vicini. La loro affidabile testimonianza risulterà indispensabile sia per ricomporre un attendibile quadro biografico del principe di Sansevero, assai spesso alonato da una sospetta aura di leggenda, sia per tentare di ricostruire la gestazione del suo indiscusso capolavoro. Parliamo di Antonio Corradini, Theodor Tschoudy, Filippo Bonanni. Sensibili a vario titolo, agli interessi artistici, alla vocazione massonica o piuttosto, al fascino delle discipline ermetiche e in particolare dell’Alchimia, gli attori della nostra performance si alterneranno, fornendo ognuno a suo turno, la propria chiave di lettura dell’opera più rappresentativa del genio creativo di Raimondo di Sangro, la Cappella Sansevero, enigmatica ed affascinante proprio per la molteplicità di rimandi e allusioni esoteriche.

Il libro è dedicato all’editore napoletano Tullio Pironti che ci ha lasciato questo autunno. Vivendo in Sicilia a Giardini Naxos mi rammarica non aver avuto la fortuna di frequentarlo negli ultimi anni. Resta comunque inalterato il debito di riconoscenza nei suoi riguardi, per aver saputo infondermi quel fiducioso entusiasmo indispensabile a chi ambisce accostarsi alla scrittura, incoraggiandomi alla prima pubblicazione sul Principe di Sansevero già nel lontanissimo 1983. Le mie pubblicazioni sul Sansevero sono state editate negli anni successivi dall’IPPOGRIFO; da EMIS MULTIMEDIA; da OPUS MINIMUM.

L’episodio del libro ambientato sull’Isola di Procida, evoca il drammatico epilogo dell’amore contrastato di Maria Spinelli per il grande compositore, suo maestro di musica, Giambattista Pergolesi, legato da profonda amicizia con Raimondo di Sangro suo coetaneo. Il libro fornisce un’insospettata chiave interpretativa già intuita da sensibili scrittori – tra i quali Domenico Pompeo, autore del romanzo “Nel tempo felice” – che hanno voluto incarnare nel Cristo velato del Sansevero, un segreto omaggio postumo tributato all’amico precocemente scomparso mentre componeva lo struggente, inarrivabile Stabat Mater. L’amato Giobatta non sarebbe riuscito ad ultimare invece, il «Tempo Felice», la cantata ordinata dal Sansevero per il preludio scenico da rappresentare nell’occasione delle sue nozze con Carlotta Gaetani, nel teatrino ducale di Torremaggiore. Impedito dalla malattia che l’avrebbe stroncato appena ventiseienne, quello spartito non avrebbe mai visto la luce.

  1. Introduzione alla mostra e al progetto artistico realizzato da Elviro Langella.
  2. Tavole della Mostra, una galleria fotografica delle tavole della mostra a Palazzo Venezia.
  3. La Favola Alchemica del Principe di Sansevero.
  4. Elviro Langella

Elviro Langella è nato il 3 luglio del 1950 a Torre Annunziata (Napoli) e vive oggi a Giardini Naxos in Sicilia.

Ha insegnato per 35 anni la Storia dell’arte nei licei, promuovendo iniziative per sensibilizzare attivamente i giovani ad un consapevole accostamento alla ricchezza dell’inesauribile patrimonio artistico del Paese, attraverso linguaggi espressivi ad essi congeniali ed in linea con i new media. A riguardo, ricordiamo i progetti di sua creazione: Interactive Media, Viaggio nella storia del pianoforte e La stanza del sogno presentato in Sicilia e in Calabria e dedicato all’amato deltaplanista ed etologo Angelo d’Arrigo spentosi tragicamente il 26 marzo 2006. La realizzazione del progetto Il sogno di Polifilo ha richiesto l’intero arco di un triennio, articolandosi in una serie di performance multimediali ambientate in molti siti d’arte tra i più rappresentativi: dalla Peggy Guggenheim Collection di Venezia, alle Cappelle Medicee di Firenze, all’abbazia arabo-normanna dei Santi Pietro e Paolo in Val d’Agrò in Sicilia, al Parco dei Mostri di Bomarzo, al cinquecentesco castello del Carafa di Santa Severina e all’antica Acherontia in Calabria.

