Saranno visitabili a Napoli, sulla Piazza d’Armi di Castel Sant’Elmo (Via Tito Angelini 20/A), per l’intero periodo delle festività natalizie, il “Presepe dono” di Giuseppe Pirozzi e il “Presepe geometrico” di Lucio Del Pezzo.
I due presepi d’artista sono stati “presentati” al pubblico nella mattinata di sabato 11 dicembre 2021, in occasione della diciassettesima edizione della Giornata del Contemporaneo AMACI – Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani, a Napoli, alla presenza della Direttrice Regionale Musei Campania Marta Ragozzino, in occasione della riapertura al pubblico del Museo Novecento.
Il “Presepe dono” di Giuseppe Pirozzi e il Presepe geometrico di Lucio Del Pezzo fanno parte della collezione del Museo Internazionale del Presepio “Vanni Scheiwiller” di Castronuovo Sant’Andrea (PZ), che accoglie più di 250 presepi di tutto il mondo, legati alla tradizione artigianale dal XVII al XXI secolo, e 50 presepi eseguiti dal 1995 a oggi da noti artisti contemporanei.
L’iniziativa, condivisa con Giuseppe Appella, che ha ideato e promosso la realizzazione dei presepi contemporanei, si inserisce nel più ampio progetto che porta ogni anno i diversi presepi d’artista in basiliche e luoghi della cultura, in un itinerario partito dal piccolo centro della Lucania interna e che ha toccato, nel corso degli anni, tutta l’Italia.
Per la riapertura al pubblico del Museo Novecento a Napoli sulla piazza d’armi di Castel Sant’Elmo, in occasione della diciassettesima edizione della Giornata del Contemporaneo AMACI, sabato 11 dicembre 2021, alle ore 11,00, saranno inaugurati due presepi d’artista: il Presepe dono di Giuseppe Pirozzi e il Presepe geometrico di Lucio Del Pezzo, pertanto il previsto evento di apertura al pubblico dello storico atelier di Giuseppe Pirozzi in Palazzo dei Principi Albertini di Cimitile in Via Santa Teresa degli Scalzi n. 76 a Napoli, è annullato.
La Giornata del Contemporaneo è il grande evento annuale, promosso da AMACI con il sostegno della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, dedicato all’arte del nostro tempo e al suo pubblico.
Per la Giornata del Contemporaneo i 24 Musei AMACI e realtà quali musei, fondazioni, istituzioni pubbliche e private, gallerie, associazioni, studi e spazi d’artista, aprono gratuitamente al pubblico i loro spazi per celebrare l’arte contemporanea tramite un programma multiforme che coinvolge non solo le grandi città, ma anche i centri più piccoli, da sempre molto attivi. AMACI vuole, con forza e in un solo giorno, evidenziare l’importante funzione che il contemporaneo svolge nello sviluppo culturale, sociale ed economico del nostro Paese.
“Ri-scrivere il Cantico dei Cantici, raccontare la Storia dell’Amato e dell’Amata dal mio punto di vista, inserirli in contesti differenti e contemporanei, dare loro nomi diversi e sembianze nuove, renderli protagonisti di un tempo senza tempo e di uno spazio indefinito ed indefinibile che muove dagli scenari biblici fino a quelli balcanici e italici… Venerdì 10 dicembre 2021 ore 10:00 presso la Pinacoteca Patiniana di Castel di Sangro presentazione del “Cantico dei Cantici” di Slobodanka Ciric, tavole interlocutorie figurative e copertina di Mila Maraniello, edito da La Città del Sole.
Il Palazzo de Petra, sede della Pinacoteca Patiniana di Castel di Sangro, risale al XIII/XIV secolo. Appartenuto alla famiglia De Petra, feudatari della città, fu danneggiato nella metà del Seicento a causa di un incendio avvenuto durante la rivoluzione napoletana di Masaniello. Il palazzo è stato successivamente restaurato dall’Amministrazione Comunale e dal 2006 ospita la pinacoteca.
Quinto Poema
L’Amato
“…Il mio cuore è tuo,
vita mia, sposa,
tu mi hai bruciato vivo,
uccello di fuoco,
con un solo tuo sguardo ardente!…”
Slobodanka Ciric, scrittrice “serbo napolitana” cittadina del Mondo, incontra la Bellezza della Terra d’Abruzzo in una narrazione d’Amore e d’Emozione.