È autore dei seguenti libri: “La favola alchemica di Raimondo di Sangro” per i tipi di Tullio Pironti (1a edizione) e dell’Ippogrifo (2° edizione); “I marmi filosofali del principe di Sansevero”, E.M.I.S. Multimedia editore; Una Sirena di nome Pegeen (E.M.I.S.); Kubrick. Oltre l’infinito per la rassegna organizzata dallo stesso scrittore nel 2001 a Giardini Naxos, in onore del regista Stanley Kubrick scomparso il 7 marzo 1999.

  1. Presentazione del libro “La favola alchemica del principe di Sansevero” di Elviro Langella – informazione.it
  2. Ribera: Mimmo Macaluso cura la presentazione del libro del prof. Elviro Langella in programma a Napoli il 30 gennaio – ripost.it
  3. “La favola alchemica del Principe di Sansevero” di Elviro Langella
  4. LIBRI – “La favola alchemica del principe di Sansevero” di Elviro Langella, presentazione a Palazzo Venezia a Napoli il 30 gennaio – napolimagazine.com
  5. – napolimagazine.com Museo Minimo
  6. LIBRI – “La favola alchemica del principe di Sansevero” di Elviro Langella, presentazione a Palazzo Venezia a Napoli il 30 gennaio – calciomercatomagazine.com
  7. “The alchemical fable of the Prince of Sansevero” by Elviro Langella, presentation at Palazzo Venezia in Naples on 30 January

“Se non lo sai, o più avveduta tra le donne, ascolta i suoi pensieri …Una mattina, dicembre 2021 Castel di Sangro (AQ), Pinacoteca Patiniana. Presentazione del Cantico dei Cantici della scrittrice “serbo napolitana” Slobodanka Ciric.

“Non più giovane ma bella,
o rivali ancora acerbe,
sono l’idromele della poesia,
il frutto maturo e succoso.
Non criticate le mie rughe,
gli anni non lasciano carezze sul viso. 
La mia gente mi ha rinnegata: 
voleva che restassi a fare la guerra…” 
L’Amata

Una mattina, dicembre 2021 Castel di Sangro (AQ), Pinacoteca Patiniana. La presentazione del Cantico dei Cantici della scrittrice “serbo napolitana” Slobodanka Ciric, tavole interlocutorie figurative e copertina di Mila Maraniello, edita da La Città del Sole.
Dialogo a più voci,  moderato dal Sociologo e Giornalista Giuseppe Giorgio.

  • Cinzia Mattamira, Responsabile della Pinacoteca, 
  • Enia Acconcia, Assessore ai Beni artistici, alle Pari opportunità e alle Politiche per la famiglia del Comune di Castel di Sangro, 
  • la stessa scrittrice, anche nelle vesti  de “L’Amata”
  • la digital artist Mila Maraniello,
  • il professore Walter Miraldi, che per l’occasione ha vestito pure i panni de “L’Amato”
  • gli studenti delle classi IVB TUR, III TUR dell’I.I.S.S. PATINI-LIBERATORE che hanno interpretato “Il Coro” 
  • e la professoressa Giuliana Mannarelli, che si è soffermata particolarmente su tre aspetti dei versi della Ciric:
“Leggendo e rileggendo il bel testo della nostra poetessa sono stata colpita da tre aspetti:
1. La riscrittura, spiegata da lei stessa in un’intervista nella quale dichiara di volere che il suo Cantico sia “per quanto possibile aderente al testo di partenza”.
2. La scrittura dell’esilio.
3. Gli echi di movimenti poetici da me apprezzati e ai quali questo Cantico si può ricollegare. Come sappiamo, il lettore (Lector in fabula scriveva Umberto Eco) entra sempre nel testo con il proprio bagaglio culturale ed emotivo”.
“Indomita, pura lipizzana sei tu, amica mia.
Il tuo bel volto regale, eredità di sangue slavo.
Ti donano i gioielli d’argento, con grani d’onice e corallo”, 
“Se non lo sai, o più avveduta tra le donne, ascolta i suoi pensieri
sogna i suoi incubi nelle notti stese
tra l’ombra e l’anima”

La presentazione, parte del “Natale 2021 Città di Castel di Sangro” ha entusiasmato i presenti, in particolar modo i ragazzi, che tra letture, domande e risposte, si sono sentiti protagonisti di un vortice di storie, parole, colori ed emozioni che  mai avrebbero ipotizzato potesse diventare – anche solo per qualche ora – il loro “mondo”. 

…E si riprende verso nuovi “orizzonti”, il paesaggio innevato, la voglia di ri-cominciare senza trascurare quel Valore Assoluto che dice di rispetto per la Natura e le Tradizioni di Terre diverse dal caos – poco calmo – delle grandi città.

Non complicate le cose se non è necessario” Guglielmo di Occam.

MONTENERO VALCOCCHIARA

(la professoressa Giuliana Mannarelli). Il nostro gruppo, parlando di Montenero e del suo passato, ha potuto constatare la mancanza di notizie scritte sulle tradizioni e costumi che lo caratterizzavano. La vita del paese era scandita dal duro lavoro dei campi al quale quasi tutti si dedicavano fino alla grande emigrazione del secondo dopoguerra. La necessità di raccogliere e trascrivere tradizioni, usanze e pratiche agricole è stata quindi la prima forte motivazione per il nostro lavoro di ricerca affinché le nuove generazioni disponessero di una memoria scritta sul paese e i suoi abitanti. La seconda motivazione, non meno importante, è stata quella di contestualizzare la storia di Montenero inserendola nella “grande storia” dell’Ottocento e del Novecento. Abbiamo trovato nei vari archivi (Montenero, Isernia, Campobasso) documenti preziosi e talvolta sorprendenti. https://festadelricordo.com/2017/07/15/primo-articolo-del-blog/https://festadelricordo.com/

Il Piccolo Museo

…E si riscopre la voglia di non fermarsi all’ennesima malinconica realtà; il “mondo” non sempre “ascolta” la voce di quanti, a prescindere dal “dove” hanno qualcosa da raccontare. E il “suono” del Tempo conduce a nuovi incontri. Buon ascolto, buon Vivere. #Amore è #Raccontare la #Bellezza

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Per l’intero periodo delle festività natalizie, il “Presepe dono” di Giuseppe Pirozzi e il “Presepe geometrico” di Lucio Del Pezzo al Museo del Novecento in Piazza d’Armi di Castel Sant’Elmo, Napoli

Saranno visitabili a Napoli, sulla Piazza d’Armi di Castel Sant’Elmo (Via Tito Angelini 20/A), per l’intero periodo delle festività natalizie, il “Presepe dono” di Giuseppe Pirozzi e il “Presepe geometrico” di Lucio Del Pezzo.

I due presepi d’artista sono stati “presentati” al pubblico nella mattinata di sabato 11 dicembre 2021, in occasione della diciassettesima edizione della Giornata del Contemporaneo AMACI – Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani, a Napoli, alla presenza della Direttrice Regionale Musei Campania Marta Ragozzino, in occasione della riapertura al pubblico del Museo Novecento.

Il “Presepe dono” di Giuseppe Pirozzi e il Presepe geometrico di Lucio Del Pezzo fanno parte della collezione del Museo Internazionale del Presepio “Vanni Scheiwiller” di Castronuovo Sant’Andrea (PZ), che accoglie più di 250 presepi di tutto il mondo, legati alla tradizione artigianale dal XVII al XXI secolo, e 50 presepi eseguiti dal 1995 a oggi da noti artisti contemporanei.

L’iniziativa, condivisa con Giuseppe Appella, che ha ideato e promosso la realizzazione dei presepi contemporanei, si inserisce nel più ampio progetto che porta ogni anno i diversi presepi d’artista in basiliche e luoghi della cultura, in un itinerario partito dal piccolo centro della Lucania interna e che ha toccato, nel corso degli anni, tutta l’Italia.