Dopo i saluti di benvenuto di Cinzia Mattamira, Responsabile della Pinacoteca,
ed i saluti istituzionali di
Enia Acconcia, Assessore ai Beni artistici, alle Pari opportunità e alle Politiche per la famiglia del Comune di Castel di Sangro,
la scrittrice Slobodanka Ciric e sua figlia, la digital artist Mila Maraniello, dialogheranno con
Walter Miraldi, Docente di Lettere presso l’I.I.S.S. Patini-Liberatore di Castel di Sangro e
Giuliana Mannarelli, già Professoressa EsaBac presso il Liceo Classico Europeo di Roma.
La Ciric leggerà poi, insieme al professor Walter Miraldi, alcuni estratti dal libro, mentre
gli studenti delle classi IVB TUR, III TUR dell’I.I.S.S. PATINI-LIBERATORE interpreteranno “il coro”.
Giuseppe Giorgio, Sociologo e Giornalista modererà l’incontro.
Settimo Poema
Il Coro
“Dove è diretto il tuo diletto,
tu che sei mirabile tra le donne?…”
In ogni spazio ed in ogni tempo, la parola dominante è “Amore”. E proprio l’Amore per le persone e per i luoghi che nel Tempo mi sono divenuti molto cari, mi ha spinto a ritornare in Terra d’Abruzzo per condividere la Poesia e la Bellezza del più nobile dei sentimenti, da me narrate con i versi, e dalla mia Mila attraverso le tavole interlocutorie: quella stessa Mila che da piccola, rapita, restava per lungo tempo ad ammirare il dipinto di Teofilo Patini “Bestie da soma”, divenuto poi icona della Pinacoteca dedicata dal Comune di Castel di Sangro all’artista.
Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo, diceva Tolstoj, ed io, io che avevo costruito e demolito per ben due volte la mia famiglia, non potrei aggiungere altro. La prima volta ero troppo giovane e troppo presa dalla voglia di mettere su la famiglia perfetta, famiglia presto naufragata nell’alcol che rendeva mio marito manesco benché monco di un braccio. La sensazione di vivere in un carcere mi pervadeva. Dietro le sbarre della solitudine provavo strazio, rassegnazione, ira auto distruttrice. Se ripenso a tutte le volte in cui durante quel matrimonio ero umiliata, presa con la forza, picchiata a sangue, ingravidata e costretta ad abortire e alle volte in cui mi sono detestata non riuscendo a guardarmi allo specchio desiderando di scomparire, mi sembra che tutto questo non sia successo a me ma a qualcun’altro.
A quasi trent’anni ero abbastanza consapevole e matura da sapere che non volevo rivivere la storia di mia madre, ma ero anche abbastanza giovane e ingenua per credere che in un altro paese, con un altro uomo, avrei finalmente potuto realizzare il sogno della famiglia perfetta, e il fatto che questa nuova famiglia, con i suoi tre figli di primo letto e la mia bambina era piuttosto allargata, non mi spaventava per nulla, anzi, l’ho allargata ulteriormente mettendo al mondo un’altra bambina.
Neppure il luogo mi spaventava, nonostante le storie sulla brutalità della camorra napoletana che giungevano fino a Belgrado adombrando le descrizioni delle bellezze strabilianti di Napoli e stuzzicando il lato morboso della fantasia dei miei parenti che, manco fossero la Sibilla Cumana, mi predicevano una brutta fine.
Era l’alba quando sono giunta a Napoli. Dietro la sagoma maestosa del Vesuvio, il sole nascente elargiva fasci di luce ignea dissipando la bruma mattutina azzurrognola e specchiandosi nella superficie argentea del mare screziato di riverbero rosso porpora. Si crede che, abbagliato da quel paradiso abitato da diavoli, Goethe avesse detto: Vedi Napoli e poi muori, anche se, come scoprii in seguito, il famoso detto era stato pronunciato per la prima volta quando Goethe aveva solo un anno. Alcuni napoletani credono, invece, che il detto sia un monito ai propri emigranti che, prima di chiudere gli occhi, devono tornare a casa e rivedere Napoli. Mi piace credere che sia così.