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Sabato 11 dicembre 2021. Napoli. Giornata del Contemporaneo AMACI. Giuseppe Pirozzi – Palazzo dei Principi Albertini di Cimitile in Via Santa Teresa degli Scalzi, 76

Per la riapertura al pubblico del Museo Novecento a Napoli sulla piazza d’armi di Castel Sant’Elmo, in occasione della diciassettesima edizione della Giornata del Contemporaneo AMACIsabato 11 dicembre 2021, alle ore 11,00, saranno inaugurati due presepi d’artista: il Presepe dono di Giuseppe Pirozzi e il Presepe geometrico di Lucio Del Pezzo, pertanto il previsto evento di apertura al pubblico dello storico atelier di Giuseppe Pirozzi in Palazzo dei Principi Albertini di Cimitile in Via Santa Teresa degli Scalzi n. 76 a Napoli, è annullato.

La Giornata del Contemporaneo è il grande evento annuale, promosso da AMACI con il sostegno della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, dedicato all’arte del nostro tempo e al suo pubblico.

Per la Giornata del Contemporaneo i 24 Musei AMACI e realtà quali musei, fondazioni, istituzioni pubbliche e private, gallerie, associazioni, studi e spazi d’artista, aprono gratuitamente al pubblico i loro spazi per celebrare l’arte contemporanea tramite un programma multiforme che coinvolge non solo le grandi città, ma anche i centri più piccoli, da sempre molto attivi. AMACI vuole, con forza e in un solo giorno, evidenziare l’importante funzione che il contemporaneo svolge nello sviluppo culturale, sociale ed economico del nostro Paese.

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Pinacoteca Patiniana – Castel di Sangro (AQ). Venerdì 10 dicembre 2021 ore 10:00 presentazione del “Cantico dei Cantici” di Slobodanka Ciric, tavole interlocutorie figurative e copertina di Mila Maraniello, La Città del Sole.

“Ri-scrivere il Cantico dei Cantici, raccontare la Storia dell’Amato e dell’Amata dal mio punto di vista, inserirli in contesti differenti e contemporanei, dare loro nomi diversi e sembianze nuove, renderli protagonisti di un tempo senza tempo e di uno spazio indefinito ed indefinibile che muove dagli scenari biblici fino a quelli balcanici e italici…
Venerdì 10 dicembre 2021 ore 10:00 presso la Pinacoteca Patiniana di Castel di Sangro presentazione del “Cantico dei Cantici” di Slobodanka Ciric, tavole interlocutorie figurative e copertina di Mila Maraniello, edito da La Città del Sole.

Il Palazzo de Petra, sede della Pinacoteca Patiniana di Castel di Sangro, risale al XIII/XIV secolo. Appartenuto alla famiglia De Petra, feudatari della città, fu danneggiato nella metà del Seicento a causa di un incendio avvenuto durante la rivoluzione napoletana di Masaniello.
Il palazzo è stato successivamente restaurato dall’Amministrazione Comunale e dal 2006 ospita la pinacoteca.

#Amore è #Raccontare la #Bellezza #Castel di #Sangro

Quinto Poema
L’Amato
“…Il mio cuore è tuo,
vita mia, sposa,
tu mi hai bruciato vivo,
uccello di fuoco,
con un solo tuo sguardo ardente!…”

Slobodanka Ciric, scrittrice “serbo napolitana”  cittadina del Mondo, incontra la Bellezza della Terra d’Abruzzo in una narrazione d’Amore e d’Emozione.

Cantico dei cantici di Ciric Slobodanka (Autore) 
 Silvana Guida (Curatore) 
 Mila Maraniello (Illustratore)

  • Dopo i saluti di benvenuto di Cinzia Mattamira, Responsabile della Pinacoteca,
  • ed i saluti istituzionali di
  • Enia Acconcia, Assessore ai Beni artistici, alle Pari opportunità e alle Politiche per la famiglia del Comune di Castel di Sangro,
  • la scrittrice Slobodanka Ciric e sua figlia, la digital artist Mila Maraniello, dialogheranno con
  • Walter Miraldi, Docente di Lettere presso l’I.I.S.S. Patini-Liberatore di Castel di Sangro e
  • Giuliana Mannarelli, già Professoressa EsaBac presso il Liceo Classico Europeo di Roma.
  • La Ciric leggerà poi, insieme al professor Walter Miraldi, alcuni estratti dal libro, mentre
  • gli studenti delle classi IVB TUR, III TUR dell’I.I.S.S. PATINI-LIBERATORE interpreteranno “il coro”.
  • Giuseppe Giorgio, Sociologo e Giornalista modererà l’incontro.
Settimo Poema
Il Coro
“Dove è diretto il tuo diletto,
tu che sei mirabile tra le donne?…”

In ogni spazio ed in ogni tempo, la parola dominante è “Amore”. E proprio l’Amore per le persone e per i luoghi che nel Tempo mi sono divenuti molto cari, mi ha spinto a ritornare in Terra d’Abruzzo per condividere la Poesia e la Bellezza del più nobile dei sentimenti, da me narrate con i versi, e dalla mia Mila attraverso le tavole interlocutorie: quella stessa Mila che da piccola, rapita, restava per lungo tempo ad ammirare il dipinto di Teofilo Patini “Bestie da soma”, divenuto poi icona della Pinacoteca dedicata dal Comune di Castel di Sangro all’artista.

Blu Parthenope Eventi e Comunicazione

https://newsdellavalle.com/2021/12/07/castel-di-sangro-venerdi-10-dicembre-la-presentazione-del-libro-cantico-dei-cantici-di-slobodanka-ciric/

La città di Castel Di Sangro si fa trovare pronta all’appuntamento realizzando un calendario ricco di eventi per il Natale 2021

#NonèAmoreSenzaAmore – Slobodanka Ciric – La Rosa di Carta

Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo, diceva Tolstoj, ed io, io che avevo costruito e demolito per ben due volte la mia famiglia, non potrei aggiungere altro. La prima volta ero troppo giovane e troppo presa dalla voglia di mettere su la famiglia perfetta, famiglia presto naufragata nell’alcol che rendeva mio marito manesco benché monco di un braccio. La sensazione di vivere in un carcere mi pervadeva. Dietro le sbarre della solitudine provavo strazio, rassegnazione, ira auto distruttrice. Se ripenso a tutte le volte in cui durante quel matrimonio ero umiliata, presa con la forza, picchiata a sangue, ingravidata e costretta ad abortire e alle volte in cui mi sono detestata non riuscendo a guardarmi allo specchio desiderando di scomparire, mi sembra che tutto questo non sia successo a me ma a qualcun’altro.

A quasi trent’anni ero abbastanza consapevole e matura da sapere che non volevo rivivere la storia di mia madre, ma ero anche abbastanza giovane e ingenua per credere che in un altro paese, con un altro uomo, avrei finalmente potuto realizzare il sogno della famiglia perfetta, e il fatto che questa nuova famiglia, con i suoi tre figli di primo letto e la mia bambina era piuttosto allargata, non mi spaventava per nulla, anzi, l’ho allargata ulteriormente mettendo al mondo un’altra bambina.  

Neppure il luogo mi spaventava, nonostante le storie sulla brutalità della camorra napoletana che giungevano fino a Belgrado adombrando le descrizioni delle bellezze strabilianti di Napoli e stuzzicando il lato morboso della fantasia dei miei parenti che, manco fossero la Sibilla Cumana, mi predicevano una brutta fine. 

Era l’alba quando sono giunta a Napoli. Dietro la sagoma maestosa del Vesuvio, il sole nascente elargiva fasci di luce ignea dissipando la bruma mattutina azzurrognola e specchiandosi nella superficie argentea del mare screziato di riverbero rosso porpora. Si crede che, abbagliato da quel paradiso abitato da diavoli, Goethe avesse detto: Vedi Napoli e poi muori, anche se, come scoprii in seguito, il famoso detto era stato pronunciato per la prima volta quando Goethe aveva solo un anno. Alcuni napoletani credono, invece, che il detto sia un monito ai propri emigranti che, prima di chiudere gli occhi, devono tornare a casa e rivedere Napoli. Mi piace credere che sia così.