Le sbarre della solitudine sono diventate più spesse e più alte, più difficili da superare. Per me, Napoli era diventata la tela sulla quale il mio mal di vivere si proiettava continuamente a tinte scure, la vecchia ruffiana che non potevo perdonare per avermi ingannato presentandosi maestosa, brillante, amichevole, viva, mentre in realtà era corrotta, ambigua e marcia dentro
Anche nelle giornate di sole, un’oscurità tenebrosa, filtrata dallo spioncino delle porte blindate, tagliata dalle grate o infilzata sulle punte aguzze delle recinzioni, rende la luce cupa, velata da un senso di attesa angosciante. Le scale sembrano sospese nell’aria, interrotte, nessuna via di fuga. Non a caso la leggenda metropolitana dice che, dopo che la sorte carceraria toccò anche a suo figlio, il costruttore si sia ucciso proprio perché aveva edificato un carcere dal quale nessuno poteva evadere.
La guardia mi richiama ogni volta quando parlo in serbo o in inglese. Il malessere si comunica a gesti, con gli occhi, mi chiedono tranquillanti, antidolorifici, il Naprosyn che chiamano Padre Pio. La guardia dice che, in mancanza di cocaina, sniffano tutta questa roba. Ognuno cerca di trovare il modo per evadere dalla realtà che lo circonda. L’arte di sopravvivere si mescola ai frammenti di arte vera. Qualcuno ha dipinto dappertutto grossi rami spogli e attorcigliati sui quali si posano farfalle con enormi ali spiegate. Sotto la copia della Trinità di Rublëv le tre guardie giocano a carte come a riproporre, ma in modo sacrilego, l’Ospitalità di Abramo mentre io, davanti alla riproduzione della Vergine col Bambino, la più antica icona serba, mi commuovo interpretando la sua presenza in questo luogo come un segno della presenza dell’anima di mia madre che cerca di risollevarmi.
Finalmente libera, esco correndo incontro al sole e all’aria aperta. Mi sembra che la rosa di carta nella mia mano emani un lieve profumo mentre guardo Napoli con occhi diversi. Questa città è solo una piccola parte del mondo e il mondo è la mia vera casa. Corro ad abbracciare le mie ragazze, consapevole che non esiste né la famiglia del tutto perfetta, né tanto meno del tutto felice. Felici o infelici, esistiamo come parte dell’umanità, grande e meravigliosa famiglia allargata di tutti, anche mia.
La fotografia La rosa di carta di Slobodanka Ciric – vincitrice del Premio Speciale Fondazione Sandretto Re Rebaudengo della X edizione del Concorso letterario nazionale Lingua Madre. «Un’immagine costruita, una rosa di carta sovrapposta a un’acquaforte del Settecento di Piranesi. Un fiore, colorato, manufatto dei nostri tempi realizzato da un detenuto del carcere di Poggioreale appoggiato su una stampa che data oltre due secoli e mezzo, un vortice di scale dominato da toni grigi, plumbei, cupi, come può essere la vita di ogni giorno in una casa circondariale. Un soffio di speranza tenue, fragile, quasi a spezzare la durezza dell’acquaforte e di quanto essa riesce a evocare».
Una donna, la sua Storia…
Una donna, una Storia, tante storie che diventano “centrali” quando,
al posto dell’esaltazione del “nulla quotidiano”,
ci si ferma ad esecrare le marginalità di una società
costruita sul “dominio” della maggioranza indottrinata,
o peggio, cresciuta nella cultura del pensiero superiore
de “…l’uomo può sbagliare…la donna può restare un passo indietro e perdonare”.
Sogni disillusi, speranze tradite.
… L'oscuro desiderio di porre fine alla sofferenza.
La solitudine, la rinascita.
I pregiudizi…
Ancora quell’ Amore senza Amore…
In un luogo degradato e di sofferenza, un segno che diviene luce,
quella Rosa che stride con l’orrore che c'è intorno e che
nella sua pura Bellezza
apre ad un Tempo nuovo.
Sopra il cielo camminano le anime/
trasudando la luce/
Davanti a me cammina il bordone di San Sava indicandomi la via
“Fluendo in versi”, ascolto di brani dai libri d’artista di Antonio Ciraci. Finissage della mostra personale di Antonio Ciraci “Lo mio Maestro” – Viaggio trasfigurato nel mito, tra Dante e Virgilio. Slobodanka Ciric “Sorabia”.