Le sbarre della solitudine sono diventate più spesse e più alte, più difficili da superare. Per me, Napoli era diventata la tela sulla quale il mio mal di vivere si proiettava continuamente a tinte scure, la vecchia ruffiana che non potevo perdonare per avermi ingannato presentandosi maestosa, brillante, amichevole, viva, mentre in realtà era corrotta, ambigua e marcia dentro

Anche nelle giornate di sole, un’oscurità tenebrosa, filtrata dallo spioncino delle porte blindate, tagliata dalle grate o infilzata sulle punte aguzze delle recinzioni, rende la luce cupa, velata da un senso di attesa angosciante. Le scale sembrano sospese nell’aria, interrotte, nessuna via di fuga. Non a caso la leggenda metropolitana dice che, dopo che la sorte carceraria toccò anche a suo figlio, il costruttore si sia ucciso proprio perché aveva edificato un carcere dal quale nessuno poteva evadere. 

La guardia mi richiama ogni volta quando parlo in serbo o in inglese. Il malessere si comunica a gesti, con gli occhi, mi chiedono tranquillanti, antidolorifici, il Naprosyn che chiamano Padre Pio. La guardia dice che, in mancanza di cocaina, sniffano tutta questa roba. Ognuno cerca di trovare il modo per evadere dalla realtà che lo circonda. L’arte di sopravvivere si mescola ai frammenti di arte vera. Qualcuno ha dipinto dappertutto grossi rami spogli e attorcigliati sui quali si posano farfalle con enormi ali spiegate. Sotto la copia della Trinità di Rublëv le tre guardie giocano a carte come a riproporre, ma in modo sacrilego,   l’Ospitalità di Abramo mentre io, davanti alla riproduzione della Vergine col Bambino, la più antica icona serba, mi commuovo interpretando la sua presenza in questo luogo come un segno della presenza dell’anima di mia madre che cerca di risollevarmi. 

Finalmente libera, esco correndo incontro al sole e all’aria aperta. Mi sembra che la rosa di carta nella mia mano emani un lieve profumo mentre guardo Napoli con occhi diversi. Questa città è solo una piccola parte del mondo e il mondo è la mia vera casa. Corro ad abbracciare le mie ragazze, consapevole che non esiste né la famiglia del tutto perfetta, né tanto meno del tutto felice. Felici o infelici, esistiamo come parte dell’umanità, grande e meravigliosa famiglia allargata di tutti, anche mia.

Il racconto fa parte della raccolta Lingua madre Duemilaquindici – Racconti di donne straniere in Italia a cura di Daniela Finocchi, Edizioni SEB27, 2015 – https://www.ibs.it/lingua-madre-duemilaquindici-racconti-di-libro-vari/e/9788898670116

La fotografia La rosa di carta di Slobodanka Ciric – vincitrice del Premio Speciale Fondazione Sandretto Re Rebaudengo della X edizione del Concorso letterario nazionale Lingua Madre. «Un’immagine costruita, una rosa di carta sovrapposta a un’acquaforte del Settecento di Piranesi. Un fiore, colorato, manufatto dei nostri tempi realizzato da un detenuto del carcere di Poggioreale appoggiato su una stampa che data oltre due secoli e mezzo, un vortice di scale dominato da toni grigi, plumbei, cupi, come può essere la vita di ogni giorno in una casa circondariale. Un soffio di speranza tenue, fragile, quasi a spezzare la durezza dell’acquaforte e di quanto essa riesce a evocare».

Una donna, la sua Storia… 
Una donna, una Storia, tante storie che diventano “centrali” quando, 
al posto dell’esaltazione del “nulla quotidiano”, 
ci si ferma ad esecrare le marginalità di una società 
costruita sul “dominio” della maggioranza indottrinata, 
o peggio, cresciuta nella cultura del pensiero superiore 
de “…l’uomo può sbagliare…la donna può restare un passo indietro e perdonare”.