SLOBODANKA CIRIC:
Sorabia
Sabato 20.11.2021
Bacoli (NA), Casina Vanvitelliana al Fusaro – Piazza G. Rossini, 1
Una splendida giornata di sole, l’azzurro intenso del cielo e l’incanto della Casina Vanvitelliana al Fusaro, Piazza G. Rossini, 1, a Bacoli (NA) hanno fatto da scenografia nella mattinata di sabato 20 novembre 2021, a Slobodanka Ciric e agli altri nove poeti protagonisti, con i propri versi e con le voci di Monica Marra e i Tara Verde con il coro sciamanico Freedom voice, del fusion reading “Fluendo in versi”, ascolto di brani dai libri d’artista di Antonio Ciraci, in occasione del finissage della mostra personale di Antonio Ciraci “Lo mio Maestro” – Viaggio trasfigurato nel mito, tra Dante e Virgilio.
“La poesia è lirica, la pittura è lirica, la musica è lirica…” la narrazione dell’artista Antonio Ciraci, che ha salutato la presenza dell’assessore alla Cultura (con deleghe anche all’Ambiente, ai Beni Comuni, ai Comitati di Quartiere, all’ Associazionismo e partecipazione, alle Politiche giovanili, al Decoro Urbano, al Turismo ed Eventi) del Comune di Bacoli Mariano Scotto di Vetta ringraziandolo per l’ospitalità, accolto il pubblico ed introdotto le letture. Un fluendo in e di versi, come esplicita il titolo, che ha alternato interpretazioni singole e corali, come nel teatro greco antico, e ha visto nelle vesti di corifèo lo stesso Ciraci.
Sorabia, i versi declamati dalla Ciric – scelti dall’omonimo ciclo di 10 poemi che raccontano la storia dei Serbi dagli albori fino alla “dissoluzione della Jugoslavia” – e dall’artista composti quale omaggio al mito e alla terra natia nel 2006, allorché il Montenegro dichiarò la propria indipendenza e la Serbia divenne la Repubblica di Serbia.
Cresce l'Albero della vita!/
All'ombra dell'albero/
il Pastore dei Lupi/
sorveglia e nutre con il latte primordiale la stirpe Soraba.
La mostra personale di Antonio Ciraci “Lo mio Maestro” – Viaggio trasfigurato nel mito, tra Dante e Virgilio è parte della rassegna EVENTI ESTATE 2021 del Comune di Bacoli, dedicata al 700° anniversario della morte di Dante Alighieri.
“…Arrivo davanti alla soglia della mia casa costruita sul crocevia dei mondi/ e segnandomi con la terza mano della Madre di Dio/ pianto il bordone nella pietra angolare/ Cresce l'Albero della vita!/All'ombra dell'albero/ il Pastore dei Lupi/ sorveglia e nutre con il latte primordiale la stirpe Soraba.”
Fusion reading “Fluendo in versi”, ascolto di brani dai libri d’artista di Antonio Ciraci.
Finissage della mostra personale di Antonio Ciraci “Lo mio Maestro” – Viaggio trasfigurato nel mito, tra Dante e Virgilio
SLOBODANKA CIRIC:
Sorabia
Memento Mori
Sabato 20.11.2021
Bacoli (NA), Casina Vanvitelliana al Fusaro – Piazza G. Rossini, 1
“…Poi penso a te amore mio/ e mi aggrappo alla vita mentre aspetto che arrivi;
tu apri gli occhi e l'azzurro dell'alba mi accarezza/ sussurrandomi dolcemente: vivi, vivi ...”
Sabato 20 novembre 2021 dalle ore 10.30 alle ore 12.30 a Bacoli (NA) presso la Casina Vanvitelliana al Fusaro, Piazza G. Rossini, 1, nell’ambito del finissage della mostra personale di Antonio Ciraci “Lo mio Maestro” – Viaggio trasfigurato nel mito, tra Dante e Virgilio, Slobodanka Ciric ed altri undici poeti saranno protagonisti con i propri versi e con le voci di Monica Marra e i Tara Verde con il coro sciamanico Freedom voice, del fusion reading “Fluendo in versi”, ascolto di brani dai libri d’artista di Antonio Ciraci.
La mostra, parte della rassegna EVENTI ESTATE 2021 del Comune di Bacoli, dedicata al 700° anniversario della morte di Dante Alighieri, sarà visitabile fino a domenica 21 novembre 2021 negli orari di visita alla Casina Vanvitelliana.
Ingresso libero e gratuito.
Sorabia di Slobodanka Ciric
Cammino! Sotto la terra camminano le ossa/portando il seme nel midollo/Sopra il cielo camminano le anime/trasudando la luce/Davanti a me cammina il bordone di San Sava indicandomi la via/ Dietro di me il teschio dello Zar Lazzaro porta il Kosovo sul cranio e mi guarda le spalle/ Arrivo davanti alla soglia della mia casa costruita sul crocevia dei mondi/ e segnandomi con la terza mano della Madre di Dio/ pianto il bordone nella pietra angolare/ Cresce l'Albero della vita!/All'ombra dell'albero/ il Pastore dei Lupi/ sorveglia e nutre con il latte primordiale la stirpe Soraba.
La notte sguinzaglia le chimere nere delle mie paure,/
dalle viscere della terra si leva un sordido lamento/
Memento mori sibila il vento/ e le anime in processione accendono i ceri nel firmamento.
Abbracciata allo scheletro del passato/
bevo il mio sangue amaro dalla coppa del suo teschio/ e posseduta da Caronte/
muovo i fianchi con voluttà al ritmo della danza macabra.
Poi penso a te amore mio/ e mi aggrappo alla vita mentre aspetto che arrivi;
tu apri gli occhi e l'azzurro dell'alba mi accarezza/ sussurrandomi dolcemente: vivi, vivi ...
Parole, note, voci e colori; l’Amore, la passione, l’abbandono, il dolore, la forza, la rinascita, la Speranza, il Credo religioso, interpretato e descritto da Slobodanka Ciric, con i versi sapienti e pieni di pathos, della sua riscrittura del Cantico dei Cantici, il più alto canto d’Amore e di Eros, esempio di Scrittura sacra, insegnamento d’Amore e di Fede.
Una sinergia d’Arte e di Arti quella proposta nel pomeriggio di venerdì 12 novembre 2021, presso la sala Delle Carceri di Castel dell’Ovo a Napoli, nel percorso creativo che affianca la mostra personale “Domenico Sepe, la materia e l’eterno: l’Arte svelata”, a cura di Daniela Marra, organizzata da “Ritmartelab”, “Salotto culturale tematico” e “Associazione Cristo Rivelato” con il patrocinio del Comune di Napoli.
Il Cantico dei Cantici di Slobodanka Ciric, tavole interlocutorie figurative e copertina di Mila Maraniello, edizioni La Città del Sole, una riscrittura, sì in chiave autobiografica, ma “dedicata”, nelle cui rime ognuno può “perdersi” e “ritrovarsi”, che ha come leitmotiv l’Amore in tutte le sue declinazioni, che narra di Fede, espressione massima del nobile sentimento, e di Speranza, sempiterna fonte di nuovi orizzonti nell’incessante ricerca dell’Amore Puro.
Un libro, nato durante il primo confinamento domiciliare imposto dalla pandemia da SARS-Cov-2, in cui l’autrice ha avvertito la necessità di descrivere non solo il suo Tempo, ma anche quello dell’intera Umanità, ormai privo d’Amore.
La Bellezza quale forma salvifica del Dolore, ispiratore dell’espressione artistica che diviene fonte e forma di luce, l’interpretazione offerta da Mila Maraniello giovanissima e talentosa digital artist – figlia della scrittrice – delle tavole interlocutorie figurative da lei ideate e realizzate, che magistralmente integrano e descrivono – anche attraverso il dotto uso esclusivo dei tre colori nero, rosso e bianco – i diversi “quadri” proposti dal testo.
L’Arte nelle sue diverse espressioni e forme quale atto creativo fine a se stesso, rivelatore di emozioni, che risponde all’esigenza dell’artista di offrire al domani una testimonianza del Tempo proprio e di quello di cui è testimone, in un continuo sì confronto, ma privo di competizione, con le varie correnti o forme espressive, il pensiero partecipato da Domenico Sepe.
L’intensità espressiva delle voci recitanti di Wanda Marasco (l’Amata), Enzo Salomone (l’Amato), Kurush Giordano Zangaro, Maria Giusy Bucciante e Laura Pagliara (il Coro), resa ancora più forte dalle luci volutamente soffuse e dalla suggestività del luogo, ha regalato ai presenti un arcobaleno di emozioni ed il desiderio di conoscere ed approfondire i versi della Ciric.