Sogni disillusi, speranze tradite. 
… L'oscuro desiderio di porre fine alla sofferenza.
La solitudine, la rinascita.
I pregiudizi… 
Ancora quell’ Amore senza Amore…
In un luogo degradato e di sofferenza, un segno che diviene luce, 
quella Rosa che stride con l’orrore che c'è intorno e che 
nella sua pura Bellezza 
apre ad un Tempo nuovo.

Blu Parthenope Eventi e ComunicazioneSilvana Guida

Bacoli, Casina Vanvitelliana al Fusaro. Finissage della mostra personale di Antonio Ciraci “Lo mio Maestro” – Viaggio trasfigurato nel mito, tra Dante e Virgilio. “Cresce l’Albero della vita!” Slobodanka Ciric “Sorabia”.

Sopra il cielo camminano le anime/
trasudando la luce/
Davanti a me cammina il bordone di San Sava indicandomi la via

“Fluendo in versi”, ascolto di brani dai libri d’artista di Antonio Ciraci. Finissage della mostra personale di Antonio Ciraci “Lo mio Maestro” – Viaggio trasfigurato nel mito, tra Dante e Virgilio. Slobodanka Ciric “Sorabia”.

  • SLOBODANKA CIRIC: 
  • Sorabia
  • Sabato 20.11.2021
  • Bacoli (NA), Casina Vanvitelliana al Fusaro – Piazza G. Rossini, 1

Una splendida giornata di sole, l’azzurro intenso del cielo e l’incanto della Casina Vanvitelliana al Fusaro, Piazza G. Rossini, 1, a Bacoli (NA) hanno fatto da scenografia nella mattinata di sabato 20 novembre 2021, a Slobodanka Ciric e agli altri nove poeti protagonisti, con i propri versi e con le voci di Monica Marra e i Tara Verde con il coro sciamanico Freedom voice, del fusion reading “Fluendo in versi”, ascolto di brani dai libri d’artista di Antonio Ciraci, in occasione del finissage della mostra personale di Antonio Ciraci “Lo mio Maestro” – Viaggio trasfigurato nel mito, tra Dante e Virgilio.

“La poesia è lirica, la pittura è lirica, la musica è lirica…” la narrazione dell’artista Antonio Ciraci, che ha salutato la presenza dell’assessore alla Cultura (con deleghe anche all’Ambiente, ai Beni Comuni, ai Comitati di Quartiere, all’ Associazionismo e partecipazione, alle Politiche giovanili, al Decoro Urbano, al Turismo ed Eventi) del Comune di Bacoli Mariano Scotto di Vetta ringraziandolo per l’ospitalità, accolto il pubblico ed introdotto le letture. Un fluendo in e di versi, come esplicita il titolo, che ha alternato interpretazioni singole e corali, come nel teatro greco antico, e ha visto nelle vesti di corifèo lo stesso Ciraci.

Sorabia, i versi declamati dalla Ciric – scelti dall’omonimo ciclo di 10 poemi che raccontano la storia dei Serbi dagli albori fino alla “dissoluzione della Jugoslavia” – e dall’artista composti quale omaggio al mito e alla terra natia nel 2006, allorché il Montenegro dichiarò la propria indipendenza e la Serbia divenne la Repubblica di Serbia.

 Cresce l'Albero della vita!/
All'ombra dell'albero/ 
il Pastore dei Lupi/ 
sorveglia e nutre con il latte primordiale la stirpe Soraba.

La mostra personale di Antonio Ciraci “Lo mio Maestro” – Viaggio trasfigurato nel mito, tra Dante e Virgilio è parte della rassegna EVENTI ESTATE 2021 del Comune di Bacoli, dedicata al 700° anniversario della morte di Dante Alighieri.

Blu Parthenope Eventi e Comunicazione

Foto: Silvana Guida