Le note “fresche” e coinvolgenti del sax di Umberto Bizzarro e della chitarra di Ciro Ammendola hanno accolto e hanno accompagnato con giocosa maestria e sapiente “leggerezza” gli spettatori.
Daniela Marra, “padrona di casa” ha dato il benvenuto agli ospiti e introdotto la presentazione con professionale grazia.
Il giornalista e sociologo Giuseppe Giorgio, impeccabile moderatore, ha proposto gli interventi con garbo e competenza.
Appassionati sostenitori dell’intera rassegna, Ciro Ciccone e la signora Maddalena, promotori di eventi culturali a Brusciano, hanno condiviso con i protagonisti ogni emozione nel magnifico scenario notturno di Napoli e di Castel dell’Ovo, suggellando con un brindisi la Bellezza, l’Arte, la Cultura e la Sincerità, valori fondanti di ogni interazione sociale e personale.
Venerdì 12 novembre 2021 alle ore 17:00 presso la sala Delle Carceri di Castel dell’Ovo a Napoli, nel contesto della rassegna artistica patrocinata dal Comune di Napoli e organizzata da “Ritmartelab”, “Salotto culturale tematico” e “Associazione Cristo Rivelato” a corredo della mostra personale “Domenico Sepe, la materia e l’eterno: l’Arte svelata”, a cura di Daniela Marra, sarà presentato il libro “Cantico dei Cantici” di Slobodanka Ciric;tavole interlocutorie figurative e copertina di Mila Maraniello; editore La Città del Sole; prefazione del Professore Pasquale Giustiniani; contributi di Deborah Di Bernardo e Daniela Marra.
Dialogherà con le autrici il giornalista e sociologo Giuseppe Giorgio.
Spazi intimi di bellezza
tra spasmo e desiderio.
Avverto dentro di me,
la sua paradisiaca presenza;
chiudo gli occhi per vederlo,
e mi volto lentamente.
La sua voce è calda e suadente…
Napoletana d’adozione, artista poliedrica, scrittrice e performer, Slobodanka Ciric è nata in Serbia. Affermatasi, giovanissima, come una delle più conosciute paroliere dei più importanti musicisti jugoslavi, la sua immigrazione in Italia ha coinciso con l’aggressione alla Jugoslavia del 1991, ed il dolore provato, l’ha spinta a farsi portavoce del suo popolo, delle fasce sociali più deboli nonché degli emarginati di Napoli. Autrice di diverse pubblicazioni, la Ciric ha ottenuto numerosi riconoscimenti tra cui il Premio Regionale “Caputo Brut”, il Premio Internazionale “Città di Venezia”, il Premio Speciale “Eudonna”.
“Turrita”, a dir di suo zelo e ardor,
prima fu a sentir la voce
e a la novella nuntiare con gioioso fervor.
“L’incontro di Maria Maddalena con il Risorto”
“L’incontro di Maria Maddalena con il Risorto”
7 novembre 2021 ore 11:30, Sala Delle carceri di Castel dell’Ovo – Napoli
Una Maria Maddalena emozionante e lacrimosamente appassionata quella interpretata dall’artista “serbo napolitana” e performer Slobodanka Ciric ne “L’incontro di Maria Maddalena con il Risorto”, performance da Lei ideata e scritta che si è tenuta alla sala Delle carceri di Castel dell’Ovo a Napoli, in occasione della presentazione dell’opera scultorea Cristo Rivelato di Domenico Sepe, nel contesto della mostra “Domenico Sepe, la materia e l’eterno: l’Arte svelata”, a cura di Daniela Marra.
Nelle vesti di Simon Pietro, un più che convincente Pietro Mingione, alla sua prima performance. Soavi le note del violino di Daniela Trionfante che hanno contribuito in maniera eccelsa a rendere la location ancora più suggestiva.
Alla performance sono seguiti gli interventi del Sindaco di Brusciano Giacomo Romano, che ha sottolineato l’importanza dell’Arte e della Bellezza quali espressioni di Cultura e di nuovi orizzonti da offrire alle giovani generazioni fin dall’età scolare, nonché “ponte” tra i diversi territori in un’ottica condivisa di un nuovo domani; di Daniela Marra, museologa e critica d’arte curatrice della mostra, che nell’occasione ha recitato dei versi da Lei composti e dedicati; e di Domenico Sepe, il “demiurgo” della materia e del suo eterno, che ha per la prima volta rappresentato il Cristo con grande drammaticità “nell’atto di alzarsi, non più sofferente, ma non ancora sorridente”, come ha precisato la curatrice Marra in occasione del vernissage dello scorso 30 ottobre. Ospite d’eccezione, Giuseppe Reale, Direttore del Complesso Monumentale di S. Maria La Nova di Napoli.
Garbato moderatore, il giornalista e sociologo Giuseppe Giorgio. Il mecenate Ciro Ciccone e sua moglie Maddalena Russo hanno partecipato all’evento insieme ad un nutrito gruppo di amici, insegnanti e piccoli amanti dell’arte, a testimonianza di una realtà, Brusciano, che si “illumina” nel segno della Cultura e della Bellezza.
Patrocinata dal Comune di Napoli, la mostra “Domenico Sepe, la materia e l’eterno: l’Arte svelata”, a cura di Daniela Marra. sarà visitabile tutti i giorni dalle 9:00 alle 18:00 fino al 22 novembre 2021 – previa prenotazione al link http://ingressi.comune.napoli.i
"La pagherete tutti! Voi, i vostri figli, i vostri nipoti. La pagherete tutti!"
“Svi ćete platiti za to! Vi, vaša deca, vaši unuci. Svi ćete to platiti!”
Slobodanka Ciric l’artista “serba napolitana” interpreta Maria ‘a rossa, la strega di Port’Alba al Museo delle Torture di Napoli.
Suspense, sortilegi serbi e napoletani, mito e leggenda, ma anche divertimento e simpatia, hanno colorato la sera dello scorso 31 ottobre al Museo delle Torture in Napoli, Vico Santa Luciella, 18, l’interpretazione di “Maria ‘a rossa, la strega di Port’Alba” proposta dalla poliedrica artista e performer “serba-napolitana” Slobodanka Ciric, che ha incuriosito e divertito i visitatori con una performance espressa a tratti in serbo, a tratti in napoletano ed a tratti i italiano.
Ambientata nel 1625, nella Napoli del vice regno spagnolo, al Largo delle Sciuscelle, l’odierna Port’Alba, la leggenda narra la storia di Maria la rossa (Maria ‘a rossa), una bella ragazza dai capelli rossi apprezzata e molestata per la sua bellezza da tutti gli uomini “pure ‘o Vescovo se n’accurgette e nu juorno…” e oggetto di invidia e maldicenze da parte di tutte le donne che l’accusavano di essere una strega “‘na janara” ed un’ammaliatrice.
Una sera, all’improvviso, mentre Maria passeggiava con il suo sposo Michele nei pressi della loro casa al Largo delle Sciuscelle, vicino alla fontana che lì nei pressi faceva da ristoro per i viandanti e da luogo di ritrovo, rimase vittima di un sortilegio, perdendo per sempre il suo amore. In preda alla disperazione, cominciò così lei stessa a diffondere la voce di essere una strega, dispensando consigli e suggerendo sortilegi e pozioni magiche alle moltissime persone – soprattutto donne – che le si rivolgevano appositamente.
“... uzmi odsečeno krilo slepog miša i uveče neparnih dana po tri puta pogledaj voljenu osobu kroz krilo...” “…prendi l’ala tagliata di un pipistrello e nelle sere dei giorni dispari, per tre volte, guarda l’amato o l’amata attraverso l’ala…”
Un brutto dì però, Maria ‘a rossa, senza che neanche uno dei tanti che a Lei si erano rivolti per “consigli”, sortilegi o pozioni la difendesse, fu arrestata e condannata per stregoneria: rinchiusa in una gabbia sotto l’arco di Port’Alba, fu lasciata penzoloni a morire di fame e di sete.
Dopo giorni di maledizioni e anatemi continui “La pagherete tutti! Voi, i vostri figli, i vostri nipoti. La pagherete tutti!” “Svi ćete platiti za to! Vi, vaša deca, vaši unuci. Svi ćete to platiti!” “Avete passa’ tanta guaje, ma tanta guaje, ma tanta guaje, ch’avete murì comme mò mor’ je”, Maria ‘a rossa morì.
Tutt’oggi c’è chi dice che di notte pianga e vaghi senza pace per via Port’Alba alla ricerca del suo amore perduto.
"La pagherete tutti! Voi, i vostri figli, i vostri nipoti. La pagherete tutti!"